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Martedì, 25 Giugno 2024
La rivolta / Bulgaria

Un intero Paese bloccato dai trattori, il premier accusa : "Contadini terroristi"

Il governo di Sofia ha deciso di revocare l'embargo sui cereali dall'Ucraina, ma i coltivatori hanno protestato in tutto il Paese e puntano ad estendere le restrizioni

Tutta la Bulgaria bloccata dagli agricoltori dopo che il premier li ha accusati di essere dei terroristi. Le manifestazioni sono esplose lunedì 18 settembre, quando i contadini si sono riuniti sui loro trattori, spesso sventolando bandiere nazionali e suonando i clacson mentre bloccavano le strade principali e interrompevano il traffico per esprimere la loro rabbia. "È una rivolta", ha titolato il canale televisivo Nova mostrando le immagini dei 46 blocchi con centinaia di trattori e altre macchine agricole nei punti più nevralgici della rete stradale del Paese.

La revoca del blocco

La Bulgaria insieme ad altri quattro Paesi dell'Unione europea (Ue) dallo scorso aprile era stata autorizzata ad applicare restrizioni all'ingresso di merci agroalimentari da Kiev, in deroga ad un accordo commerciale tra l'Ucraina e il blocco europeo. L'unico obbligo rimasto era di garantire il passaggio delle derrate destinate a raggiungere altri Paesi dell'Ue. Pochi giorni fa il governo bulgaro ha però deciso di consentire la ripresa delle importazioni dall'Ucraina, sostenendo che il divieto ha privato il governo di entrate fiscali comportando inoltre un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Anche l'Unione europea il 16 settembre, il giorno dopo la scadenza dell'autorizzazione, ha deciso di non rinnovare l'embargo da parte dei cinque Paesi dell'Est Europa, ma Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno deciso di imporre unilateralmente i propri blocchi. La decisione ha provocato l'ira di Volodymyr Zelensky e di tutta la sua compagine governativa, che ha minacciato di trascinare i tre Paesi e Bruxelles davanti all'Organizzazione mondiale del commercio.

Estendere le limitazioni

Prima delle proteste l'Associazione nazionale dei produttori di cereali della Bulgaria ha dichiarato in un comunicato che gli agricoltori stanno affrontando "difficoltà senza precedenti" e ha chiesto di prorogare il divieto di una serie di prodotti alimentari provenienti dall'Ucraina. Durante una protesta nella città occidentale di Pernik, a circa 30 chilometri dalla capitale Sofia, Ventsislav Mitkov, presidente dell’Associazione nazionale degli agricoltori uniti in Bulgaria, ha dichiarato all'Associated Press che il loro obiettivo è quello di vietare "assolutamente tutto". Bruxelles sostiene che "le distorsioni del mercato" create dal grano ucraino sono scomparse. Ciò nonostante gli agricoltori dei cinque Stati membri continuano a lamentarsi che una mole eccessiva di prodotti ucraini stia danneggiando la loro sussistenza.

Rifiuto di trattare

I manifestanti in Bulgaria hanno promesso di continuare le proteste fino a quando le loro richieste non saranno state soddisfatte. A far esplodere la rabbia degli agricoltori, oltre alla decisione della revoca del divieto, sono state le affermazioni del premier Nikolay Denkov, che ha definito i produttori di grano dei "terroristi con i quali non intendo trattare". Nei media è risuonata un'ondata di indignazione, di cui hanno approfittato i leader dell'opposizione in parlamento, come anche organizzazioni extraparlamentari che hanno chiesto le dimissioni immediate di Denkov. In piazza, secondo il comitato organizzatore, sono scesi in strada non soltanto i produttori di cereali e semi di girasole, ma anche gli allevatori di bestiame, gli apicoltori e i produttori di frutta e verdura. Le 25 organizzazioni agricole puntano ad una proroga del divieto di importazione di grano ucraino e di semi di girasole nel Paese, nonché di estendere le restrizioni anche a carne, frutta e verdura, latte, miele e latticini. A Sofia il 19 settembre i manifestanti si sono presentati nella capitale per protestare durante il Consiglio dei ministri, molti indossando una maglietta bianca con la scritta in grandi caratteri neri 'Io sono un terrorista'.

Europa divisa

Intanto lunedì 18 settembre si è svolta a Bruxelles la riunione dei ministri dell’Agricoltura dell’Ue. Il rappresentante dell'esecutivo europeo ha esortato i governi di tutti i Paesi del blocco a restare uniti rispetto a questa spinosa tematica. Bruxelles sostiene che l'Ucraina avrebbe accettato di attuare misure per controllare l’esportazione di grano, mais, colza e semi di girasole verso gli Stati membri con cui confina. Entro 30 giorni, ha affermato un portavoce, introdurrà delle proposte per evitare che ondate di cereali affluiscano nei territori del blocco. "L'Italia contribuirà per cercare di mediare rispetto alle posizioni sull'ingresso nell'Ue dei cereali ucraini perché credo che sia un elemento di unità dell'Europa riuscire a evitare da una parte il disinteresse rispetto ai danni che subisce il singolo Stato e dall'altra, evidentemente, i potenziali egoismi che gli Stati possono veder emergere", ha dichiarato a margine del Consiglio AgriFish il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida. Il capo del dicastero ha precisato che "alcune nazioni in questo conflitto hanno fatto di tutto per aiutare l'Ucraina, forse più di altre", facendo espressamente riferimento alla Polonia, uno dei Paesi che ha deciso di rinnovare le restrizioni nei confronti di Kiev.

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