Agenzia Ue del farmaco, oggi si sceglie la sede. L'attesa di Milano

Il capoluogo lombardo dato in pole position, ma non si escludono sorpassi dell'ultima ora. Da risolvere pratiche burocratiche e da trovare 890 alloggi e scuole speciali per 600 alunni.

Presidente Gentiloni a Palazzo Pirelli per la presentazione della candidatura di Milano. ANSA/ PALAZZO CHIGI

Oggi si saprà la destinazione e poi già da subito il via all'operazione trasloco. Una volta conosciuta la sua nuova casa - lo decideranno i ministri dei 27 con Milano che appare al momento in pole position, ma non si escludono sorpassi dell'ultima ora - l'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, dovrà accelerare i tempi e realizzare il trasloco imposto dalla Brexit nel tempo record, per un'Agenzia delle sue dimensioni, di 17 mesi. Per questo il personale dell'Ema prenderà contatti con le autorità della sua nuova sede già subito dopo la decisione di lunedì.

Pratiche amministrative 

Da affrontare diversi problemi, amministrativi e logistici. In primis lo scontato, ma necessario ok da parte delle autorità locali della città prescelta e quindi quello del Board di gestione dell'Ema e delle autorità che controllano il bilancio Ue, Consiglio e Parlamento, ai piani dell'edificio. Un processo che potrebbe richiedere tra i sei e gli otto mesi. In ballo anche l'adeguamento del palazzo alle esigenze dell'Agenzia, altra procedura che si prevede possa richiedere tra i 12 ed i 15 mesi. Al momento solo due delle 19 candidate, Milano con il Palazzo Pirelli e Barcellona con la Torre Agbar, hanno un edificio già pronto, le altre dovrebbero adattare strutture esistenti o procedere a rimodellamenti e costruzioni ex-novo. 

Case e scuole 

Quindi il problema di alloggi e scuole per i dipendenti dell'Ema e per i loro figli. La città prescelta dovrà infatti indicare la disponibilità di 890 alloggi di qualità, a costi accessibili, e ben collegati col trasporto pubblico oltre a trovare posto a scuola ai circa 600 figli che i funzionari porteranno con loro. Si tratta di alunni di età diverse e con esigenze linguistiche particolari. Al momento Milano appare nel ristretto novero delle favorite, assieme a Bratislava, Amsterdam e Copenaghen, mentre Barcellona parrebbe pagare lo scotto della crisi catalana. 

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