Il Pd contro la Commissione Ue: no all'acciao cinese a dazio zero

Pechino producendo in Indonesia, Paese che gode di un regime privilegiato, riesce a raggirare le regole comunitarie. Il vicepresidente del Parlamento Ue Sassoli critica anche Di Maio: “La sua inerzia rischia di danneggiare un settore strategico per l'Italia”

© European Union

C'è un “vento asiatico rischia di travolgere l'industria italiana dell'acciaio inossidabile”, uno “tsunami” che “chiama in causa il governo italiano e la Commissione europea, a causa di scelte sbagliate e di ritardi causati da indifferenza e superficialità” e che “sta passando senza turbare il ministro dello Sviluppo economico”, Luigi Di Maio. È il j'accuse di David Sassoli, vicepresidente del Parlamento europeo in quota Pd, che in una interrogazione alla Commissione ha messo in discussione la scelta di togliere i dazi dalle importazioni di acciaio indonesiano che nei fatti, grazie a un trucco e a errori di calcolo, starebbe causando una invasione in Europa di quello cinese.

Il trucco della Cina

Come racconta in un intervento sull'Huffington Post Sassoli, per capire le origini del problema bisogna tornare al 2014 quando il governo indonesiano decise di bloccare l'esportazione di nichel di cui è il maggior produttore mondiale. La Cina, che aveva bisogno di quella materia prima, decise di aprire allora un grande stabilimento nel paese, per aggirare così il blocco e risparmiare anche sui costi di produzione. Ma allo stesso modo questo ha permesso a Pechino di aggirare anche le regole sulle importazioni dell'Ue.

L'aumento delle importazioni

“Il risultato economico è immediato: nel 2018, primo anno di attività, vengono prodotte più di 2 milioni di tonnellate di acciaio inox. Per un raffronto sommario, l'Italia ne produce circa 1,5 milioni di tonnellate e l'Europa 7,4”, afferma Sassoli, che punta il dito contro un pacchetto di misure di salvaguardia sui prodotti in acciaio, voluto da Bruxelles, in cui è stata inserita una clausola che consente ai paesi in via di sviluppo, che hanno una quota di importazione al di sotto del 3%, di poter esportare nell'Unione europea senza vincoli. “Per il calcolo di questa soglia è stato preso in considerazione il periodo luglio 2017-giugno 2018, quando la quota indonesiana era pari al 2,3%. Ma il boom in Indonesia avviene appunto nel 2018 e attualmente la quota di esportazione è del 30,7%”.

L'errore della Commissione

L'esponente del Pd parla quindi di un “grave errore compiuto dalla Commissione europea”, che “rischia di distruggere rapidamente il sistema industriale europeo”, e addirittura “secondo le previsioni fornite dai produttori italiani il comparto potrebbe collassare entro la prossima estate”, con le acciaierie di Terni che “sarebbero ad alto rischio”. Per questo Sassoli fa propria la richiesta delle associazioni di categoria che hanno chiesto a Bruxelles di includere l'Indonesia nel campo di applicazione delle misure di salvaguardia, e quindi tornare a imporre dazi sulle sue importazioni di acciaio.

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L'attacco al governo

Sassoli critica anche il governo italiano e in particolare Di maio che, afferma, “sono stati per lungo tempi spettatori e la loro inerzia rischia di danneggiare un settore strategico per il nostro paese”, con “contraccolpi sull'occupazione che sarebbero devastanti”.

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