Tartufo discriminato: abbattere l'Iva e dargli accesso ai fondi Ue

Il caso del tartufo italiano approda alla Commissione Petizioni del Parlamento Ue: riconoscere che è un 'prodotto agricolo spontaneo' aprendo le porta all'Iva al 4% ed agli aiuti della PAC.

EPA/JUANJO MARTIN HIDALGO

Riconoscere il tartufo come "prodotto agricolo spontaneo" abbassando così l'imposizione dell'Iva e rientrando nei canoni che danno accesso ai fondi Ue della Politica agricola comune, la Pac. E' questo il doppio obiettivo della petizione presentata dal Centro Nazionale di Studi sul Tartufo presentata nell'ormai lontano 2015 e discussa oggi dalla Commissione Petizioni del Parlamento Ue.

Da allora le cose sono già in parte cambiate, l'Italia ha infatti abbassato l'Iva sul prezioso alimento dal 22% al 10%, ma non siamo ancora arrivati alla dicitura richiesta dal Centro Nazionale ed a quel 4% di Imposta sul valore aggiunto che ne corrisponde. Nel frattempo nemmeno Bruxelles è stata con le mani in mano, avendo lanciato un'indagine, nel 2016, per verificare se l'Italia non stesse violando la direttiva Iva proprio sul tartufo. 

Il lieto fine per questa vicenda potrebbe, inoltre, essere alquanto vicino, se nella prossima legge di bilancio in via di approvazione il governo introdurrà, come pare, l'emendamento che indica il prodotto come agricolo spontaneo, permettendo così l'ulteriore abbattimento dell'Iva e, soprattutto, mettendo il tartufo nostrano in parità di trattamento con quello francese e spagnolo, che già si giovano della dicitura e possono quindi accedere ai finanziamenti comunitari previsti dalla Pac. Con la sua riunione di oggi la Commissione Petizioni ha voluto comunque mantenere alta la pressione sul governo italiano. 

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