Link tax, Di Maio e il Garante della privacy contro la proposta di legge Ue

Il ministro del Lavoro attacca la bozza di riforma del diritto d'autore presentata da Bruxelles. Dubbi anche di Soro. Al centro della polemica, l'obbligo di remunerazione degli editori per ogni articolo o contenuto multimediale che viene condiviso sui social

"La rete sta correndo un grave pericolo. E il pericolo arriva direttamente dall'Europa e si chiama riforma del copyright". A lanciare l'allarme è il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, che in un lungo articolo sul Blog delle Stelle punta il dito sul testo di riforma delle leggi sul diritto d'autore presentato dalla Commissione europea nel 2016 e in questa settimane in votazione al Parlamento Ue, dove ha ricevuto un primo ok dalla commissione Affari legali. Al centro della polemica di Di Maio c'è in particolare l'articolo che introduce l'obbligo di remunerazione per ogni contenuto che viene condiviso sul web nei confronti di chi ne detiene i diritti, la cosiddetta link tax

"La scorsa settimana - afferma Di Maio - nonostante i nostri eurodeputati abbiano provato ad opporsi in tutti i modi, è passata (in commissione Affari legali del Parlamento europeo, ndr) una linea che maturava dopo almeno due anni di contrattazioni. Vogliono mettere il bavaglio alla rete inserendo la cosiddetta link tax, ovvero un diritto per gli editori di autorizzare o bloccare l'utilizzo digitale delle loro pubblicazioni. E, soprattutto, vorrebbero garantire un controllo ex ante sui contenuti che i cittadini vogliono condividere. Praticamente deleghiamo a delle multinazionali che spesso nemmeno sono europee, il potere di decidere cosa debba essere o meno pubblicato".

Ecco cosa dice il testo di riforma Ue del diritto d'autore

Sulla proposta di legge è intervenuto anche il Garante della Privacy italiano, Antonello Soro: "C'è il rischio di una distorsione del sistema informativo che potrebbe cambiare la natura di Internet, perché affiderebbe le informazioni accessibili al gestore della piattaforma", ha detto. 

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Il testo, dopo l'ok risicato della commissione Affari legali, sarà messo al voto della plenaria del Parlamento europeo del 2-5 luglio a Strasburgo. 

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