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Sabato, 13 Aprile 2024
Altro che sovranità alimentare

"Stanno facendo la pasta 'italiana' col grano russo"

La denuncia arriva dai coltivatori di cereali pugliesi che vedono arrivare nel porto di Bari milioni di tonnellate di frumento. In Europa invece si protesta contro il grano Ucraino

Nei porti italiani sta arrivando grano russo, utilizzato da molti produttori di pasta della penisola per approfittare di prezzi più bassi. L'accusa, lanciata dai cerealicoltori pugliesi, è grave e minerebbe i principi della "sovranità alimentare" tanto decantata dal governo guidato da Giorgia Meloni. Da tempo è noto che il Belpaese necessita di grandi quantità di grano proveniente dall'estero, ad esempio dal Canada, per soddisfare l'enorme produzione di pasta tricolore, in larga parte destinata all'estero. I controlli insufficienti e la possibile provenienza da Mosca, uniti alla connivenza dei grandi marchi della pasta, aprirebbero però nuovi scenari ben più gravi di quelli finora analizzati.

Il sospetto

La protesta dei cerealicoltori è esplosa in Puglia, dopo la denuncia dei produttori locali, supportati dalla Regione e da numerosi comuni della principale area di produzione del grano in Italia. I coltivatori di frumento chiedono maggiori controlli perché nel porto di Bari continuano ad arrivare navi con carichi di milioni di tonnellate grano, ufficialmente provenienti da Kazakistan e Turchia. Il sospetto però è che si tratti di una copertura: le imbarcazioni trasporterebbero in realtà grano di origine russa venduto a prezzi inferiori rispetto alle quotazioni vigenti in Italia. Una strategia commerciale furba volta da un lato ad aggirare le limitazioni per le esportazioni da Mosca (anche se ufficialmente risultano esclusi i beni agricoli), e che dall'altro consente ai grandi produttori di pasta di sfruttare materie prime vendute a prezzi decisamente più bassi.

"Se non sappiamo nemmeno da dove provengono e quali standard di salubrità caratterizzano i grani che arrivano nei nostri porti, allora occorre che ci spieghino perché si continua a parlare di Sovranità Alimentare", ha tuonato Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia e vicepresidente nazionale di Cia Agricoltori Italiani nel corso di una conferenza stampa a Bari. "C’è un altro aspetto inquietante, inoltre. Se le massicce quantità di grano importato che arrivano nei nostri porti fossero di provenienza russa, allora saremmo di fronte alla palese e gravissima violazione dell’embargo imposto a chi ha scatenato la guerra in Ucraina", ha aggiunto Sicolo.

Mancano verifiche nei porti

I produttori di cereali chiedono in generale maggiori tutele sia per loro che coloro che acquistano. "Occorre una task force che verifichi nei porti, nave per nave, il dna e la provenienza della valanga di frumento utilizzata per far crollare il valore riconosciuto al grano dei nostri produttori. Bisogna tornare a gridarlo con forza: c’è una paurosa speculazione in atto e l’Italia, con i suoi cerealicoltori e consumatori, è la prima vittima". Gli acquirenti, convinti di acquistare prodotti made in Italy, finiscono col mangiare cibo realizzato in realtà con materie prime provenienti dall'estero. Il problema si pone in particolare per gli alimenti prodotti oltre i confini dell'Unione europea dove i controlli sulla qualità sono inferiori a quelli europei e si fa un maggior uso di pesticidi. "Le quotazioni sono troppo basse e le speculazioni in atto danneggiano enormemente il settore", ha dichiarato Sicolo che con la Cia - Agricoltori italiani ha lanciato una petizione che ha già raggiunto oltre 70mila firme. Oltre alla task force nei porti della penisola, i cerealicoltori chiedono l’attivazione del Registro Telematico e del pacchetto di azioni previste dal programma Granaio d’Italia.

Contadini europei contro Kiev

Il problema della provenienza del grano e delle speculazioni sui prezzi non riguarda solo l'Italia. Nell'Unione europea una battaglia analoga è stata lanciata nei mesi scorsi da parte di cinque Paesi dell'Est Europa, dove i contadini hanno protestato con veemenza a causa dell'invasione di cerali provenienti in tal caso dall'Ucraina. I cinque Stati (Polonia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Slovacchia) hanno però ottenuto da Bruxelles una speciale esenzione, a dispetto dell'accordo che ha eliminato i dazi alle importazioni di beni alimentari provenienti da Kiev e diretti nell'Ue.

In questo modo il frumento ucraino non "sosta" sui loro territori, si evita che venga acquistato a prezzi più bassi e transita semplicemente via terra per garantire le indispensabili esportazioni verso altri Paesi, al momento bloccate via mare a causa del mancato rinnovo dell'accordo sul Mar Nero da parte di Vladimir Putin. Gli agricoltori dell'Europa orientale hanno ottenuto anche uno speciale fondo di 100 milioni di euro, diviso tra i cinque Paesi, per compensare i danni subiti dall'innesto del grano ucraino sui loro mercati.

Diplomazia dei cereali

Una misura poco gradita però agli altri governi del blocco dei 27, che vorrebbero evitare di prorogare questa eccezione, la cui scadenza è prevista il 15 settembre. Kiev a sua volta ha promesso, in caso di proroga, di portare Bruxelles e i governi coinvolti davanti all'Organizzazione mondiale del commercio per contestare l'esenzione. Una situazione critica che potrebbe minari i finora solidi rapporti tra Vlodymyr Zelensky e i partner del blocco europeo.

Nel caso del grano russo (sempre che sia accertato), che arriva nel porto di Bari la situazione sarebbe ben diversa. Ci si troverebbe di fronte ad una speculazione pura e semplice, che avvantaggerebbe proprio lo Stato russo, reputato il nemico numero uno dalle diplomazie occidentali. La questione intanto ha spinto i produttori cerealicoli delle 6 province pugliesi a darsi appuntamento lunedì 11 settembre al Varco della Vittoria posto all’ingresso del porto di Bari. Dalle 10.30 si terrà un sit-in per denunciare le speculazioni economiche sul prezzo del grano che penalizzano gli agricoltori italiani e ingannano al contempo i consumatori.

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