"Siamo discriminati dall'Italia". I lettori stranieri nelle nostre Università reclamano alla Ue parità di trattamento

In barba a 20 anni di lotte e 6 sentenze della Corte Ue, l'Italia discrimina ancora circa 200 lettori stranieri. Per quelli di lingua britannica si apre anche il fronte della Brexit

ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

La battaglia di una vita contro la discriminazione ed anche la petizione più vecchia mai aperta nella Ue. E' da 20 anni che David Petrie, un britannico lettore di lingua e letteratura inglese all'Università degli Studi di Verona, porta avanti la sua guerra e quella di altri 200 lettori di lingua straniera che nel Belpaese non sono equiparati ai loro pari italiani, il tutto in barba a 6 sentenze della Corte di Giustizia Ue.

Si apre anche il fronte Brexit

E ora la battaglia si arricchisce di un altro episodio, con una nuova audizione presso la Commissione Petizioni del Parlamento Ue che ha deciso di non far morire la richiesta avanzata nell'ormai lontano 1998 e non ancora recepita dall'Italia. E si arricchisce anche di un altro fronte:  gli eurodeputati hanno infatti deciso di coinvolgere anche i colleghi che si stanno occupando della Brexit, perchè lo status dei lettori britannici nelle università italiane venga affrontato durante i negoziati.

"Discriminazione basata sulla nazionalità"

Petrie, presidente dell'Alisi, l'Associazione lettori di lingua straniera in Italia, lamenta che lui e gli altri lettori stranierri siano equiparati a tecnici senza poter accedere al trattamento giuridico ed economico dei docenti e che guadagnino meno dei loro pari italiani. "E' una discriminazione basata sulla nazionalità che riguarda la formulazione dei contratti, l'accesso al lavoro, l'uguaglianza dei salari e la previdenza" spiega Petrie, evidenziando che la situazione "è già stata portata davanti alla Corte di giustizia Ue sei volte, e ogni volta i giudici ci hanno dato ragione".

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Secondo Petrie, ancora quasi 200 lettori di lingua straniera in tutta Italia non guadagnano quanto dovrebbero. "La giornata di oggi è positiva", conclude Petrie, perché il Paramento Ue ha mantenuto aperta la petizione "storica" sollecitando l'esecutivo europeo a valutare le recenti disposizioni approvate dall'Italia che puntano a regolare la situazione una volta per tutte.
 

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