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Martedì, 25 Giugno 2024
Geopolitica ed economia / Paesi Bassi

La guerra dei chip tra Usa e Cina mette in difficoltà l'Olanda

Washington sta facendo pressione su Amsterdam affinché blocchi le esportazioni per impedire a Pechino dallo sviluppare nuove armi e sistemi di spionaggio, ma il costo economico per il Paese sarebbe altissimo

Gli Stati Uniti hanno lanciato una 'guerra dei chip' contro la Cina che sta mettendo in serie difficoltà i Paesi Bassi, che sono combattuti tra l'appoggiare il potente alleato o difendere la loro economia e la loro concezione di libero mercato. A ottobre gli Washington ha varato diverse misure per limitare la vendita di semiconduttori avanzati e di apparecchiature per la produzione di chip a Pechino, con l'obiettivo, secondo il presidente Joe Biden, di limitare l'accesso e lo sviluppo di tecnologie di ultima generazione sia militari che di spionaggio da parte dell'esercito cinese.

La Cina ha risposto alla misura contestandola presso l'Organizzazione mondiale del commercio, affermando che le restrizioni minacciano la stabilità della catena di approvvigionamento globale. Ma per fare sì che questo blocco sia efficace Biden ha bisogno che vi prendano parte anche gli altri principali esportatori di queste tecnologie, nello specifico la Corea del Sud, il Giappone e i Paesi Bassi. La Corea del Sud ospita due dei principali produttori di chip del mondo, Samsung Electronics Co. e SK Hynix Inc., il Giappone, le cui aziende forniscono macchinari e materiali essenziali per i produttori di chip, svolge un ruolo fondamentale nella catena di approvvigionamento del settore a livello mondiale mentre in Olanda si trova la Asml Holding NV, produttore dei sistemi di litografia per chip più avanzati al mondo.

Come ricorda Politico la Cina rappresenta il 15% del fatturato totale di Asml, che è di gran lunga la più grande azienda tecnologica olandese ed europea per capitalizzazione di mercato. Nel 2019, sotto forti pressioni di Donald Trump, questa impresa ha già bloccato le esportazioni delle sue macchine più avanzate, quelle che utilizzano la luce ultravioletta estrema e che possono produrre alti volumi di microchip più avanzati (macchine Euv). Biden ora vorrebbe il blocco di ogni tipo di vendita ma questo costerebbe caro all'azienda che perderebbe un acquirente importantissimo, per questo Amsterdam sta facendo non poche resistenze alle richieste dell'alleato, anche se sembra potrebbe cedere.

In un'intervista rilasciata a Politico alla fine di novembre, il ministro del Commercio olandese Liesje Schreinemacher ha dichiarato di condividere le preoccupazioni degli Stati Uniti in materia di sicurezza, ma ha sostenuto che i Paesi Bassi "guarderanno anche ai loro interessi economici e geopolitici". Il governo olandese dovrebbe esaminare attentamente "cosa riguarda la sicurezza nazionale e cosa è solo una lotta economica", ha suggerito Bart Groothuis, un eurodeputato olandese che si occupa di politica dei chip al Parlamento europeo.

"Bisogna davvero guardare con attenzione a questo aspetto. Ci sono alcune macchine a chip" la cui produzione non comporta alcun rischio, mentre si dovrebbe al massimo bloccare le vendite di "materiale di nuova generazione, macchine che permettono di fare un salto in avanti" nella tecnologia di spionaggio e di guerra. Ma, ha concluso il deputato, non dovrebbe esserci necessariamente un problema sulla vendita di "una macchina che produce chip da usare solo negli aspirapolvere".

Secondo Bloomberg sia il Giappone che i Paesi Bassi hanno già concordato in linea di principio di unirsi agli Stati Uniti nell'inasprimento dei controlli, ma stanno provando a evitare un blocco totale. Ma le pressioni su Amsterdam stanno arrivando anche da diversi alleati europei, perché in tanti si chiedono se su una questione ritenuta di sicurezza e così delicata i Paesi Bassi debbano davvero essere l'unico arbitro della concessione delle licenze di esportazione per Asml, o non debba essere piuttosto una decisione collettiva ed europea.

Negli ultimi mesi anche la Germania e il Regno Unito hanno bloccato le acquisizioni di aziende produttrici di chip o di singoli impianti da parte di società di proprietà cinese. "Gli olandesi sostengono che alla fine si tratta di una loro decisione. Tecnicamente hanno ragione, ma ciò avrà effetti politici ed economici", ha detto un altro diplomatico dell'Ue al giornale statunitense.

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