Venerdì, 30 Luglio 2021
Lavoro

La Corte Ue salva Amazon: non dovrà pagare 250 milioni di tasse al Lussemburgo

I giudici hanno respinto la richiesta della Commissione europea. Secondo Bruxelles, la multinazionale Usa, grazie a un accordo fiscale ritenuto contrario alle norme comunitarie antitrust, avrebbe evitato di pagare le imposte dovute al Granducato

European Commissioner for Competition Margrethe Vestager gives a press conference in Brussels, Belgium, 04 October 2017. The European Commission finds Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon, worth around 250 million Euro, claiming this was 'illegal', allowing Amazon to pay substantially less tax than other businesses. EPA/OLIVIER HOSLET

Amazon non dovrà pagare 250 milioni di tasse che, secondo Bruxelles, la multinazionale aveva eluso al fisco del Lussemburgo grazie a un accordo fiscale con lo stesso governo del Granducato. Almeno stando ai giudici del Tribunale Ue che oggi hanno annullato la decisione della Commissione europea, che nel 2017 aveva condannato il gigante del delivery. 

La condanna della Commissione

La vicenda risale al 2006, quando Amazon, attraverso un progetto interno chiamato Goldcrest (ossia regolo comune, uccello simbolo del Lussemburgo), ha trasferito la stragrande maggioranza dei suoi profitti europei a una filiale senza dipendenti del Lussemburgo e non soggetta a tassazione. Bruxelles ha affermato che questi profitti avrebbero dovuto essere registrati in un'altra filiale lussemburghese con personale reale (oltre 500 nel 2014) e attività reali, e quindi soggetti all'aliquota dell'imposta sulle società del 29%.

Per l'antritrust Ue, questa operazione rappresenta un vantaggio fiscale illegale concesso dal Lussemburgo ad Amazon. E come successo con il caso Apple-Irlanda, ha condannato lo Stato membro a farsi rimborsare le tasse non versate. "Quasi i tre quarti dei profitti di Amazon non sono stati tassati", aveva detto Margrethe Vestager annunciando la decisione dell'Antitrust da lei guidata.

La difesa di Amazon

Decisione ovviamente contestata da Amazon, secondo cui i profitti non sono legati al lavoro in Europa, ma al suo marchio e alla sua tecnologia, che vengono generati negli Stati Uniti. Pertanto, è la tesi di Amazon, la multinazionale ha tutto il diritto di "parcheggiare" i profitti realizzati in Europa in Lussemburgo prima di rimpatriarli negli Usa. 

La sentenza del Tribunale Ue dà ragione all'azienda di Jeff Bezos (e al Lussemburgo, che si è opposto al pari di Amazon). Nel testo, i giudici sostengono che la decisione della Commissione si basa su assunti errati e che non è possibile individuare alcun "vantaggio selettivo" nella tassazione di quella che è di fatto una scatola vuota, la filiale lussemburghese del gruppo Amazon LuxOpCo. 

Il precedente di Apple

Si tratta della seconda volta che i giudici Ue ribaltano una decisione della Commissione contro gli accordi fiscali tra multinazionali Usa e Paesi Ue: lo scorso giugno, era toccato ad Apple, salvata dal rimborsare 13 miliardi all'Irlanda. La nuova sentenza arriva in un momento in cui il dibattito sui profitti delle multinazionali che eludono il fisco si è legato alla questione della crisi economica del Covid-19: pochi giorni fa aveva fatto discutere l'inchiesta del Guardian secondo cui Amazon, nel 2020, nell'anno della pandemia, abbia ottenuto 44 miliardi di ricavi in Europa. Senza pero' versare neppure un euro di tasse ai Paesi Ue in cui opera. Il tutto grazie proprio al Lussemburgo.  

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La Corte Ue salva Amazon: non dovrà pagare 250 milioni di tasse al Lussemburgo

Today è in caricamento