Adulti di nuovo sui banchi contro la crisi Covid-19: l'Ue rilancia la formazione continua

Bruxelles intende potenziare le competenze digitali per preparare la società alla transizione tecnologica. Ma il nuovo piano mira soprattutto a incoraggiare chi ha perso il posto e i poco qualificati a migliorare la propria preparazione

Photo source: EC

Un piano pensato quando l’Ue si godeva i massimi storici in termini di occupazione e diversi anni consecutivi di Pil in crescita, ma che dovrà fare i conti con la recessione causata dal Covid-19, che ha fatto rimbalzare verso l’alto il numero degli europei senza lavoro. Questa mattina la Commissione europea ha adottato un nuovo piano sulle competenze professionali e per l’inserimento dei giovani e dei disoccupati nel mondo del lavoro. Il documento parte da una relazione causa/effetto: la carenza di formazione e le scarse competenze digitali, secondo Bruxelles, aumentano le probabilità di rimanere disoccupati. Una ‘malattia’ curabile con un ambizioso piano di formazione che coinvolga non solo la forza lavoro Ue, ma anche chi deve ancora entrare nel mondo professionale e chi si trova già in pensione. 

Competenze digitali 

Tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2025, l’esecutivo europeo propone infatti di incrementare dall’attuale 56% al 70% la fetta di cittadini dai 16 ai 74 anni in possesso di competenze digitali di base. Il traguardo di avere una società capace di usare computer e smartphone risponde all’altra transizione che Bruxelles ha messo nel mirino, ma di cui si parla meno rispetto a quella ‘verde’, ovvero la sfida sulla digitalizzazione. 

Gli effetti del Covid sulla formazione professionale

La strategia presentata oggi si pone però un altro obiettivo principale, ovvero quello di sostenere la formazione continua e l’apprendimento sul posto di lavoro come antidoto alle crisi future. “La pandemia Covid-19 - si legge nella proposta della Commissione - ha seriamente interrotto le attività di istruzione e formazione professionale in tutta Europa”. “Nonostante il fatto che gli Stati membri si siano rapidamente spostati verso soluzioni di apprendimento digitale - riconosce l’esecutivo europeo - le misure di contenimento e la conseguente crisi hanno messo alla prova la resilienza del sistema”. Una situazione “ulteriormente aggravata” dal fatto che “la formazione pratica - sotto forma di apprendimento sul lavoro - è stata sospesa nella maggior parte dei settori”.

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Gli obiettivi

Da qui la volontà dell’esecutivo europeo di far tornare tra i banchi anche gli adulti e mettere su programmi di formazione sul lavoro. Secondo i dati diffusi oggi dalla Commissione, nel 2016 il 38% degli adulti europei di età compresa tra i 25 e i 64 anni avevano partecipato, nei 12 mesi precedenti, a un programma di apprendimento. Tale percentuale, sostengono i commissari, va portata al 50% entro il 2025. Per farlo bisogna agire soprattutto sulla forza lavoro Ue poco qualificata, tra la quale solo il 18% ha partecipato a programmi di apprendimento e formazione nel corso del 2016. Tale quota andrà quasi raddoppiata - secondo il piano Ue - per portarla al 30%. Infine ci sono gli adulti disoccupati, tra i quali la percentuale di chi frequenta programmi di formazione continua o apprendistato cala ulteriormente all’11%. La Commissione vuole portare tale percentuale al 20% entro il 2025, puntando decisamente sulle competenze per sconfiggere la nuova ondata di licenziamenti e fallimenti di piccole e medie imprese.

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