Banche, l’Ue frena sul fondo comune di assicurazione. Critiche dal Pd

Tempi più lenti per l'attivazione dell'Edis, il fondo che dovrebbe servire a garantire i depositi fino a 100mila euro in tutta l'Unione

Il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis © European Union , 2017 / Source: EC - Audiovisual Service / Photo: Jennifer Jacquemart

Doveva esserci un’accelerazione, ma le resistenze della Germania hanno prodotto una frenata. La Commissione europea ha presentato oggi una proposta per il completamento del terzo pilastro dell’Unione bancaria. Una proposta per molti versi meno ambiziosa di quella che da diverse parti, tra cui l’Italia, ci si attendeva o, meglio, si sperava. Il pacchetto prevede nuove misure per ridurre i crediti deteriorati (Npl) dai bilanci delle banche, un “paracadute" fiscale per i casi in cui il fondo unico di risoluzione non dovesse bastare e, elemento più atteso, una istituzione più graduale dell’Edis, l'assicurazione comune sui depositi bancari. 

Il rallentamento sull’Edis nasce dal fatto che alcuni Stati, Germania in testa, non vogliono condividere i rischi derivanti da questo fondo (che consentirebbe di garantire i depositi fino a 100mila euro in tutta l’Ue con soldi interamente delle banche) fino a quando altri Stati, tra cui l’Italia, non avranno ridotto l'alto tasso di crediti deteriorati dei loro istituti.

"Un'Unione bancaria completa è essenziale per il futuro dell'Unione economica e monetaria – ha sottolineato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, nel presentare la proposta - e per un sistema finanziario che sostiene crescita e occupazione. Vogliamo un settore bancario che assorba le crisi e condivida i rischi attraverso canali privati, assicurando al tempo stesso che non siano i contribuenti i primi a pagare". Le proposte dell'esecutivo, ha proseguito, “prevedono che la condivisione e la riduzione dei rischi procedano in parallelo".

L'attacco del Pd

Eppure, secondo l’eurodeputato del Pd Luigi Morgano, “mi sembra che oggi le parallele non possano essere più divergenti”.  Tradotto, l’Ue avrebbe ceduto alle pressioni tedesche, lanciando un segnale indiretto a chi ha montagne di sofferenze bancarie da smaltire: “Fate in fretta, altrimenti l’Edis ritarderà ancora”. 

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Sarà un caso, ma proprio oggi il Fondo monetario internazionale ha fatto sapere che, stando alle sue previsioni, le banche italiane potrebbero vendere “quest'anno 65 miliardi di euro di non performing loan”, ossia di crediti deteriorati. 

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