Covid e Brexit, perché il virus mutato è un assaggio di No Deal per il Regno Unito

La Francia ha chiuso i confini non solo ai viaggiatori ma anche ai camion, in uno scontro che sembra andare oltre le semplici precauzioni sanitarie e che lancia una avvertimento sulla necessità di trovare un accordo sulla Brexit. E Londra offre un compromesso sulla pesca

Foto Ansa EPA/NEIL HALL

Da giorni il regno Unito sta avendo un assaggio come potrebbe essere la vita al di fuori dell'Unione europea in caso di No Deal. Nel Kent, nell'Inghilterra meridionale, si sono formate code di oltre otto chilometri di camion diretti in Europa. Il caos era nato inizialmente perché oltre al traffico più intenso dovuto al Natale sono anche aumentate le richieste di merci da imprese che stanno accumulando grandi stock di beni non deperibili prima della scadenza del periodo di transizione, previsto per il prossimo 31 dicembre. La paura è che i prezzi potrebbero aumentare da gennaio se non ci sarà un accordo sulla Brexit. Come se non bastasse il Paese è isolato da ieri con circa 40 Stati che hanno deciso di proibire gli ingressi dal Regno Unito per provare a fermare la diffusione del nuovo ceppo mutato di coronavirus, che è più contagioso ma per fortuna non più pericoloso.

Confine chiuso

E la Francia domenica ha disposto uno stop anche ai camion che trasportano merci attraverso la Manica, aggravando una situazione già complicata nella zona di Dover. Boris Johnson ha telefonato a Emmanuel Macron per provare a superare l'impasse nel più breve tempo possibile. Un colloquio “eccellente” lo ha definito il britannico, che ha permesso di trovare un accordo su un sistema di test e controlli rafforzati sulle persone che attraversano il confine che dovrebbe far partire il traffico normale a breve. Con la fine del periodo di transizione previsto per il 31 dicembre, tra soli nove giorni, l'isolamento in cui è stato messo il Regno Unito è sembrato quasi una strategia europea per fare pressione su Londra. “Non vi è alcuna decisione dell'Ue che imponga un divieto di viaggio”, in Gran Bretagna, e “le restrizioni ai viaggi sono una competenza nazionale e l'Ue sta lavorando per un approccio Ue coordinato”, hanno chiarito però fonti del Consiglio Ue a Bruxelles.

Tempi stretti per un accordo

Fatto sta che le pressioni su Londra affinché ceda finalmente alle richieste di Bruxelles aumentano. È “imperativo” che Londra chieda un'estensione del periodo di transizione, ha intimato la premier scozzese, Nicola Sturgeon. Ma Johnson come sempre ha fatto il duro assicurando che il Paese “prospererà enormemente” con la Brexit “qualsiasi cosa succeda”. Però ieri sera è arrivata proprio da Londra l'offerta che potrebbe sbloccare definitivamente le trattative e metterle su un piano in discesa, rendendo l'accordo possibile entro la fine dell'anno, o anche a Natale.

Compromesso sulla pesca vicino

Il negoziatore britannico, David Frost, avrebbe messo sul tavolo la richiesta di riduzione di solo il 35 per cento delle quote europee di cattura nei mari britannici, una cifra molto più bassa dell'ultima richiesta che era stata del 60 per cento, per non parlare di quella iniziale che era dell'80. Visto che Bruxelle si era detta pronta a rinunciare a un 25 per cento il gap ormai è davvero piccolo e L'Ue ha ora la palla nel suo campo e deve mostrare di voler raggiungere un'intesa. I britannici avrebbero anche accettato un periodo di 'fase out' di cinque anni per evitare un'entrata in vigore brusca dei cambiamenti. L'altro scoglio, su cui però le distanze ora sono minime, è il level playing field, le regole per assicurare una parità di concorrenza delle imprese anche in futuro.

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