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Venerdì, 27 Maggio 2022
Innovazione digitale

Potremmo presto poter inviare messaggi da Telegram a WhatsApp

È il piano a cui sta lavorando l'Ue che vuole garantire "l’interoperabilità" dei servizi di messagistica per farli interagire tra loro. Non mancano però le difficoltà tecniche e le opposizioni da parte dei giganti del tech

In Europe potrebbe (relativamente) presto essere possibile scambiare messaggi tra applicazioni diverse. L'Unione europea vuole spingere le piattaforme ad assicurare una "interoperabilità", che permetterebbe loro interagire ed aprire i sistemi che fino a questo momento erano rimasti chiusi. Questo significherebbe ad esempio che si potrebbe avere una conversazione tra un utente di iMessage su un iPhone e un utente di Telegram su uno smartphon, di un utente Signal con un amico che utilizza WhatsApp e così via.

L’“interoperabilità” dei servizi di messagistica è uno dei punti chiave del Digital Market Act (Dma), una legislazione che metterà al bando le pratiche sleali utilizzate dalle grandi piattaforme tech e che è stata approvata in via provvisoria dall’Ue. Il via libera è arrivato nel cosiddetto "Trilogo", un negoziato tra Consiglio e parlamento Ue, con la mediazione della Commissione, che serve a mettere a punto le nuove direttive prima dell'approvazione formale e definitiva. Tra le altre cose i legislatori hanno concordato che le aziende "gatekeeper" dietro WhatsApp, Messenger, o iMessage dovrebbero rendere le loro applicazioni "interoperabili" il che, nelle intenzioni di Bruxelles, dovrebbe andare a vantaggio non solo degli utenti, che potrebbero non dover più scaricare due o tre applicazioni diverse per comunicare, ma soprattutto start up in cui dei giovani sviluppatori potrebbero creare nuove applicazioni. Per loro essere capaci di interagire con i gigandi Whatsapp o Telegram sarabbe utilisismo per poter entrare nel mercato, e provare a far crescere il proprio progetto. 

Per il momento, dato che parte dei dettagli tecnici non sono ancora stati resi pubblici, non è chiaro in che modo le aziende dovrebbero lavorare. Dato che creare questo tipo di interoperabilità, specialmente quando è coinvolta la crittografia, è complesso, e bisogna dare il tempo alle aziende di adattarsi alla nuova legislazione, l'accordo finale dovrebbe includere scadenze scaglionate per arrivare ai diversi livelli di interoperabilità, ha spiegato un portavoce dell'Ue a The Verge. Per esempio, i gatekeepers potrebbero avere tre mesi di tempo per rendere la crittografia end-to-end (un sistema di comunicazione cifrata nel quale solo le persone che stanno comunicando possono leggere i messaggi) compatibile con le varie piattaforme, ma potrebbero essere dati due anni per rendere interoperabili i messaggi di testo di gruppo, o quattro anni per le chiamate audio o video.

Il provvedimento fa parte di un giro di vite normativo più largo, il Digital Markets Act, che arriva dopo anni di Far West in internet che ha portato a comportamenti sleali delle Big Tech, come le pratiche anticoncorrenziali messe in campo da alcune aziende come Amazon, Google, Facebook e che sono finite nel mirino dell'Antitrust di Bruxelles. Ma anche per imitare i veri e propri crimini che vengono commessi, la pubblicazione di filmati di terroristi e la condivisione massiccia di materiale pedopornografico. La direttiva, che è una delle principali priorità della presidenza francese del Consiglio dell'Ue, vuole contrastare la posizione dominante di alcune piattaforme che nel corso degli anni sono riuscite a costruirsi un vero e proprio monopolio nel mondo di internet e mettere fine alle pratiche commerciali sleali.

Le aziende che gescono quelli che di fatto vengono ad essere dei monopoli in vari settori, come Meta o Google, sono anche chiamate "gatekeeper", e detengono un potere talmente ampio da essere in grado di giocare un ruolo determinante sulle innovazioni future e sulle scelte dei consumatori, esercitando di fatto una funzione di controllo su imprese e utenti. Le misure riguarderanno quelle società che negli ultimi tre anni hanno raggiunto un fatturato annuo nell’Ue di almeno 7,5 miliardi di euro o che presentano una capitalizzazione di mercato pari ad almeno 75 miliardi di euro, e dall'altro che annoveri almeno 45 milioni di utenti finali su base mensile e almeno 10mila utenti commerciali stabiliti nell'Ue.

La legislazione impedirà l'imposizione di software preinstallato su computer o telefoni, come browser o applicazioni musicali, e faciliterà l'uso di prodotti alternativi. Tra i punti chiave della direttiva sui mercati digitali vi è il divieto di posizionare i servizi e prodotti offerti dal gatekeeper stesso più in alto nelle liste di ricerca rispetto a servizi o prodotti offerti da terzi sulla piattaforma del gigante digitale. La legislazione mette al bando la pratica che non permette agli utenti la possibilità di disinstallare un software o una app preinstallata su un dispositivo nuovo. Il testo definisce inoltre i criteri per qualificare una grande piattaforma online come gatekeeper, aumentando inoltre le soglie per cui una società rientrerebbe nell'ambito di applicazione della legge.

Le aziende trovate a violare le norme stabilite dalla legge, rischiano un'ammenda fino al 10 per cento del fatturato totale a livello mondiale che, in caso di recidiva, potrà raggiungere il 20 per cento. In caso di inosservanza sistematica della legge sui mercati digitali da parte di un gatekeeper, ossia se questo viola le norme almeno tre volte nell'arco di otto anni, la Commissione europea può avviare un'indagine di mercato e, se necessario, imporre rimedi di natura comportamentale o strutturale.

Il pacchetto è stato presentato nel dicembre del 2020 dalla Commissione europea. dopo anni di trattative il testo sembra essere arrivato a destinazione. Approvato in modo provvisorio, dovrà ora essere finalizzato a livello tecnico e controllato dai giuristi e in seguito dovrà essere approvato sia dal Parlamento che dal Consiglio. Una volta completato questo processo, entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Ue e le regole saranno applicate sei mesi dopo.

In una conferenza stampa tenuta questa mattina, Margrethe Vestager, la commissaria europea per la Concorrenza ha detto che si aspetta che il Dma entri in vigore intorno ad ottobre. Per il segretario di Stato francese per l'Economia digitale, Cédric O, questo è "il regolamento economico più importante degli ultimi decenni". E potrebbe avere ripercussioni internazionali. "L'accordo inaugura una nuova era di regolamentazione della tecnologia a livello mondiale. La legge sui mercati digitali mette fine al sempre crescente dominio delle grandi aziende tecnologiche", ha detto il deputato Andreas Schwab, relatore del testo.

Il fatto che la maggior parte di queste aziende siano statunitensi ha scatenato l'ira dei funzionari di Washington che accusano Bruxelles di prendere ingiustamente di mira le imprese della Silicon Valley. In una reazione inviata all'Afp, il gruppo americano Apple ha detto di essere "preoccupato" da "alcune disposizioni che creeranno vulnerabilità inutili di privacy e sicurezza per i nostri utenti, mentre altre ci proibiranno di far pagare la proprietà intellettuale in cui investiamo molto". Sarà introdotta una libera scelta di negozi di applicazioni software, compreso l'aggiramento dell'App Store di Apple, che è stato a lungo nel mirino della Commissione. "Mentre sosteniamo molte delle ambizioni della Dma sulla scelta dei consumatori e l'interoperabilità, rimaniamo preoccupati per i potenziali rischi per l'innovazione e la varietà di scelte disponibili per gli europei", un portavoce di Google ha detto all'Afp, dicendo che avrebbe studiato il testo finale e collaborato con i regolatori sulla sua attuazione.

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