Coronavirus, no aiuti a imprese con sede in paradisi fiscali: la decisione della Danimarca

Copenhagen ha annunciato che le società che pagano dividendi, riacquistano azioni proprie o sono registrate in giurisdizioni fiscali offshore non potranno beneficiare di nessun sostegno dallo Stato

Con una decisione adottata nel fine settimana, il Governo danese ha fatto sapere di aver esteso la durata dei suoi programmi di aiuto alle imprese e ai lavoratori in difficoltà per colpa del coronavirus. Per quanto il Paese scandinavo sia stato colpito dalla pandemia in misura inferiore rispetto ad altri Stati Ue, tanto che il Governo ha già deciso di far tornare i bambini a scuola, la crisi economica ha colpito anche il tessuto produttivo nazionale. Da qui la decisione di aumentare il budget degli aiuti di circa 100 miliardi di corone danesi, equivalenti a circa 13,5 miliardi di euro. 

Imprese escluse dall'intervento

Destinata a far discutere è la decisione di escludere una serie di aziende dal piano di aiuti. A non poter beneficiare del sostegno dello Stato saranno, innanzitutto, le imprese che pagano le imposte nei paradisi fiscali pur operando in Danimarca. Escluse dall’intervento sono anche le società che, nonostante la crisi, stanno continuando a pagare dividendi ai propri soci e persino quelle che riacquistano le proprie azioni

L'emissione di bond danesi

A finanziare gli aiuti statali, che contando il nuovo stanziamento arriveranno a un totale di circa 387 miliardi di corone (oltre 50 miliardi di euro), sarà una nuova emissione di titoli di Stato. Il ministro delle Finanze, Nicolai Wammen, ha infatti dichiarato all'emittente TV2 che la Danimarca, che vanta un rating AAA, prevede di finanziare parzialmente nuove misure emettendo nuovi bond del tesoro. 

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