Licenziamenti collettivi, Strasburgo: "Aiuti Ue anche ai lavoratori delle Pmi"

Il Parlamento propone che il Fondo di adeguamento alla globalizzazione non comprenda solo le imprese di grandi dimensioni che chiudono i battenti. E che tra le cause di attivazione delle misure di sostegno vi siano anche la digitalizzazione, l’automazione e la transizione ecologica

Con il mondo del lavoro che cambia devono cambiare anche le regole per aiutare quei cittadini che purtroppo il loro lavoro lo hanno perso proprio a causa di questi cambiamenti. Il Parlamento europeo ha approvato in prima lettura, con 570 voti favorevoli, 103 voti contrari e 14 astensioni, la riforma del Fondo Ue di adeguamento alla globalizzazione per sostenere anche i lavoratori licenziati a causa dei cambiamenti tecnologici o ambientali.

I deputati ne hanno ampliato il campo di applicazione per poter affrontare gli effetti negativi non solo della globalizzazione, ma anche delle transizioni tecnologiche, come la digitalizzazione e l'automazione, nonché della transizione verso un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse.

Lo scopo è quello di ampliare l’aiuto offerto nel caso in cui si verifichino degli eventi di riassetto legati alla digitalizzazione, all’automazione e alla transizione all’economia a basse emissioni di carbonio. Per questa ragione, gli eurodeputati propongono di cambiare il nome del fondo in Fondo europeo per la transizione (Fet). Dal momento che molti lavoratori sono impiegati nelle piccole e medie imprese, settore in cui le perdite di lavoro possono avere un impatto significativo anche in aree poco estese, gli eurodeputati propongono di abbassare la soglia minima degli esuberi per per poter accedere ai finanziamenti da 500 a 200 e di estendere il periodo di riferimento durante il quale è avvenuto il licenziamento.

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Dal 2007 sono stati stanziati quasi 630 milioni per aiutare 150mila lavoratori e 3.369 giovani che non hanno un impiego, non studiano e non seguono corsi di formazione.

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