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EPA/HAYOUNG JEON

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Il Fondo monetario europeo ha le ore contate: il partito della Merkel ne vuole uno ai minimi termini

Domani a Berlino va in scena un dibattito cruciale per definire i ruoli e poteri del Fme, i conservatori non vogliono pagare prima che siano completate le riforme e vogliono mantenere poteri per i governi. "Sono dei bigotti", controbatte Bullmann del Spd

Il sogno di un Fondo monetario europeo pare avere le ore contate. La CDU-CSU, ossia il partito di Angela Merkel, ha di fatto detto no all'idea di un FME di peso in due rapporti che puntano a limitarne pesantemente qualsiasi velleità in termini di margini di azione. E domani il Bundestag affronta la questione in un dibattito che è destinato a segnare molto del futuro di questa idea nata sulla scia della crisi e che, dopo un iniziale entusiasmo, ora pare destinata a un serio ridimensionamento.

La linea tracciata dalla CDU-CSU è chiara: il futuro Fme rischia di avere un impatto finanziario sul bilancio pubblico nazionale, cosa che poco aggrada i tedeschi, nulla si può fare senza cambiare il Trattato Ue, il diritto di veto tedesco va preservato, gli interventi di stabilizzazione economica devono essere condizionati al rispetto rigoroso degli impegni di riforma e deve essere prevista la possibilità di ristrutturazione del debito. E poi: no a interventi in paesi i cui sistemi bancari non sono sostenibili (leggasi: hanno troppe sofferenze da smaltire).

Bullmann, SPD-S&D: "I conservatori sono dei bigotti che non imparano dal passato"

Una bocciatura a tutto campo, che però non trova la spalla dei soci di governo della Merkel, almeno per la versione eruopea della SPD. Udo Bullmann, capogruppo S&D al Parlamento Ue, attacca infatti la CDU-CSU: "alcuni pezzi dei conservatori tedeschi stanno cercando di far deragliare il progetto di trasformare il meccanismo di stabilità europeo in un vero e proprio Fondo Monetario Europeo basato sul metodo comunitario. Si tratta di un attacco ideologico al futuro dell'Unione economica e monetaria, un attacco che dimentica l'esperienza della crisi dell'euro”.

“La bozza di testo - insiste Bullmann - è completamente estranea a ciò che abbiamo appreso nel corso degli ultimi anni e a ciò di cui abbiamo bisogno in termini di una solida riforma dell'Eurozona. Invece di un FME come istituzione dell'Unione, la risoluzione prevede un assetto puramente intergovernativo in cui né il Parlamento europeo né la Commissione hanno un ruolo. La crisi dell'euro ha mostrato, tuttavia, che questo modello di processo decisionale manca di legittimità, è inefficace ed è quindi inadatto al lavoro che deve svolgere un'Unione economica e monetaria ben funzionante e a prova di crisi. È difficile immaginare quanto bigotti siano i falchi del gruppo CDU-CSU per non vedere l'urgente necessità di imparare dagli errori del passato".

I due rapporti del partito della Merkel

Della proposta sul Fondo monetario europeo viene "respinta" la base giuridica dell'articolo 352 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea proposta dalla Commissione dati "i poteri estesi" previsti della nuova istituzione e che il Fme "deve essere consacrato come un'istituzione indipendente nella legislazione Ue come la Bei, la Banca europea per gli investimenti, o la Bce", cosa che esclude un ruolo preminente della Commissione europea.

Poi c'è il ruolo del Bundestag da difendere: la Germania non può perdere il diritto di veto. Poi, ancora, la condizionalità degli interventi di stabilizzazione economica dei paesi: devono essere subordinati "all'accordo di un programma di riforma e di adeguamento a condizioni rigorose, un ammorbidimento di questa condizionalità non è accettato". Non solo: il Fme dovrebbe occuparsi anche di prevenire le crisi, di monitorare i paesi sotto programma e dovrebbe prevedere anche l'eventualità della ristrutturazione del debito nei paesi partecipanti attraverso il coinvolgimento del settore privato. Infine, la funzione di stabilizzazione economica deve essere condizionata all'esistenza o meno di "rischi nei bilanci delle banche non sostenibili e quantificabili".

In un altro documento CDU-CSU, si afferma che "i buoni europei non sono quelli che richiedono sempre più competenze per l'Unione europea. Per una buona ragione, la Ue si basa sul principio di sussidiarietà, di conseguenza, può agire solo se e nella misura in cui l'azione degli Stati membri non è sufficiente". Da queste indicazioni viene confermata la linea classica tedesca: prima si fanno i fatidici compiti a casa, poi si possono condividere nuovi obiettivi e nuovi impegni. A Berlino non si ritiene sufficiente quanto fatto sia in termini di stabilizzazione economica e dei conti pubblici sia in termini di riduzione dei rischi bancari in particolare in alcuni paesi. Tra questi, e prima di altri, c'è naturalmente l'Italia, caso sul quale si addensano le note grandi incertezze sugli orientamenti e sulla capacità di azione del prossimo governo. 

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