Perché il Coronavirus rischia di mandare l'Italia in recessione

Commissione e Moody's hanno lanciato l'allarme e Banca d'Italia stima una riduzione del Pil di oltre lo 0,2%. Ecco perché

Negozi chiusi per il coronavirus - foto Ansa Matteo Corner

Sia la Commissione europea che Moody's hanno lanciato l'allarme su un possibile rischio recessione in Italia come conseguenza dell'impatto del coronavirus sull'economia. Per l'agenzia di rating lo scoppio dell'epidemia pesa sulle "già deboli prospettive di crescita dell'economia italiana e aumenta il rischio che il Paese scivoli nella recessione".

Lo studio

Ma perché questo rischio? Uno studio dell'agenzia di valutazione del credito DBRS Morningstar spiega che “il rallentamento globale dell'economia, le misure imposte al paese e basandosi sull'assunto che è improbabile che i timori del pubblico riguardo al virus diminuiscano rapidamente, incidendo negativamente sui consumi, l'Italia potrebbe benissimo sperimentare una recessione tecnica, che vuol dire due trimestri consecutivi di crescita negativa”. “Se limitato a uno shock temporaneo di domanda” è “improbabile che ciò abbia implicazioni durature per l'economia italiana”, afferma l'agenzia, precisando però che “la natura imprevedibile dei modelli di trasmissione globali sembra suggerire almeno un certo rischio di uno shock della domanda più profondo e più duraturo”, con conseguenze più gravi per il nostro Paese.

Esportazioni e turismo

Dato che lo Stivale è molto integrato nella catena manifatturiera europea e anche per quanto riguarda il turismo, di cui si prevede un freno, se non addirittura uno stop nei casi più gravi, “il già negativo impatto della debolezza della domanda estera è ora accompagnato dal rischio di rallentamenti prolungati e diffusi”.

Colpite le Regioni più ricche

Inoltre a preoccupare è il fatto che le zone più colpite dal virus sono la Lombardia e il Veneto, che sono “la macchina della crescita italiana”, in quanto producono “complessivamente oltre il 30% del valore aggiunto lordo del Paese e sono leader nell'esportazione di beni, rappresentando oltre il 40% delle esportazioni totali italiane”, nonché “circa il 28% dell'occupazione totale nel Paese”.

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La risposta delle autorità

Adesso per l'agenzia le autorità italiane si trovano a dover affrontare il difficile compito di ridurre i contagi, ma anche evitare che si diffonda il panico con conseguenze sulla congiuntura economica. “Anche se è presto per fare stime precise sull’impatto dell’epidemia, consideriamo le proiezioni incluse nel Documento programmatico di bilancio 2020 di una crescita del Pil dello 0,6% su base annua molto ambiziose. Secondo il governatore della Banca d’Italia, i contraccolpi potrebbero superare lo 0,2%”, conclude la DBRS.

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