Lo “scippo” dei fondi Ue alle Regioni: “2 miliardi dai territori a Roma per finanziare le riforme di Bruxelles”

La denuncia del governatore della Toscana Enrico Rossi: “Risorse servono allo sviluppo territoriale, lo dicono i Trattati”. D'Amato (M5s): "Mossa dei falchi dell'austerity"

La Commissione europea vuole spostare il 6% dei fondi per la politica di coesione 2014-2020 dalle regioni ai governi nazionali degli Stati membri con l'obiettivo di finanziare le riforme strutturali. E dunque rispettare le raccomandazioni di Bruxelles. Per l'Italia, secondo i calcoli della Regione Toscana, si tratterebbe di una cifra intorno ai 2 miliardi di euro. La proposta ha ricevuto un primo stop dal Comitato europeo delle Regioni grazie a un emendamento presentato dal governatore toscano Enrico Rossi.

“Sono in molti quelli che vogliono diminuire drasticamente l'ammontare del bilancio Ue destinato alla politica di coesione e che chiedono di ridurla a uno strumento per subordinare i fondi strutturali delle Regioni all'adozione di riforme economiche di competenza nazionale – dice Rossi – Noi ci opporremo in tutte le sedi contro questo tentativo”. 

La riserva di efficacia

La proposta della Commissione Ue è di creare una “riserva di efficacia”, ossia un fondo che gli Stati membri possono utilizzare per promuovere le riforme strutturali. “Si tratta di una manovra che porta la firma dei falchi dell'austerity – denuncia Rosa D'Amato, eurodeputata del Movimento 5 Stelle e componente della commissione Sviluppo regionale al Parlamento Ue – Bruxelles vuole legare i fondi per le regioni al rispetto delle raccomandazioni specifiche per paese. Un piano che era stato annunciato per la prossima programmazione, quella post 2020, e che invece è stato anticipato. Non è accettabile che una Regione venga punita per questioni riguardanti il governo centrale”.

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Per Rossi, “si apre la strada a una politica di coesione post 2020 che, per la prima volta, devia dagli obiettivi di sviluppo territoriale che le sono assegnati dai Trattati”.

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