Martedì, 21 Settembre 2021
L'analisi

Così Brexit e pandemia hanno colpito l'economia britannica: mancano lavoratori e materie prime

Alcuni settori come quelli degli allevamenti e della ristorazione fanno fatica a trovare il personale per portare avanti le loro attività: i britannici non vogliono fare i mestieri che un tempo facevano gli immigrati europei

Boris Johnson - foto Ansa EPA/Luke MacGregor

I sostenitori della Brexit avevano promesso che con l'addio all'Unione europea per il Regno Unito sarebbe iniziata una rinascita economica che avrebbe fatto la fortuna del Paese. Ma la realtà è che al momento il divorzio sta creando soltanto problemi ai britannici, complice anche il fatto che è avvenuto nel momento peggiore possibile, di fatto in contemporanea con la pandemia di coronavirus che ha messo in difficoltà le economie di tutto il mondo. Fatto sta che la nazione si sta trovando con pesanti carenze di manodopera in settori importanti come quello dell'ospitalità e della ristorazione ma anche della manifattura, delle costruzioni, degli allevamenti e dei trasporti merci, che stanno causando addirittura carenze di prodotti nei supermercati e di materie prime.

Le stime degli industriali

Che sarebbe servito un periodo di assestamento dopo l'uscita dal Mercato unico comunitario era facilmente prevedibile, ma questo periodo potrebbe durare più a lungo del previsto. Secondo le stime della Confederazione dell'industria britannica (Cbi) i problemi derivanti dalla carenza di offerta di lavoro potrebbero andare avanti per almeno due anni. Nel pubblicare oggi un report sulla situazione l'organizzazione ha anche puntato il dito contro il governo, accusandolo di inazione di fronte a una situazione molto complicata. "Aspettare che la carenza di manodopera si risolva da sé non è il modo di gestire l'economia", ha detto il presidente della Cbi, Tony Danker.

Le nuove regole sull'immigrazione

Dopo la Brexit l'esecutivo guidato da Boris Johnson ha messo a punto una dura riforma dell'immigrazione, basata sul sistema australiano, costituendo un sistema a punti, basato sui titoli di studio, lo stipendio e l'esperienza, che di fatto impedisce a lavoratori come camerieri, agricoltori, muratori e autisti di camion, di ottenere un visto di lavoro. Solitamente questi lavori non vengono svolti dai britannici, che puntano a impieghi più prestigiosi e meglio remunerati, e per questo sono stati gli immigrati europei per anni a coprire queste posizioni con gli italiani ad esempio che sono tra i più richiesti nel settore dell'ospitalità e della ristorazione.

La fuga per il Covid

Ma molti nostri connazionali e altri europei hanno lasciato il Paese lo scorso anno durante il lockdown deciso per fermare la pandemia di coronavirus, e in tanti hanno perso il diritto di tornare. Così adesso ristoranti, alberghi, allevamenti, aziende di trasporto merci e diverse altre imprese stanno avendo difficoltà ad assumere personale, personale che un tempo avrebbero potuto trovare anche i altri Paesi europei. "Alcuni ristoratori hanno dovuto scegliere se operare il servizio a pranzo o a cena, quando hanno cercato di sfruttare al meglio l'estate", ha raccontato Danker, aggiungendo anche che le consegne di materie prime pure andavano a rilento, costringendo alcuni produttori di cucine o tappezzieri a raddoppiare i tempi della produzione rispetto ai tempi normali. La Cbi sostiene che diversi produttori sono stati costretti a ritardare o addirittura annullare il lavoro pianificato perché non erano sicuri di poter assumere la forza lavoro di cui avevano bisogno. "Si tratta di futuri buoni posti di lavoro persi, che ostacolano l'agenda di livellamento del governo voluta per il Paese, in cui questi siti avrebbero dovuto essere al di fuori di Londra e del sud-est", ha affermato la confederazione.

Carenza di manodopera

Come riporta il Financial Times le carenze di manodopera identificate dalla Cbi includono conducenti di carrelli elevatori, addetti alla lavorazione della carne, raccoglitori di frutta e fiori e macellai, ma anche dipendenti dei magazzini, addetti alle pulizie, chef, impalcatori, falegnami, saldatori, ingegneri elettrici e addetti all'assemblaggio di fabbrica. “La carenza di manodopera sta colpendo tutta l'economia. Queste carenze stanno già influenzando le operazioni commerciali e avranno un impatto negativo sulla ripresa economica del Regno Unito", ha sostenuto Danker. Il mese scorso la Association of Independent Meat Suppliers, che rappresenta macellai, macelli e trasformatori di carne, ha addirittura lanciato un appello al governo perché gli permettesse di utilizzare i detenuti nelle sue fabbriche, concedendo loro maggiori permessi si lavoro, allo scopo di colmare così le carenze in quelle posizioni che un tempo erano occupate dagli immigrati europei.

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