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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Lavoro

Balneari, l'Ue avverte Draghi: "Rispettare diritto europeo"

Il governo rinvia ancora la decisione sulle concessioni. Bruxelles pronta a chiedere sanzioni

Il nuovo rinvio sulle concessioni balneari deciso di fatto dal governo con il disegno di legge sulla concorrenza non è andato giù a Bruxelles. Che chiede il rispetto del "diritto europeo", ossia l'adeguamento alla direttiva Bolkestein che aprirebbe a una liberalizzazione del mercato. Una richiesta che la Commissione Ue porta avanti dal 2009, ma che l'Italia non ha mai accolto, nonostante una sentenza della Corte di giustizia europea del 2016.  

"La Commissione Ue è al corrente dei recenti sviluppi nella legislazione italiana - ha detto un portavoce di Bruxelles - Decidere come affrontare la riforma delle concessioni balneari è competenza nazionale. Per la Commissione Ue ciò che è importante è il contenuto e non la forma di questa riforma, e che le autorità italiane procedano rapidamente a riportare la propria legislazione e le proprie pratiche riguardanti le concessioni balneari in conformità con il rispetto del diritto europeo e con la giurisprudenza della Corte europea di giustizia", ha concluso. Nessun riferimento, per il momento, a possibili contromisure, ossia a eventuali sanzioni per far rispettare la sentenza della Corte del 2016.

È dal 2009 che il sistema delle concessioni balneari italiano è nel mirino di Bruxelles, come ricorda l'Ansa. Nel 2016, al termine di una prima procedura d'infrazione, sul caso si era pronunciata la Corte di giustizia Ue con una sentenza di condanna nei confronti dell'Italia per il mancato rispetto delle norme europee sul mercato unico e la concorrenza, ossia la famosa direttiva Bolkestein.

Il 3 dicembre 2020, la Commissione europea era tornata alla carica con l'avvio di una nuova procedura d'infrazione - che questa volta potrebbe concludersi con l'imposizione di una sanzione pecuniaria - sottolineando che l'Italia non solo non aveva ancora attuato la sentenza della Corte del 2016, ma che "da allora ha prorogato ulteriormente le autorizzazioni vigenti fino alla fine del 2033 e ha vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l'assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute". Il 16 febbraio scorso sul caso è intervenuto poi anche il commissario Ue per il mercato unico Thierry Breton ricordando "le norme italiane vigenti" sulle concessioni balneari "non solo violano il diritto dell'Ue, ma compromettono anche la certezza del diritto per i servizi turistici balneari. La Commissione, in quanto custode dei trattati, continuerà ad adottare le misure necessarie per garantire il pieno rispetto del diritto dell'Ue in questo settore".

Alle parole di Bruxelles ha replicato la Lega, da sempre schierata a favore dei balneari: "Spiace constatare che qualcuno perda tempo prezioso con una polemica sterile ed ideologica. La Lega ha ribadito, e ancora lo farà, che non è con i ricatti o le imposizioni che si affronta o si individua una equa soluzione per il comparto. Il nervosismo che traspare dai palazzi di Bruxelles non aiuta la distensione di una materia complessa, che il nostro Paese ha concorso a regolamentare con la legge 145 del 2018, la cosiddetta 'legge Centinaio' e nel cui solco si continua ad operare", si legge in una nota del Carroccio.

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