Venerdì, 30 Luglio 2021
Lavoro

Bruxelles "licenzia" l'Autorità bancaria europea: non fa abbastanza contro il riciclaggio

Secondo Politico, la Commissione Ue pensa a una nuova agenzia. Pochi giorni fa il duro atto d'accusa della Corte dei conti

La sede dell'Eba a Parigi

La Corte dei conti ha accusato la Commissione europea di fare troppo poco contro il riciclaggio di denaro sporco e i flussi di finanziamenti al terrorismo. E ha individuato nell'Abe, l'autorità bancaria europea, una delle cause di questo fallimento. Ecco perché la risposta di Bruxelles potrebbe essere proprio quella di sostituire l'Abe con una nuova agenzia antiriciclaggio. Lo scrive Politico sulla base di un documento contenente alcune proposte per migliorare la supervisione bancaria. 

Abe "licenziata"

Il piano dovrebbe essere pubblicato dalla Commissione europea il 20 luglio. L'intento è di esautorare l'Abe delle sue funzioni antiriciclaggio, creando un'agenzia ad hoc con maggiori poteri anche rispetto a quelli conferiti attualmente alla stessa autorità bancaria con sede a Parigi. La nuova agenzia, scrive Politico, "avrà poteri di vigilanza diretta sulle società finanziarie di tutta l'Unione europea, con il potere di imporre sanzioni pecuniarie anche dal valore di milioni di euro. Sceglierà le società da vigilare a seconda di quanto queste sono esposte a fondi illeciti attraverso attività transfrontaliere o clienti ritenuti rischiosi".

Gli scandali bancari

Una delle accuse mosse dalla Corte dei conti all'Abe è proprio quella di non aver indagato sugli istituti bancari a fronte di una serie di scandali che negli ultimi anni hanno colpito banche, anche importanti, in Danimarca, Estonia, Germania, Lettonia, Malta, Paesi Bassi e Svezia. La Corte ha preso in esame quattro casi, tutti nati da segnalazioni della Commissione, scoprendo che "l'Abe ha deciso di non indagare su due di esse, ma solo dopo molto tempo. In un caso, l’Abe si è attivata tempestivamente per raccogliere prove, ma poi non ha intrapreso ulteriori azioni per oltre un anno. Nell’altro caso, non si è adoperata in alcun modo per raccogliere elementi probatori. Alla fine, l’Abe ha risposto alla Commissione con una lettera pervenuta dopo 13 mesi in un caso e dopo 26 mesi nell’altro, concludendo che non vi erano prospettive concrete che l’Abe procedesse a un’indagine in materia di violazione del diritto dell’Unione alla luce della decisione in un caso precedente". 

Il caso danese

Il riferimento, scrive Politico, è al caso della Danske Bank, che ha riguardato Danimarca ed Estonia: l'Abe avrebbe deciso di non indagare su questo istituto nonostante le segnalazioni di fondi sospetti che passavano attraverso alcuni conti correnti. E' stata la stessa Danske Bank a rendere noto che circa 6mila clienti "non residenti" avevano incanalato circa 200 miliardi di euro attraverso la sua filiale estone tra il 2007 e il 2015. In un altro caso, in Lettonia, era stato addirittura il Tesoro Usa a dover intervenire per far emergere un flusso di denaro sporco legato alla vendita di armi in Corea del Nord. 

Le influenze nazionali

Fallimenti che, secondo la Corte, vanno legati anche alla composizione del consiglio d'amministrazione dell'Abe, composto dai rappresentanti delle autorità nazionali di vigilanza. Secondo le indagini condotte dalla Corte, "sono emerse tentate attività di lobbying nei confronti dei membri del consiglio dell'autorità di vigilanza in un periodo in cui stavano deliberando su un’eventuale raccomandazione circa una violazione del diritto Ue (ossia il caso della Danske Bank, ndr). Ciò indica che il massimo processo decisionale dell’Abe potrebbe aver risentito di interessi nazionali (conclusioni analoghe sono state tratte nella relazione della Corte sulle prove di stress condotte dall’Abe, pubblicata nel 2019)", scrive la Corte. Ecco perché un altro punto importante della proposta di Bruxelles riguarda proprio la governance della nuova struttura di vigilanza. Secondo Politico, il cda della nuova agenzia sarebbe "indipendente dai Paesi dell'Ue" 

Un lungo percorso

Le proposte della Commissione includono anche "un unico regolamento che la nuova autorità applicherà" con regole uniformi per i "controlli dei clienti, sui limiti di cassa e sui requisiti di segnalazione" valide in tutta l'Ue. La Commissione intende anche "migliorare il coordinamento tra le unità di intelligence finanziaria, gli hub nazionali che analizzano le segnalazioni delle banche e altre società che si occupano del contrasto delle attività sospette". Tutte misure richieste a lungo da ong ed esperti antiriciclaggio. L'unica nota negativa riguarda i tempi di attuazione: la nuova autorità entrerebbe in funzione non prima del 2026. Ecco perché secondo Karel Lannoo, del think tank Ceps, invece di inventare una nuova agenzia sarebbe più efficace "creare un team indipendente all'interno dell'Abe". Si vedrà: la proposta della Commissione dovrà del resto vedersela con Parlamento europeo e Stati membri prima di diventare realtà. Sempe che lo diventi.

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