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Camion diretti verso l'Europa si imbarcano al porto di Dover - foto Ansa  EPA/ANDY RAIN

Camion diretti verso l'Europa si imbarcano al porto di Dover - foto Ansa EPA/ANDY RAIN

A un mese dal divorzio dall'Ue per le imprese britanniche la Brexit è "come l'inferno di Dante"

Il ritorno delle dogane sta creando più problemi di quanto era stato previsto, alcuni potrebbero risolversi con il tempo, ma altri potrebbero diventare permanenti, mettendo a rischio l'export e l'esistenza stessa di molte aziende

È passato un mese da quando il Regno Unito ha lasciato l'Unione europea, e al momento per le imprese britanniche il bilancio non è per niente positivo. I problemi nel commercio con l'Europa legati alla Brexit sono al momento più di quelli che ci si attendeva, e se alcuni saranno risolti quando il periodo di 'assestamento' sarà terminato, altri potrebbero avere conseguenze molto più a lungo termine per l'economia dell'isola.

Un inferno

Per capire l'umore delle imprese britanniche in questo momento basta ascoltare le parole di Ben Fletcher, direttore Make UK, associazione che rappresenta i produttori di tutto il Regno Unito, che ha detto al Guardian che "l'ultimo mese è stato come il quinto cerchio dell'inferno di Dante" per gli importatori e gli esportatori che non sono in grado di spostare le forniture a causa della nuova burocrazia. Secondo un sondaggio condotto tra i membri dell'associazione il 60% delle aziende che credevano di essere pronte per la Brexit "ora subiscono interruzioni" nel loro commercio e stanno "anche riscontrando che le catene di approvvigionamento hanno subito un impatto significativo” dal divorzio. Al momento le temute file di camion al porto di Dover, la porta per buona parte del commercio con l'Ue, non si sono verificate, ma i segnali che le cose non stiano andando al meglio arrivano da più parti. “C'è vera rabbia e incredibile frustrazione per le persone che importano o esportano perché semplicemente non sono in grado di spostare le merci. È semplicemente incredibilmente difficile ottenere i documenti giusti e ci sono stati livelli molto bassi di sostegno da parte del governo", ha denunciato Fletcher.

Le nuove regole

Uno dei problemi principali è il nuovo requisito delle regole di origine. Prima delle Brexit le merci potevano circolare liberamente e non avevano bisogno di essere certificate come prodotte in Gran Bretagna o prodotte nell'Ue. Adesso invece deve essere documentata la loro provenienza e anche quella dei loro eventuali componenti. Un circuito elettrico prodotto in Corea in un gadget assemblato nel Regno Unito, un metallo proveniente dalla Cina utilizzato per costruire una bicicletta in Italia o un tessuto proveniente dal Marocco in una maglietta spagnola in una maglietta in Spagna possono fare una grossa differenza. A seconda della provenienza si può passare da dazi zero a tariffe che possono variare dal 6,5% sulla plastica all'1,7% sugli aspirapolvere, al 12% sui cappotti e al 14% sulle biciclette. E tutto questo deve essere dichiarato e certificato alla dogana, complicando non poco le cose e aumentando i costi. “Le persone stanno iniziando a rendersi conto di quanto sarà difficile inserire regole di origine nelle attuali regole commerciali. Questi sono problemi iniziali, ma stanno diventando problemi strutturali", ha aggiunto Fletcher. Le grandi imprese stanno pian piano riuscendo a cavarsela, ma per le piccole e le medie è molto più difficile. Uno dei trucchi usati dai britannici per aggirare il problema è stato quello di spostare i propri magazzini in Olanda o in altri paesi dell'Unione, spostando lì il proprio network di distribuzione. Il che facilita le cose per le aziende ma riduce i posti di lavoro per gli inglesi.

Pesca e acquisti online

I più delusi al momento sembrano essere i pescatori, soprattutto quelli scozzesi, la categoria a cui erano state fatte forse più promesse e che invece si è sentita “svenduta” da Boris Johnson sull'altare della necessità di raggiungere alla fine un accordo con Bruxelles. Se nel futuro le quote di pesca che il Paese cede agli Stati europei come la Francia diminuiranno, il problema adesso è che buona parte del pescato rimane spesso invenduto. Se prima della Brexit i pescatori potevano semplicemente caricare i loro prodotti su camion e consegnarli il giorno successivo Ue, adesso devono compilare dichiarazioni doganali, documenti di cattura e certificati sanitari di esportazione e compiere tutta un'altra serie di pratiche burocratiche, con il rischio che se qualcosa va storto alla dogana e il camion viene bloccato, tutto il pesce trasportato rischia di andare perso in quanto deperibile. Problemi si sono creati anche per i normali cittadini, che si sono visti recapitare delle fatture alla consegna di beni acquistati online, in quando adesso ai costi di un prodotto acquistato in Europa e spedito nel Regno Unito (e viceversa), vanno aggiunte l'Iva che viene collezionata alla frontiera, più costi doganali e in generale aumenti nel costo di spedizione. Alcuni clienti hanno denunciato di essersi visti presentare un conto alla consegna che era quasi pari a quello che avevano già pagato per acquistare un bene.

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