Per i ministri Ue le Cayman non sono più un paradiso fiscale

Rimosso dalla lista nera anche l'Oman. Protesta dei socialisti: "Scioccante escludere un Paese che applica un'aliquota pari a zero. Rivedere le norme per combattere evasione ed elusione". E accendere i fari anche sui regimi fiscali agevolati degli Stati dell'Unione

Una immagine delle isole Cayman

Per diverso tempo era stata "salvata" dalla blacklist nonostante i giornalisti investigativi dei Paradise Papers avessero scoperto che da lì, in triangolazione con Antigua e Bermuda, erano passati diversi miliardi di fondi sospetti, molto probabilmente frutto di operazioni di elusione ed evasione fiscale. Nel febbraio 2020, prima della pandemia, il cambio di rotta con l'inserimento nella lista nera. Una "punizione" durata poco, appena 7 mesi, dato che da oggi le isole Cayman non sono più un paradiso fiscale. Almeno secondo i ministri dell'Economia dei 27 Stati membri dell'Ue. 

La decisione è arrivata nel corso dell'Ecofin di Bruxelles e ha suscitato non pochi malumori. "Sono rimasto scioccato nell'apprendere che oggi i ministri dell'Ue hanno cancellato le Isole Cayman dalla lista nera dei paradisi fiscali - ha detto Pedro Marques, portavoce dei socialisti europei, il secondo gruppo parlamentare nell'emiciclo Ue - Le Isole Cayman offrono un'aliquota fiscale pari a zero, facilitando le aziende e i super ricchi a eludere le tasse. Chiaramente, i criteri Ue per l'inserimento nella lista nera dei paradisi fiscali non funzionano".

L'Ecofin, nella sua nota, spiega che la decisione è stata presa dopo aver volutato la bontà delle riforme attuate da Cayman e Oman. La blacklist Ue, nata nel 2017 sotto la spinta di una serie di scandali fiscali, prevede infatti che gli Stati inseriti nella lista possano uscire una volta approvata determinate misure. Nel caso delle Cayman, i ministri delle Finanze hanno ritenuto che le recenti riforme "sui fondi di investimento collettivo" siano sufficienti a fare di queste isole "una giurisdizione cooperativa". 

Le Cayman sono un territorio d'Oltremare del Regno Unito e il loro inserimento nella blacklist era stato letto come una ritorsione legata alla Brexit. Al suo posto, nella lista nera è stata inserita Anguilla, altro territorio britannico d'Oltremare situato nei Caraibi, che con Barbados porta a 12 i paradisi fiscali attualmente considerati come tali da Bruxelles (gli altri sono Figi, Guam, Palau, Panama, Samoa, Seychelles, Trinidad e Tobago, Isole Vergini americane e Vanuatu). 

Secondo Marques (e non solo lui), questo elenco è incompleto: "Alcuni dei paradisi fiscali più dannosi del mondo come Svizzera, Hong Kong o Jersey non sono mai entrati nella lista", denuncia. L'eurodeputato socialista chiede "una revisione dei criteri" con cui vengono inseriti o esclusi i Paesi dalla blacklist: "La decisione sulle Isole Cayman dimostra che dobbiamo includere indicatori economici più precisi per aiutare a identificare i paradisi fiscali", criteri come "un'aliquota fiscale minima effettiva". Inoltre, prosegue Marques, la procedura con cui i ministri Ue decidono chi inserire nella lista "manca di trasparenza: il gruppo Codice di condotta, incaricato di vagliare i paradisi fiscali, lavora a porte chiuse e solo pochissimi documenti sono disponibili al pubblico", spiega. Marques chiede anche che si prevedano "severe sanzioni". Infine, tocca un tasto dolente dell'Ue: "Vogliamo che la procedura di screening (sui paradisi fiscali, ndr) si estenda anche ai Paesi Ue. Anche con i deboli criteri oggi in vigore, alcuni Stati membri dovrebbero entrare nelle lista nera se non fossero esentati dal processo. Solo se teniamo in ordine casa nostra, l'Europa sarà un leader credibile in materia di giustizia fiscale" nel mondo. Parole che ricordano le critiche che l'Italia ha rivolto di recente all'Olanda, per esempio. 

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Contro la decisione dei ministri Ue si sono schierati anche ong impegnate sul tema della giustizia fiscale, come Oxfam: "I paradisi tolgono ai Paesi poveri e ricchi centinaia di miliardi in gettito perduto ogni anno, denaro che serve più che mai durante la pandemia. Ma invece di renderli responsabili, la Ue consente che i Paesi più aggressivi vengano rimossi dalla lista", si legge in una nota. Critico anche l'eurodeputato 5 stelle Piernicola Pedicini: "La decisione dell’Ecofin di rimuovere le Isole Cayman dalla lista nera dei paradisi fiscali è un regalo di Natale, fuori stagione, a grandi evasori e alla criminalità organizzata che li utilizza per riciclare il denaro sporco. Nelle Isole Cayman la tassazione sulle imprese è pari a zero e il Fondo monetario internazionale l’ha inserita tra i 10 spazi economici che drenano l’85% di tutti gli investimenti fantasma del mondo", dichiara Pedicini.

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