Boom di auto “fantasma” in Europa: ogni anno 4 milioni di veicoli scompaiono. E sfuggono alla rottamazione 

Centri di demolizione illegali, mercato nero e buchi burocratici: la Commissione Ue lancia l'allerta. Un rischio per i consumatori, ma anche (se non soprattutto) per l'ambiente

ANSA/CESARE ABBATE /JI

Ogni anno, tra i 3 e i 4 milioni di automobili scompaiono dai registri delle motorizzazioni di tutta Europa. Dovrebbero venire rottamate, ma sembrano finire in un buco nero. Il che, tradotto, significa che milioni di tonnellate di metallo, plastica, gomma e vetro non vengono riciclati e che tra i 20 e i 55 milioni di litri di liquidi pericolosi come benzina o il fluido del condizionatore finiscono per inquinare l'ambiente. Una vera e propria bomba ecologica per l'Unione europea.

In Italia 500mila veicoli fantasma

A lanciare l'allarme è un report della Commissione Ue. La Polonia è il paese Ue con il maggior numero di auto fantasma, oltre un milione. Seguono l'Italia e la Spagna con oltre mezzo milione di automobili mancanti a testa (che rappresentano un terzo del parco da rottamare). Non sfuggono a questo fenomeno anche paesi del Nord Europa come la Finlandia, dove l'85% dei veicoli sfugge ai controlli, e il Belgio (57%).

Il mercato nero

Come queste auto scompaiano dai radar delle autorità statali è un rompicapo, ma ci sono pochi dubbi sul fatto che dietro vi siano lucrosi traffici illegali. Il 5% di questi veicoli risulta rubato e non recuperato. Un'altra quota finisce per essere esportato illegalmente verso paesi terzi, come l'Iraq, dove i mezzi vengono riparati a basso costo e rimmessi sul mercato. Altre ancora vengono “smarrite” dalle burocrazie: succede quando un'auto di seconda mano viene venduda da un paese Ue all'altro. Ma il grosso della “flotta fantasma”, sospettano a Bruxelles, si perde nel mercato nero dei pezzi di ricambio.

La direttiva Ue

Stando alle norme Ue valide in tutti gli Stati membri, le auto a fine vita vanno rottamate, “spogliate” dalle sostanze pericolose da demolitori autorizzati in aree sicure. E l'85% del peso della vettura deve venire riciclato. La direttiva in questione sarà rivista nel 2020. E l'Ue sta cercando di capire come far fronte alle “sparizioni”. 

Secondo l'attuale direttiva, il costo delle rottamazioni deve ricadere su case automobilistiche e sui  rivenditori. Che a loro volta stipulano accordi con i demolitori o istituiscono programmi di responsabilità estesa del produttore e fanno pagare una tassa ai nuovi acquirenti di auto per coprire i costi di fine vita. In tutti i casi, la direttiva proibisce l'addebito al proprietario finale dell'auto, per evitare che questi abbia un incentivo ad affidarsi al mercato nero della rottamazione. 

Le risposte degli Stati membri

Nei fatti, pero', a dare questo tipo di incentivo ci pensa proprio il mercato nero, che tra spedizioni all'estero e rivendita dei pezzi fa incetta di veicoli da rottamare offrendo buoni prezzi ai proprietari. Come aggirare questo problema? In Danimarca, i proprietari di automobili pagano una tassa annuale che viene poi restituita se si fa demolire il veicolo a fine vita da un demolitore autorizzato. 

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In Olanda, esiste una tassa simile che si continua a pagare finché non viene certificato che il veicolo è stato rottamato. Francia e Regno Unito, invece, si sono affidati alla polizia: Parigi ha scoperto e fatto chiudere circa 100 centro di demolizione illegali, Londra quasi mille. 

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