La Grecia vede la fine del tunnel: da agosto potrebbe camminare con le proprie gambe nei mercati finanziari

Segnali incoraggianti sul fronte dello spread, tornato ai livelli pre-crisi del 2010. Alla fine del terzo salvataggio Atene potrebbe finanziarsi da sola nei mercati internazionali. Intanto va avanti la vendita dei gioielli di famiglia

EPA/SIMELA PANTZARTZI

La Grecia vede la fine del tunnel, almeno di quello finanziario. Anche se la situazione sociale nel Paese rimane tragica, Atene potrebbe presto tornare a camminare con le proprie gambe nei mercati internazionali, abbandonando la serie di salvataggi internazionali che le hanno permesso di evitare la bancarotta, seppur a carissimo prezzo.

Spread tornato ai livelli del 2010

I segnali in arrivo dal Paese, commissariato dalla Troika, sottoposto per anni a piani di tagli pesantissimi, obbligato a privatizzazioni straordinarie e messo socialmente a dura prova, cominciano infatti ad essere incoraggianti. All'inizio dell'anno lo spread tra i titoli pubblici nazionali e i decennali tedeschi è sceso a 336 punti base, il livello più basso dal 2010, poco prima cioè dello scoppio della crisi che portò il Paese sull'orlo del baratro.

Lo spread, che nel 2012 arrivò a toccare il record di 3.440 punti, è infatti tornato sotto il livello del 23 aprile 2010, quando l'allora primo ministro George Papandreou annunciò la necessità di ricorrere al primo salvataggio. Allo stesso tempo, il tasso di rendimento è sceso al 3,882% avvicinandosi ai livelli del 2005 e soprattutto cominciando a colmare l'immenso gap che l'ha finora divisa dai partner Ue.

Il terzo piano di salvataggio scade in agosto

L'attuale piano di salvataggio messo a punto con l'Unione europea, il terzo, scade ad agosto e non è escluso che la Grecia possa da quel momento in poi cavarsela da sola ed abbandonare la strada finora obbligata degli aiuti internazionali.

Secondo analisti di HSBC, facendo ricorso ad un programma di sorveglianza specifico e rafforzato, dopo agosto i titoli greci potrebbero diventare addirittura idonei a rientrare nel Quantitative easing della Bce, che li ha visti finora esclusi, perché potenzialmente troppo rischiosi.

Svendita dei gioielli di famiglia

Nel frattempo continua la campagna di privatizzazione degli asset pubblici economicamente interessanti, come imposto da Ue e Fmi. Dopo la vendita ai cinesi della China Cosco Holding di una quota di maggioranza del porto del Pireo, a dicembre ha ceduto anche il 67% del secondo porto nazionale, quello di Salonicco, andato al fondo di private equity tedesco Deutsche Invest Equity Terminal Link e all'investitore russo di origini greche Ivan Savvidis.

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Dall'operazione lo Stato ha incassato circa 232 milioni di euro ma, per rispettare gli impegni, entro il 2018 le privatizzazioni dovranno fruttare complessivamente 6 miliardi di euro. Sul piatto ci sono soprattutto le società pubbliche dell'energia: quelle del gas (Defsa e l'operatore di rete Depa), l'Hellenic Petroleum e la Public Power Corporation.

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