Domenica, 25 Luglio 2021
Lavoro

Marchi falsi su Amazon e Facebook, i big della moda chiedono aiuto all'Ue

La Commissione europea lavora per regolamentare il ‘far west’ digitale che permette alle grandi piattaforme di arricchirsi anche con i prodotti falsi

A Bruxelles sarebbe in corso una sfida tra lobbisti divisi in due differenti fazioni aventi obiettivi contrapposti. Le organizzazioni di rappresentanza dei marchi importanti della moda - come Louis Vuitton, Chanel e Nike - starebbero, infatti, chiedendo alla Commissione europea di mettere fine all’impunità delle piattaforme di compravendita online sulle quali è possibile acquistare prodotti contraffati. Dall’altra parte della barricata ci sarebbero invece le grandi piattaforme digitali, a partire da Amazon e Facebook (che ormai fa parte delle ‘big’ anche nel settore e-commerce), determinate a salvaguardare il principio che gli ha permesso di prosperare.

Le regole attuali

Nell'Unione europea, le piattaforme digitali non sono infatti legalmente responsabili dei contenuti caricati dagli utenti. Un principio che vale per le opinioni espresse e che permette, ad esempio, a Twitter di non rispondere di incitamento all’odio ogni volta che suo un utente condivide contenuti violenti contro una determinata categoria di persone. Ma allo stesso tempo si tratta di un ‘ombrello’ legale che evita alle piattaforme di e-commerce di andare incontro a sanzioni quando qualcuno vende online prodotti contraffatti.

I piani di Bruxelles

Secondo alcuni osservatori, lo status quo avrebbe i mesi contati. La Commissione europea starebbe infatti preparando un testo, da proporre entro la fine dell’anno, per ‘responsabilizzare’ le imprese digitali anche sul fronte della lotta alla contraffazione. A convincere l’esecutivo europeo, secondo alcune testate internazionali, sarebbe stata la crisi del coronavirus, che ha messo in luce le truffe e i prodotti contraffatti in circolazione sui mercati online anche grazie all’incremento del giro d’affari dell’e-commerce.

Gli sforzi dell'e-commerce

Le piattaforme affermano comunque di aver intensificato gli sforzi per combattere il fenomeno. Un portavoce di Amazon ha dichiarato che la società ha investito in prevenzione di attività illecite “oltre 500 milioni di dollari nel 2019” e che conta “oltre 8mila dipendenti” assunti con il compito di “proteggere il mercato da frodi e abusi”. Facebook rivela invece che nella seconda metà del 2019, la società ha rimosso 490mila contenuti in risposta a circa 50mila segnalazioni di contraffazione presentate. Impegni dello stesso tipo sono stati rimarcati pubblicamente dal cinese Alibaba, che ha affermato di collaborare con i marchi dell’industria della moda per condividere le conoscenze sul fenomeno criminale e aver adottato una strategia ‘aggressiva’ nei confronti dei responsabili. Sforzi certamente apprezzati dal mondo della moda, che però continua a spingere per una regolamentazione del settore, come fatto recentemente in difesa del diritto d’autore con la direttiva Copyright

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