Bilancio Ue: all'Italia 7,5 miliardi in più. Ma Germania e Olanda non ci stanno

Le stime non sono ancora ufficiali, ma la proposta della Commissione europea per il periodo 2021-2027 dovrebbe favorire il nostro Paese. A scapito, tra gli altri, di Berlino e Amsterdam. Che stanno bloccando l'accordo a Bruxelles

Il commissario Ue Guenther Oettinger

Quando il commissario uscente al Bilancio, il tedesco Guenther Oettinger, ha preso a sorpresa la parola davanti ai giornalisti di Bruxelles per smentire un gigante dell'informazione come il Financial Times e lanciare messaggi indiretti al governo del suo stesso Paese, si è capito che la guerra sotterranea tra gli Stati membri per decidere l'entità dei contributi nazionali al prossimo bilancio Ue, il cosiddetto quadro finanziario pluriennale, quello che coprirà il periodo 2021-2027, è arrivata a una fase di stallo ben più profonda di quanto le dichiarazioni dei leader avevano fatto intendere all'ultimo vertice europeo. Confermando che il problema centrale è la ferrea opposizione dei Paesi più ricchi dell'Unione ad allargare i cordoni dei propri budget a favore di quello comunitario. 

Tutto ruota intorno alla Brexit e all'inevitabile contraccolpo al bilancio dell'Ue dalla dipartita del Regno Unito: senza i soldi di Londra, bisogna rivedere il metodo con cui si calcolano i contributi statali, come abbiamo spiegato in un precedente articolo. La base di partenza per i calcoli resta il Reddito nazionale lordo: per farla breve, chi è più ricco, paga di più. E fin qui non è cambiato nulla rispetto al passato. Quello che la Commissione europea a guida Jean-Claude Juncker vuole cambiare sono i cosiddetti 'rebate', ossia gli 'sconti' accordati negli anni passati al Regno Unito, ma anche ad altri Paesi come Germania e Olanda per 'aggiustare' al ribasso i loro contributi. Senza Londra, per Bruxelles non ha più senso parlare di rebate. Altro punto dolente, sempre per i più ricchi: la Commissione vuole mantenere il livello del bilancio complessivo Ue all'1,11% del Reddito nazionale lordo, più o meno la stessa percentuale dell'esercizio in corso (il Parlamento chiede addirittura un aumento). Mentre Germania e un gruppo di altri 4 Paesi ribattezzati 'frugali' (Olanda, Svezia, Danimarca e Austria) vogliono che l'asticella di fissi a un simbolico (e meno oneroso) 1%.

L'opposizione dei 'frugali'

Se in termini percentuali la distanza tra la posizione di Bruxelles e quella dei 'frugali' sembra poca cosa, non è cosi' se si guarda alle stime, ancora non ufficiali, che stanno circolando sui media di tutta l'Ue. Il Financial Times ha parlato addirittura di un raddoppio del contributo tedesco che passerebbe dagli attuali 15 miliardi di euro all'anno a 33 miliardi. Cifre seccamente smentite dal tedesco Oettinger, che, rompendo la segretezza sui conti fin qui tenuta, ha rivelato che l'attuale esborso di Berlino è di "13,5 miliardi. Nel 2021 saranno 18,5 miliardi. E alla fine del prossimo quadro finanziario multi-annuale (nel 2027, ndr) saranno 23,5 miliardi". Non è un raddoppio, ma un considerevole aumento c'è.

Sempre secondo il Financial Times, l'Olanda passerebbe dagli attuali 7,5 miliardi a 13 entro la fine del 2027. Mentre la Francia verrebbe 'graziata' arrivando a un esborso annuale massimo di 10 miliardi. In questo rimescolamento delle carte, l'Italia sarebbe dalla parte dei Paesi avvantaggiati. Secondo l'Agi, pur restando un contributore netto (ossia pagando all'Ue più di quanto incassa con i programmi comunitari), il nostro Paese passerebbe da una differenza tra dare e avere del -0,25% a -0,11%. Guardando ai principali programmi di finanziamento dell'Ue (politica di coesione, politica agricola, sicurezza e frontiere), l'Italia arriverebbe persino a guadagnare in 7 anni ben 7,5 miliardi di euro: "10,5 miliardi in più dalla politica di coesione e dalle altre risorse per la competitività, e circa 3 miliardi in più sul capitolo di bilancio dedicato alla sicurezza e alle frontiere. Per contro, l'Italia subirebbe un taglio di poco più di 6 miliardi per i fondi della politica agricola comune", scrive sempre l'Agi. 

Come siano state calcolate queste cifre e se corrispondano al vero, è tutto da vedere. Di sicuro, da tempo i nostri governi hanno sposato la linea 'espansiva', ossia quella di un bilancio Ue più corposo possibile. A dare man forte all'Italia (ma anche alla Spagna e in qualche modo la Francia, solo per citare i più grandi in termini di popolazione), sono arrivate le dichiarazioni di illustri economisti, secondo cui l'era dell'austerity ha fatto il suo tempo, lasciando l'Europa in una situazione di crescita debole da cui continua a non uscire. Proprio in questi giorni, la neo presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha detto chiaramente che i Paesi Ue con surplus di bilancio, tra cui la Germania e l'Olanda, "non hanno davvero fatto gli sforzi necessari" in termini di stimolo fiscale per consolidare la crescita fragile. In altri termini, è ora che aprano le casse.

Chi guadagna di più dall'integrazione Ue

Del resto, come ha ricordaro Oettinger, "questa visione dei pagatori netti (sbandierata polemicamente anche dall'Italia in passato, ndr) è antiquata", sottolineando che la proposta della Commissione aumenta le risorse per programmi come quello per la ricerca Horizon, l'Erasmus o la gestione delle frontiere estere, di cui beneficiano tutti gli Stati membri in modo trasversale. Inoltre, come ricordato da una recente comunicazione della Commissione europea, chi contribuisce di più al bilancio Ue ha finora beneficiato maggiormente dei vantaggi dati dall'Unione europea: il caso è quello dell'integrazione del mercato unico. Secondo uno studio, al 2014, la Germania era stato di gran lunga il Paese Ue a beneficiare maggiormente del mercato interno, con un guadagno stimato in quasi 120 miliardi di euro. A seguire Francia (intorno ai 60 miliardi), Regno Unito, Olanda e Italia (con un guadagno poco sopra i 40 miliardi).

Stime che pero' non hanno finora scalfito le resistenze dei 'frugali'. La decisione sul quadro finanziario pluriennale deve essere adottata all'unanimità dagli Stati membri. L'auspicio della Commissione europea era di arrivare a un accordo entro il 2019 per avere il tempo di definire in nuovi programmi che scatteranno nel 2021. "Credo che durante il Consiglio europeo di dicembre ci saranno sicuramente dei progressi ma non ancora un'intesa sul bilancio" entro la fine dell'anno, ha ammesso Oettinger. 

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