Per Tinder l'amore ha età. E discrimina gli over 30. Un tribunale condanna la più grande app di incontri

Allan Candelore porta il gigante dei social di fronte ai giudici di Los Angeles: "ingiusto pagare il doppio dopo i 30 anni". Tinder si difende, "i giovani guadagnano meno". Ma i giudici non la pensano così ed arriva la condanna

EPA/SASCHA STEINBACH ILLUSTRATION

Evidentemente l'età nell'amore (chiamiamolo così) conta, almeno economicamente. Hai più di 30 anni? Paghi di più. A discriminare gli utenti per l'anno di nascita è Tinder, nella sua versione Plus, quella che da maggiori possibilità di trovare l'anima gemella o, piuttosto, un amplesso più o meno sicuro. E il tutto senza inserzioni pubblicitarie di mezzo.

"Ho 30 anni, perché pagare il doppio?"

La cosa non è piaciuta al trentenne Allan Candelore, un cliente Tinder californiano, contrariato dal dover pagare 19,99 dollari al mese contro i 9,99 degli under 30. Candelore non si è solo lamentato, ha contattato il suo avvocato e portato la cosa di fronte alla giustizia. Ed ora, un tribunale gli ha dato ragione: Tinder è stata condannata per "discriminare" i suoi utenti a seconda della loro età. E ancora più in concreto il modello a pagamento che penalizza gli over 30, ha affermato il giudice, "viola due leggi della California, la legge di diritti civili dell'Unruh e la legge della concorrenza sleale".

Tinder: "I giovani hanno meno soldi". 

Secondo la compagnia, leader mondiale delle app per incontri, la ragione della differenza dei costi è che i clienti più giovani avrebbero meno soldi e sarebbe quindi difficile per loro accedere alla versione Plus senza una tariffa scontata.

I giudici: "Se la discriminante è solo l'età, è discriminazione arbitraria"

Secondo i giudici della Seconda corte distrettuale di Los Angeles, alcune differenze di prezzo in base all'età possono essere giustificate da politiche sociali o economiche, come per esempio gli sconti sui film per bambini o anziani. Tuttavia, chiariscono, un sistema di prezzi basato unicamente sull'età di un cliente equivale a "discriminazione arbitraria, proibita" dalla legge californiana.

Il giudice Brian Currey, che ha condannato Tinder, sostiene che mentre è vero che i clienti più anziani tendono ad avere più denaro dei giovani, è anche vero che le leggi statali sui diritti civili obbligano i clienti ad essere trattati come individui e non come membri di un gruppo per caratteristiche come razza, sesso o età.

Secondo Currey, la politica di Tinder "comporta che gli anziani che guadagnano meno di alcuni giovani finiscano con il pagare il doppio di quelli di meno di 30 anni". Inoltre, il giudice ha sostenuto che la stessa giustificazione addotta da Tinder potrebbe essere usato per giustificare prezzi più alti "anche nelle aree più essenziali del commercio, come i generi alimentari, la benzina...".

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"Una vittoria per i consumatori"

Tinder potrà ora far ricorso alla Corte Suprema dello Stato, ma non ha ancora annunciato se lo farà o meno. E nemmeno come modificherà le sue tariffe dopo la sentenza. Per il momento Alfred Rava, l'avvocato di Candelore, si gode la vittoria: "è un successo significativo per la parità dei diritti dei consumatori". 

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