Mano cicala e più formica: all'Italia serve un "cuscinetto" contro i rischi del futuro

Lo dicono gli esperti dell'European Fiscal Board, organo che "consiglia" la Commissione Ue e i governi sulle politiche di bilancio e sull'applicazione del Patto di stabilità

Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz con il ministro dell'Economia e delle Finanze Giovanni Tria durante il loro incontro in una immagine pubblicata sul profilo Twitter del Mef. TWITTER MEF

La ripresa della zona euro, all'inizio fragile, si è trasformata in una solida espansione, ma i governi non ne stanno approfittando per preparare le loro finanze per il futuro. Specialmente i Paesi ad alto debito, come l'Italia, devono fare di più per costruirsi un buffer (cuscinetto) di bilancio perché nel 2007, quando scoppiò la crisi, non ne avevano abbastanza. La raccomandazione arriva dallo European Fiscal Board, il gruppo di esperti che "consiglia" la Commissione Ue e i governi sulle politiche di bilancio e sull'applicazione del Patto di stabilità.

Secondo gli esperti, che lo scorso anno misero in guardia da un'applicazione troppo flessibile del Patto perché rendeva le regole incerte e meno trasparenti, non bisognerebbe stralciare del tutto la flessibilità. Ma bisogna prendere atto che "non siamo più" nella fase in cui c'era bisogno di dare sostegno ai governi che volevano incentivare la domanda perché l'economia era ancora fragile.

"L'espansione attuale offre un'opportunità chiara per creare buffer di bilancio", scrivono gli esperti, che suggeriscono di incorporare "l'espansione solida" nei requisiti di aggiustamento di bilancio. Ovvero, renderli più restrittivi e quindi trasformare l'attuale 'fiscal stance' neutrale dell'Eurozona in una maggiormente e apertamente restrittiva.

La posizione del Parlamento europeo

Se l'European Fiscal Board chiede, in sostanza, di proseguire lungo il cammino del rigore dei conti, il Parlamento Ue chiede invece più solidarietà interna tra gli Stati membri attraverso: una capacità fiscale costituita dal Meccanismo europeo di stabilità (ESM) e una specifica capacità di bilancio supplementare per la zona euro, finanziato dai suoi membri, come parte del bilancio Ue; un fondo monetario europeo (che dovrebbe svilupparsi gradualmente al di fuori dell’ESM), con capacità di prestito adeguate e con un mandato ben definito per assorbire gli shock economici; un codice di convergenza, ossia cinque anni per soddisfare i criteri di convergenza in materia di fiscalità, mercato del lavoro, investimenti, produttività e coesione sociale. 

Ma il problema della condivisione dei rischi, come sottolineano soprattutto Germania e Olanda, non puo' arrivare prima che i paesi ad alto debito come il nostro non "riducono" questi rischi. Proprio quello che chiede l'European Fiscal Board.

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