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Domenica, 14 Aprile 2024
Riforme mancate

Il Nutriscore può attendere: Bruxelles rinvia la legge sulla sostenibilità alimentare

Dal programma di lavoro della Commissione europea è scomparsa la proposta che doveva contenere le etichette nutrizionali. Vittoria dei colossi dell'agroalimentare italiano

Addio al Nutriscore, almeno per ora. La Commissione europea non inserirà tra le leggi che presenterà da qui alla fine della legislatura quella sui sistemi alimentari sostenibili, proposta che avrebbe dovuto contenere, tra le altre cose, l'introduzione di etichette nutrizionali uguali per tutta l'Ue.

Il programma di lavoro di Bruxelles per il 2024, caratterizzato dalle elezioni europee, non accenna in alcun modo alla normativa armonizzata sulle etichette alimentari, né a quella più ampia che avrebbe dovuto indirizzare i Paesi del blocco verso una produzione e distribuzione agroalimentare orientata alla protezione dell'ambiente e alla salute dei consumatori. Esultano i partiti di centrodestra (ma anche pezzi del centrosinistra), che avevano avversato queste due riforme, allineandosi alle richieste dei colossi dell'agroalimentare, in particolare quelli italiani.

Il semaforo sconfitto

La riforma dell'etichetta alimentare europea doveva essere uno dei pilastri della Farm to fork – Dalla fattoria alla tavola, la strategia alimentare dell'Unione europea. Invece non c'è traccia del progetto di legge, che doveva essere presentato alla fine del 2022. Il modello per questa etichetta avrebbe dovuto essere il Nutriscore, la cosiddetti "etichetta a semaforo", concepita in Francia e già introdotta su base volontaria in altri Paesi europei, che dovrebbe aiutare i consumatori ad orientarsi negli acquisti alimentari. Contestatissima dall'Italia, sia dall'attuale governo che dai precedenti, l'etichetta concepita da esperti di nutrizione e salute francesi oltre dieci anni fa, era stata considerata sia dai funzionari europei che dagli esperti scientifici consultati il miglior modello di riferimento per un'etichetta europea obbligatoria fronte-pacco, che potesse essere introdotta nei 27 Paesi membri. Ad avversare questo sistema, basato su lettere e colori facilmente riconoscibili dai consumatori, sono state le grandi lobby dell'agroalimentare. In Italia hanno dato battaglia sia Confagricoltura che Coldiretti, ma soprattutto i produttori di cibi particolarmente grassi e/o ricchi di zuccheri, "puniti" eccessivamente dall'algoritmo su cui si basa il Nutriscore, come produttori di salumi e formaggi o di cibi ricchi di zuccheri aggiunti. Eppure numerosi scienziati, anche italiani, lo reputano un modello di riferimento sì migliorabile e con delle storture da modificare, ma che nel suo insieme offre un riferimento di facile lettura per orientare i consumatori.

Nuove priorità e pressioni

Oltre al Nutriscore, manca all'appello del programma di lavoro l'intera legge sui sistemi alimentari sostenibili, la cui presentazione era attesa per questo settembre. La Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, sembra aver messo da parte le grandi ambizioni ambientali con cui aveva iniziato la legislatura, intrappolata dalle urgenze dettate dalla guerra in Ucraina, dall'inflazione e, di recente, dall'esplosione del conflitto tra Hamas ed Israele. Ma soprattutto pressata dagli influenti gruppi dell'agroalimentare, poco propensi a riforme radicali. Dopo l'annacquamento della legge sul Ripristino della natura, resta appeso ad un filo il regolamento sull'uso dei pesticidi nonché le norme relative al benessere animale. Eppure l'attesa era alta nei confronti di una normativa unitaria, che indirizzasse l'Europa verso un cambio di rotta. Col 70% dei suoli che versano in uno stato malsano e rischiano di perder ancor più fertilità, un calo della biodiversità europea e l'obesità che avanza tra la popolazione europea sin dall'infanzia, un indirizzo verso sistemi alimentari più sostenibili e più sani sembrava indispensabile.

Speranze vane

A maggio la coalizione europea Good Food Good Farming (Gfgf), di cui fa parte anche Slow Food aveva organizzato una serie di iniziative, incontri e visite sotto il nome Food for Talk, per ascoltare le istanze dei diversi attori della catena alimentare ed elaborare le richieste da rivolgere ai funzionari ed europarlamentari europei. "L’Unione europea necessita di una legge forte sui sistemi alimentari sostenibili per garantire coerenza e uniformità tra le politiche alimentari, ambientali, sanitarie, agricole e commerciali e stabilire la direzione di marcia verso sistemi alimentari buoni, puliti e giusti", aveva sottolineato Slow Food in una nota. La mancata pubblicazione della legge, avevano predetto i firmatari di una campagna, tra cui l’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB) e l'organizzazione Compassion in World Farming, "significherà non riuscire a raggiungere gli obiettivi dell’Ue in materia di clima, ambiente e salute". Adesso che il quadro e l'impegno politico in chiave sostenibile promesso da Bruxelles sono venuti a mancare, le storture e le speculazioni che hanno guidato finora il sistema agroalimentare europeo sembrano destinate a continuare.

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