Conti, tra Ue e Italia tregua finita: "Inaccettabile deficit 2020 al 3,5%"

Tria a Bruxelles: “Stabilizzare il debito coincide con gli interessi italiani”. Moscovici ricorda gli impegni presi da Roma e non esclude “misure fiscali”

Il “dossier Italia” continua a preoccupare le istituzioni europee di controllo del bilancio degli Stati. E archiviati i complimenti dell’Eurogruppo per l’accordo raggiunto da Roma e Bruxelles per evitare l'avvio di una procedura per deficit eccessivo, nel corso della riunione tra ministri delle finanze dei Paesi della zona euro è subito ripreso il tamtam sui conti pubblici del Belpaese, di nuovo sotto la lente d’ingrandimento della Commissione europea. Il ruolo del “poliziotto cattivo” è interpretato, ancora una volta, da Pierre Moscovici, che ha richiamato l’Italia al rispetto degli impegni presi, anche a costo di introdurre “misure fiscali”. 

“Esamineremo la bozza di progetto di bilancio al momento opportuno, dopo il 15 ottobre - ha messo le mani avanti il commissario per gli Affari economici - ma nei suoi impegni il Governo è stato abbastanza chiaro”. Il politico francese ricorda che lo scorso aprile le autorità italiane si erano impegnate a rispettare il tetto del deficit al 2,1%. Un dato molto lontano dagli studi della Commissione: “Abbiamo previsto un deficit al 3,5% e questo non rientrerebbe nelle regole”, sottolinea il commissario. Un passivo di questo tipo, sentenzia Moscovici, “non sarebbe accettabile e porterebbe a un debito oltre il 135% del Pil”.

Più cauto nei toni, ma non nella sostanza, è il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno. Per l’ex ministro delle Finanze portoghese “la situazione complessiva del debito in Italia merita preoccupazione”. Ricordando il rispetto dei limiti di bilancio, Centeno auspica “di sapere dalle autorità italiane e dal mio collega Giovanni Tria l'impegno su questo”. 

“Nella messa a punto della legge di bilancio in autunno, l'Italia rispetterà le regole europee”, assicura il ministro delle Finanze Tria. “Stiamo facendo quello che dobbiamo fare per l'economia italiana, stabilizzando il debito”, ha sottolineato il ministro italiano. La politica del rigore nei conti, secondo Tria, non va rispettata “solo per rispondere all’Europa”, ma soprattutto perché “coincide con gli interessi italiani”.

“Quello che conta per me sono i saldi, non come ci si arriva”, taglia corto Moscovici, rispondendo alle domande dei giornalisti in conferenza stampa dopo la riunione. “Capisco che non si voglia alzare l'Iva, ma se non vogliono farlo devono esserci misure per compensare, in modo che la bozza di progetto di bilancio sia in linea con le regole”, dichiara il commissario paventando il rischio più temuto per cittadini e imprese, quello delle nuove tasse da pagare.

Sulla procedura d’infrazione appena conclusa, il francese avverte: “Non posso dire che questa sia l'ultima volta”. “L'Italia resta un Paese con la crescita debole, con un deficit che aumenta e un debito pubblico che ha continuato ad aumentare”, richiama Moscovici. “Spero che tutti abbiano compreso in Italia che è meglio dialogare insieme, rispettare le regole, piuttosto che essere in un confronto sterile e inutile”, ha concluso alludendo alle differenze di approccio alle istituzioni Ue interne all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. 

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