Martedì, 21 Settembre 2021
Lavoro

"Aiuti illegali ad Alitalia, lo Stato li recuperi": la Commissione Ue boccia il prestito ponte del governo Gentiloni

Secondo Bruxelles, l'Italia sapeva che le somme prestate non sarebbero state restituite: "Dato vantaggio sleale rispetto ai suoi concorrenti"

Alitalia sta per chiudere i battenti e lasciare il posto alla neonata Ita. Ma prima di farlo, dovrebbe restituire all'Italia 900 milioni di euro, più gli interessi. E' quanto ha stabilito la Commissione europea al termine dell'indagine scattata nel 2018 sul cosiddetto prestito ponte (che in realtà è a sua volta composto da due prestiti) concesso nel 2017 dal governo guidato allora da Paolo Gentolini (oggi commissario Ue all'Economia) alla compagnia di bandiera tricolore. Il prestito consentì ad Alitalia di salvarsi, ma secondo l'Antritrust Ue non di prestito si è trattato, ma di un vero e proprio aiuto di Stato che ha violato le norme europee sulla concorrenza. Da qui la richiesta di recuperare le somme.

"A seguito della nostra indagine approfondita, siamo giunti alla conclusione che due prestiti pubblici del valore complessivo di 900 milioni di euro concessi dall'Italia ad Alitalia hanno conferito ad Alitalia un vantaggio sleale rispetto ai suoi concorrenti, in violazione delle norme Ue in materia di aiuti di Stato. Essi dovranno quindi essere recuperati dall'Italia presso Alitalia, per contribuire a ripristinare condizioni di parità nel settore europeo dell'aviazione", dice Margrethe Vestager, vicepresidente della Commissione. 

Alitalia, scrive Bruxelles in una nota, "è una compagnia aerea italiana che fornisce servizi di trasporto aereo nazionale e internazionale, manutenzione, assistenza a terra e trasporto merci. Alitalia è in perdita dal 2008. All'inizio del 2017, la compagnia ha manifestato un urgente bisogno di liquidità, pur non avendo più accesso ai mercati del credito a causa del deterioramento della sua situazione finanziaria. Al fine di garantire l'operatività di Alitalia, nel maggio e nell'ottobre 2017 l'Italia ha concesso alla compagnia due prestiti di importo, rispettivamente, di 600 milioni di euro e di 300 milioni di euro. Contestualmente, Alitalia è stata posta in amministrazione straordinaria ai sensi del diritto fallimentare italiano. Il 23 aprile 2018 la Commissione ha avviato un'indagine formale per stabilire se i due prestiti fossero conformi alle norme dell'Ue in materia di aiuti di Stato".

L'indagine è stata avviata in seguito a una serie di denunce formali ricevute dalla Commissione nel 2017 da parte di compagnie aeree concorrenti, secondo le quali il governo di Roma avrebbe concesso ad Alitalia aiuti di Stato illegali e incompatibili. Ai sensi delle norme dell'Ue in materia di aiuti di Stato, gli interventi pubblici a favore delle imprese possono essere considerati legali se lo Stato non agisce in quanto pubblica autorità ma sulla base di termini che un investitore privato accetterebbe in normali condizioni di mercato (principio dell'operatore in un'economia di mercato o "MEOP").

Dall'indagine della Commissione è emerso che, nel concedere i due prestiti ad Alitalia, "l'Italia non ha agito come avrebbe fatto un investitore privato, in quanto non ha valutato in anticipo la probabilità di rimborso dei prestiti, maggiorata degli interessi", scrive Bruxelles. A tale riguardo, "dalla valutazione dei rendiconti finanziari di Alitalia effettuata all'epoca dalla Commissione è emerso che era improbabile che Alitalia fosse in grado di generare una liquidità sufficiente per rimborsare i prestiti statali entro le scadenze previste e che essa non avrebbe potuto vendere le sue attività per raccogliere liquidità sufficiente per rimborsare il debito".

Su tale base, la Commissione ha concluso che all'epoca nessun investitore privato avrebbe concesso i prestiti alla compagnia e che i due prestiti costituivano aiuti di Stato ai sensi delle norme dell'Ue in materia di aiuti di Stato. La Commissione ha inoltre constatato "che gli aiuti non potevano essere autorizzati in quanto aiuti al salvataggio ai sensi degli orientamenti sugli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione, come indicato nella notifica dell'Italia, in quanto i prestiti non sono stati rimborsati entro sei mesi, l'Italia non ha mai presentato un piano di ristrutturazione per il ripristino della redditività della compagnia e quest'ultima non è stata liquidata, come prevedono invece gli orientamenti".

La Commissione ha pertanto concluso che i prestiti hanno conferito ad Alitalia "un vantaggio economico sleale rispetto ai suoi concorrenti sulle rotte nazionali, europee e mondiali, configurandosi pertanto come aiuti di Stato incompatibili". L'Italia deve pertanto recuperare i 900 milioni di euro e i relativi interessi. Somme che difficilmente potranno rientrare nelle casse pubbliche, vista la situazione di Alitalia. Il cui fallimento, per effetto della decisione dell'Antitrust Ue, sarà accelerato, così come l'avvio di Ita. Bisognerà capire adesso con che effetti sull'occupazione e, più in generale, sull'economia italiana. 

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