Mes, 'coronabond' e nuovo bilancio: le strade dell'Ue per salvare l'Europa (e l'Italia)

Per Lega, FdI e una parte del M5s basta l'intervento della Bce. Ma a Bruxelles si sta discutendo di altri strumenti per far fronte alla crisi del coronavirus.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi, la Banca centrale europea ha finalmente messo sul tavolo una misura che accontenta tutti, in particolare l'Italia: 750 miliardi aggiuntivi ai 370 già previsti per il 2020 per sostenere l'economia Ue e affrontare i contraccolpi della pandemia di coronavirus. Per la Lega e Fratelli d'Italia, e pare anche per una buona parte del Movimento 5 stelle, l'intervento di Francoforte è l'unica risposta comunitaria che puo' essere data alla crisi in corso. Per il Partito democratico, invece, si puo' fare di più. E in effetti è questo "di più" su cui le principali forze politiche europee e gli Stati membri stanno discutendo. Le strade sul tavolo sono essenzialmente due: quella degli eurobond e del Mes. Anche se c'è chi guarda anche al bilancio pluriennale comune, che dovrebbe partire nel 2021.

Il Mes

Per alcuni è un mostro da tenere a debita distanza, per altri potrebbe essere un aiuto fondamentale per chi, come l'Italia, deve affrontare la crisi con uno spread e un debito pubblico già ai massimi storici. Parliamo del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità. Nato nel 2012, il Mes è un fondo di cui i massimi azionisti sono Italia, Germania e Francia (tutti e tre a pari livello di peso nel board). In pancia, ha qualcosa come 480 miliardi che possono essere erogati sotto forma di linee di credito agli Stati membri che ne fanno richiesta. Usare il Mes è un'arma a doppio taglio: puo' aiutare a stabilizzare l'economia in un momento di turbolenza, come questo, ma puo' anche creare instabilità politica e sociale per via del famigerato memorandum, ossia il pacchetto di riforme che lo Stato richiedente si impegna a realizzare in cambio del prestito.

Lega, FdI e un pezzo del M5s sono contrarie al Mes proprio per il memorandum, che secondo loro trasformerebbe l'Italia in una seconda Grecia. Per il Partito democratico e il grosso delle forze politiche al Parlamento europeo, invece, il Mes è soprattutto un'opportunità. Tanto più se lo si utilizza in versione 'light', ossia con un memorandum che non imbriglia lo Stato richiedente il prestito a misure lacrime e sangue, come fu con la Grecia, ma ad affrontare semplicemente la crisi (quindi investimenti in sanità, imprese e via dicendo). "Sarebbe un piano di aiuto ai Paesi in difficoltà per la crisi sanitaria senza vincoli (come la troika) e senza condizionalità sulle riforme", spiega l'eurodeputata del Pd Patrizia Toia.

Gli eurobond

Il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, ha confermato che tra i ministri delle Finanze europei si sta discutendo se e su come utilizzare il Mes dinanzi alla crisi del coronavirus. Gentiloni ha anche annunciato che sul tavolo c'è l'ipotesi degli eurobond (ribattezzati 'coronabond'): "A una crisi straordinaria serve una risposta con strumenti straordinari e stiamo discutendo anche di coronabond", ha detto. Ma di cosa si tratta? Gli eurobond, un cavallo di battaglia dell'Italia da destra a sinistra, sarebbero dei titoli di debito coperti da garanzia comune europea. Un po' come i nostri Bot, ma con dietro la garanzia non solo delle nostre malmesse casse, ma di quelle più solide di Germania e Olanda, tanto per citarne due.

Messa cosi', l'idea degli eurobond sembra attrattiva per l'Italia. Ma per gli eurodeputati di FdI Carlo Fidanza e Raffaele Fitto, non solo il Mes, ma anche i coronabond "rischiano di avere un effetto limitato e di porre agli Stati più indebitati come l’Italia delle condizioni capestro assolutamente inaccettabili”. 

Il bilancio pluriennale

Sullo sfondodi queste discussioni c'è poi un capitolo molto delicato: il prossimo bilancio pluriennale dell'Ue, quello che dovrebbe coprire il settennato 2021-2027. Doveva essere il bilancio del Green deal, della svolta ambientalista. Ma potrebbe diventare lo strumento per contrastare la crisi del coronavirus e per rilanciare l'Europa dopo un 2020 che sarà, a meno di miracoli, un anno in recessione. Il problema è che già prima della pandemia, gli Stati membri non avevano trovato un accordo, tanto che già per alcuni fondi, come quello per l'agricoltura, si era già avviato l'esercizio provvisorio per il 2021. Il coronavirus potrebbe spingere i Paesi a una tregua, istituendo una sorta di bilancio transitorio di un anno e rimandando a tempi meno turbolenti lo scontro.

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Le posizioni sono note: da un lato i 'frugali' (Germania, Austria, Olanda e Svezia, per citarne alcuni) che, essendo i Paesi più ricchi in quanto a reddito nazionale, non intendono sborsare più soldi per coprire il buco lasciato dalla Brexit. Dall'altro Francia e Italia (e altri 12 Stati membri) che invece spingono per colmare il buco ed evitare pesanti tagli alle politiche di coesione e all'agricoltura. La crisi del coronavirus potrebbe dare manforte proprio a questo secondo blocco. "I leader dell'Ue dovrebbero tener conto degli insegnamenti del coronavirus e della necessità che l'Europa affronti crisi effettivamente imprevedibili", ha scritto di recente l'ambasciatore italiano presso l'Ue, Maurizio Massari, riferendosi proprio ai negoziati sul bilancio pluriennale.
  

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