Sei distaccato all'estero? Stipendio va equiparato a quelli del paese in cui lavori. L'Ue dice stop al dumping sociale

Raggiunto un accordo sulla riforma della direttiva europea sui lavoratori distaccati. Affermato il principio della parità di salario per coloro che operano nello stesso Stato membro dell'Unione e svolgono le stesse mansioni. Tra i settori più interessati dalle nuove norme quello dei trasporti

Il tuo capo ti ha distaccato in un altro paese Ue dove i salari sono più alti? Ebbene, a breve, se sei distaccato da più di 18 mesi, il tuo stipendio dovrà essere adeguato, ricevere rimborsi aggiuntivi per le spese di viaggio e di alloggio e godere degli stessi benefit sociali dello Stato membro in cui ti trovi. E' quanto hanno deciso le tre istituzioni europee (Parlamento, Commissione e Consiglio), che hanno raggiunto uno storico accordo sulla riforma della direttiva sui lavorarori distaccati. 

Chi riguarda la nuova legge

Per capire la portata della riforma, bisogna guardare ai dati. A oggi, ci sono 2 milioni di lavoratori che ogni anno vengono distaccati in un altro paese membro dell'Ue. Il 42% lavora nel settore dei trasporti, il 21,8% nella manifattura e il 12% nei servizi sociali.  Il boom si è avuto con la crisi e l'allargamento dell'Unione: molte imprese di un determinato Stato membro, dove i salari sono più bassi, hanno cominciato a operare in un altro paese Ue, dove il costo della vita è più alto, sfruttando le scappatoie legali e un costo del lavoro decisamente inferiore. Un fenomeno di concorrenza sleale in rapida crescita: tra il 2010 e il 2015 i lavoratori distaccati nell'Ue sono aumentati del 41,3%. La maggior parte proviene da paesi dell'Est come la Polonia. La Germania e la Francia sono tra i paesi che invcece accolgono più lavoratori distaccati. I lavoratori distaccati italiani erano 91mila nel 2015 contro i circa 40mila del 2011. Le mete preferite sono Svizzera, Germania, Francia e Austria. In Italia, invece, ci sono quasi 60mila distaccati, soprattutto nei settori delle costruzioni e della manifattura.

Lo "storico" accordo

A questo fenomeno, l'Europa dice ora basta. L'accordo raggiunto dopo "intensi negoziati" afferma il principio della parità di stipendio a parità di luogo di lavoro e di tipologia di occupazione. Lo hanno annunciato la commissaria europea al Lavoro Marianne Thyssen, le correlatrici del Parlamento Elisabeth Morin-Chartier e Agnes Jongerius, insieme alla viceministra del Lavoro bulgara Zornitsa Roussinova, che hanno trattato nel trilogo, il negoziato interistituzionale previsto dalla procedura legislativa Ue. "Crediamo - hanno detto in una nota congiunta - che il pacchetto di proposte concordate sia equilibrato. Il possibile accordo stabilisce il principio di uguale salario per uguale lavoro svolto nello stesso luogo, fornendo maggiore garanzia giuridica sia ai lavoratori che ai datori di lavoro". 

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Cosa prevede la rifoma

Secondo l'accordo, gli stipendi dei lavoratori distaccati per un periodo superiore ai 18 mesi dovranno rispettare i livelli salariali stabilit dai contratti collettivi del paese in cui si è stati inviati. Anche tredicesime ed eventuali forme di sostegno al reddito dovranno essere adeguate. Inoltre, i costi di viaggio e alloggio vanno rimborsati al di là dello stipendio e non, come succede in molti casi, considerati "parte" del salario. 

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