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Domenica, 28 Novembre 2021
Lavoro

La Brexit causa un crollo del commercio britannico: meno 68% di esportazioni

È la denuncia delle associazioni degli autotrasportatori che non riescono a far fronte alla nuova burocrazia imposta dal ritorno delle dogane. Ma il governo: "Non riconosciamo queste cifre"

La Brexit è stata una catastrofe per le imprese britanniche, che stanno facendo più fatica del previsto ad adattarsi alle nuove norme e al ritorno dei controlli alla dogana. E così nel primo mese dal divorzio dall'Unione europea le esportazioni dal Regno Unito sono crollate addirittura del 68% rispetto al gennaio dello scorso anno.

Crollo nelle esportazioni

È la denuncia che arriva dalla Road Haulage Association (Rha), un'associazione internazionale di autotrasportatori, dopo un sondaggio tra i suoi membri. Secondo quanto rivelato dall'Observer in una lettera indirizzata lo scorso primo febbraio a Michael Gove, il responsabile del governo di Boris Johnson per la preparazione alla Brexit, il leader dell'associazione, Richard Burnett, avrebbe anche sottolineato che in passato le aziende avevano avvertito l'esecutivo dei loro timori, chiedendo di aumentare considerevolmente il numero di agenti doganali per aiutare le imprese a fronteggiare la nuova burocrazia, ma senza ricevere alcuna risposta. "Trovo profondamente frustrante e fastidioso che i ministri abbiano scelto di non ascoltare l'industria e gli esperti", ha detto al quotidiano britannico Burnett, secondo cui ci vorrebbero almeno altri 40mila agenti doganali in più rispetto agli attuali 10mila per far filare liscio il commercio.

Il governo smentisce (e viene smentito)

Da parte sua il governo ha smentito le cifre. "Non le riconosciamo affatto", ha detto un portavoce dell'esecutivo, aggiungendo: "Sappiamo che ci sono alcuni problemi specifici e stiamo lavorando con le aziende per risolverli". "Grazie al duro lavoro svolto da autotrasportatori e commercianti per prepararsi alla fine del periodo di transizione della Brexit, non ci sono code ai confini e le interruzioni al flusso di merci sono state finora minime e i movimenti di beni sono ormai vicini alla normalità livelli, nonostante la pandemia Covid-19", a rivendicato ancora. Ma al Guardian Richard Ballantyne, amministratore delegato della British Ports Association, ha affermato che le cifre di cui parlano gli autotrasportatori sarebbero "ampiamente in linea" con la sua esperienza dal nuovo anno.

L'inferno dantesco

Sebbene l'accordo commerciale stipulato tra Londra e Bruxelles non preveda tariffe nel commercio, per la quasi totalità delle merci, sono comunque tornate alcune barriere non tariffarie visto che il Regno Unito ha deciso di uscire dall'Unione doganale. Per questa ragione gli autotrasportatori hanno dovuto affrontare un forte aumento delle pratiche burocratiche, principalmente dichiarazioni doganali, che complicano il commercio e rallentano il flusso delle merci, al punto tale che Make UK, associazione che rappresenta i produttori britannici, ha parlato di “inferno dantesco” per definire lo stato delle cose. Ad esempio uno dei problemi principali al momento è il nuovo requisito delle regole di origine secondo cui delle merci deve essere documentata la loro provenienza e anche quella dei loro eventuali componenti. Un macchinario può essere prodotto in Inghilterra ma con componenti cinesi ad esempio, e in quel caso può essere sottoposto ad alcune tariffe. Tutto questo va specificato nelle dichiarazioni doganali e controllato, aumentando tempi e costi del commercio. "Per chiarezza, la situazione attuale non dovrebbe essere considerata una conseguenza del Covid-19", ha sostenuto la Rha secondo cui "semmai, l'assenza della pandemia avrebbe peggiorato le cose, perché i volumi sarebbero stati maggiori".

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