Scontro tra semafori alimentari: il primo round lunedì a Bruxelles

Lunedì si riuniscono nella capitale comunitaria esperti della Commissione Ue, associazioni di categoria e industria per decidere qual è lo strumento migliore per indicare il profilo nutrizionale dei cibi. In gioco la salute dei cittadini Ue ma anche la difesa dei nostri prodotti di qualità

European Parliament

La battaglia è quella dei semafori, ma in gioco c'è la nostra salute, oltre ad interessi economici non da poco. Lunedì 23 aprile si apre a Bruxelles il confronto sulle etichette nutrizionali semplificate, appunto i 'semafori', in una riunione con esperti degli Stati membri, associazioni di categoria e operatori del settore privato.

Scontro tra Semafori

L'incontro, il primo di una serie non ancora completamente definita, ha lo scopo di accompagnare la Commissione europea nella stesura del rapporto su esperienze ed effetti dei diversi sistemi di etichettatura nutrizionale a colori in vigore in vari Paesi Ue. Sul tavolo ci sono diverse opzioni che si contendono il diritto a vestire i prodotti alimentari commercializzati nella Ue: dal 'semaforo' britannico nei classici 3 colori al 'nutriscore' francese forte di 5 diversi colori fino al 'keyhole' degli scandinavi, 1 colore solo, il verde, per i cibi considerati 'buoni' per la salute.

Il rapporto di Bruxelles è atteso per fine 2018, tra pochi mesi ma con ben 9 anni di ritardo, visto che la Commissione doveva approvare il suo regolamento sui profili nutrizionali nell'ormai lontano 2009. Recentemente anche la Beuc, l'associazione europea dei consumatori, ha invitato Bruxelles a darsi una mossa.

L'appello dei consumatori

La Beuc vorrebbe di fatto che l'intera Ue introducesse il semaforo francese, il Nutri-Score, approvato per decreto l'ottobre scorso da Parigi. Un sistema che però si scontra contro il no risoluto dell'Italia, tanto del governo quanto di Coldiretti. L'associazione degli agricoltori ha già avvertito a più riprese del rischio del "diffondersi in Europa di sistemi di etichettatura a semaforo che rischiano di essere fuorvianti per le scelte dei consumatori e di colpire ingiustamente produzione di riconosciuta qualità".

E l'allarme di Coldiretti

In sostanza - avverte Coldiretti, perle del Made in Italy, come il Parmiggiano Reggiano o il Grana Padano, potrebbero finire vittima del semaforo Ue. Una posizione condivisa anche dall'eurodeputato del PD-S&D Paolo De Castro. "Respingiamo con forza - ha affermato De Castro - il sistema di etichettatura 'a semaforo', che dalla Gran Bretagna si sta diffondendo in altri Stati europei: non è accettabile che un bollino verde, giallo o rosso possa decretare se un cibo è 'buono' o 'cattivo' per la salute di chi lo consuma, basandosi solo sulla percentuale di sale, zuccheri e grassi che contiene.”

Made in Italy a rischio?

"Il labelling a 'semaforo' - continua l'eurodeputato PD - penalizza invece un olio extra vergine di oliva rispetto a un olio di semi vari, favorisce un formaggio fabbricato senza latte rispetto a eccellenze della nostra tradizione quali il Parmigiano Reggiano o il Grana Padano Dop, senza parlare dei prosciutti di qualità come quello di Parma o San Daniele, tutti marchiati con il ‘bollino rosso’".

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