Domenica, 17 Ottobre 2021
Lavoro

Tra Brexit e coronavirus è esodo dal Regno Unito: sono andati via 1,3 milioni di stranieri

Secondo uno studio molti, preoccupati per la crisi e il loro futuro, piuttosto che restare da disoccupati in attesa di tempi migliori hanno preferito tornare nei loro Paesi di origine

La crisi scatenata dalla pandemia di coronavirus e probabilmente anche l'approcciarsi della Brexit hanno spinto centinaia di migliaia di immigrati a lasciare il Regno Unito lo scorso anno, causando la maggiore riduzione nella popolazione del Paese dalla Seconda Guerra mondiale. Secondo un report delll'Economic Statistics Centre of Excellence (ESCoE), ente finanziato dal governo britannico, fino a 1,3 milioni di immigrati avrebbero lasciato il Regno Unito tra il terzo trimestre del 2019 e lo stesso periodo del 2020.

Via soprattutto da Londra

Secondo le stime l'esodo sarebbe avvenuto principalmente da Londra da cui sarebbero partiti probabilmente quasi 700mila residenti nati all'estero, portando a un potenziale calo dell'8% della popolazione della capitale lo scorso anno. Lo studio collega la partenza di così tanti cittadini nati all'estero all'elevato numero di perdite di posti di lavoro in settori duramente colpiti come l'ospitalità, che da sempre da affidamento sui lavoratori stranieri. Invece che sui dati ufficiali sull'immigrazione lo studio si è basato soprattutto sui dati raccolti dal Labour Force Survey (Lfs), la principale fonte di dati per le statistiche del Regno Unito sull'occupazione e la disoccupazione. Questi dati mostrano che nel corso della pandemia che ha devastato l'economia britannica e che ha colpito Londra in maniera particolarmente dura, è cresciuto del 10% il numero dei britannici che hanno trovato lavoro nella capitale, dove sono presenti soprattutto impieghi in bar e ristoranti, nelle arti e nell'intrattenimento e nelle attività legate al turismo, lavori di solito svolti dagli immigrati, soprattutto europei.

Il peso della pandemia

Da qui gli autori dello studio Michael O’Connor e Jonathan Portes hanno dedotto che c'erano delle imprecisioni nelle statistiche ufficiali sull'immigrazione. "Gran parte del peso della perdita di posti di lavoro durante la pandemia è ricaduto sui lavoratori non britannici e si è manifestato nella migrazione di ritorno, piuttosto che nella disoccupazione", si legge nel report. Questo spiegherebbe anche perché le cifre ufficiali sulla disoccupazione rimangano così basse, al 4,9 per cento, nonostante lo shock economico dovuto al Covid-19. Perché invece che restare come disoccupati, nonostante la possibilità di richiedere benefit, molti hanno preferito tornare nei propri Paesi di origine, spaventati per le proprie condizioni attuali, ma anche per quelle future, trovandosi in un Paese non più membro dell'Unione europea, cosa che potrebbe aver spaventato molti.

Problemi nel medio e lungo termine

E se questo è stato un vantaggio al momento per i lavoratori locali, che hanno trovato più posti vacanti, nel lungo periodo e alla fine della crisi diventerà un problema. “I grandi cambiamenti nelle tendenze della popolazione a Londra, guidati dai cambiamenti e dagli eventi economici, non sono affatto storicamente senza precedenti. Quindi il quadro della crescita sostenuta, spinta dalla migrazione internazionale, è relativamente recente. Se ora la situazione si è invertita, le implicazioni a medio e lungo termine per Londra saranno profonde ", afferma il rapporto.

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