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Domenica, 28 Novembre 2021
Fake & Fact

Covid e regioni rosso scuro, la Lega contro l'Ue. Ma la proposta di Bruxelles salverebbe il turismo italiano

Analizzando il testo con cui la Commissione aggiorna le sue raccomandazioni (finora mai seguite) per una gestione comune dell'emergenza coronavirus, emerge che l'Italia sarebbe tra i Paesi che usufruirebbero di minori restrizioni ai viaggi. A eccezione di Veneto, Friuli, Emilia-Romagna e Bolzano

Il Nord-Est è già in rivolta. La Lega è pronta alle barricate. L'eurodeputato del Carroccio, il veneto Paolo Borchia, scrive alla Commissione Ue e attacca l'Ecdc, il centro europeo per il controllo delle malattie, accusandolo di essere inaffidabile. La nuova polemica tra il fronte sovranista (guidato stavolta dal governatore veneto Luca Zaia) e l'Ue riguarda quella che al momento è solo una proposta di Bruxelles, tra l'altro sollecitata dai governi nazionali: l'istituzione di una mappa unica delle regioni europee divise per colori in base ai diversi livelli di rischio Covid-19. Questa mappa dovrebbe valere per tutti gli Stati membri e servirebbe a evitare le chiusure unilaterali dei confini nazionali, consentendo gli spostamenti tra le regioni meno a rischio, e limitando (ma non vietando in assoluto) i viaggi non essenziali dalle regioni con le situazioni epidemiologiche più critiche verso il resto dell'Ue. Nello specifico, chi proviene da una zona rosso scuro (ossia il colore assegnato alle regioni considerate più a rischio), dovrebbe, secondo le raccomandazioni di Bruxelles, sottoporsi a un test preventivo prima di prendere un volo, e poi restare in quarantena per almeno 1 settimana.

Nuove regole?

Si tratta di misure per lo più già applicate in diverse parti d'Europa. Per esempio, il Belgio applica l'obbligo di quarantena a chiunque arrivi dall'Italia, considerata nel suo insieme una zona rossa, senza distinzione alcuna tra le diverse regioni italiane. Ora, proprio per evitare situazioni come questa, ossia di un Paese Ue che limita indistintamente i viaggi verso e da un altro Stato membro, i leader Ue all'ultimo summit di Bruxelles hanno chiesto alla Commissione di presentare una proposta per garantire i minori contraccolpi possibili al turismo (dato che tra febbraio e inizio aprile in alcuni Paesi Ue ci saranno fino 3 settimane di ferie), ma anche e soprattutto all'economia nel suo complesso, in particolare per i trasporti e i lavoratori transfrontalieri. 

La raccomandazione dimenticata

La proposta della Commissione va proprio in questo senso, ed è nei fatti un aggiornamento della raccomandazione varata lo scorso ottobre e mai attuata dagli Stati membri. Il fatto è che, trattandosi di raccomandazione, ogni Paese puo' decidere se seguirla o meno. E già qui sta il primo limite delle accuse mosse dalla Lega e da quelle sollevate più o meno velatamente da alcuni media italiani. Il cui dito, pero', è puntato soprattutto contro la proposta di istituire le zone "rosso scuro", aspetto che ha fatto scattare la rivolta del Nord-Est, in particolare del Veneto, che insieme a Emilia-Romagna, Friuli e Provincia di Bolzano ha attualmente i dati epidemiologici più preoccupanti su scala nazionale.

Finora, l'Ecdc, il centro Ue che monitora la situazione epidemiologica in Europa (e il cui board di esperti - ricordiamo - è composto dai rappresentanti delle autorità sanitarie dei 27 Paesi membri), ha realizzato delle mappe del rischio Covid-19 su base regionale affidandosi a tre livelli di colore: rosso, arancione e verde. Come dicevamo, nessuno le ha seguite finora. E nessuno si è lamentato. Ora, pero', i Paesi membri potrebbero cominciare a farvi affidamento, visto quanto accaduto, per esempio, con le proteste delle stazioni sciistiche. E la Commissione, nel suo aggiornamento, ha proposto di aggiungere un nuovo livello di rischio, il più alto, da indicare con il "rosso scuro". Perché?

La mappa a colori

Facciamo un passo indietro. Nell'ottobre scorso, dopo mesi di richieste da parte degli Stati membri di misure univoche europee valide per tutti e non discriminanti (richieste che per la stessa Lega, insieme a FdI e pezzi di FI, erano più che altro accuse di incapacità rivolte a Bruxelles, come accaduto per i cosiddetti corridoi turistici), la Commissione europea presenta finalmente una proposta di coordinamento che si basa su una mappa della situazione epidemiologica delle regioni. Tale mappa (che vale anche per i Paesi non Ue ma aderenti allo Spazio economico europeo) si basa su una serie di criteri: 

Ogni regione è contrassegnata con un colore:

  • verde se il tasso dei casi registrati (su 100mila persone) negli ultimi 14 giorni è inferiore a 25 e il tasso di positività dei test è inferiore al 4%
  • arancione se il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è inferiore a 50, ma il tasso di positività dei test è pari o superiore al 4%, oppure se il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è compreso tra 25 e 150 e il tasso di positività dei test è inferiore al 4%
  • rosso se il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è tra i 50 e i 150 (sempre ogni 100mila persone) e il tasso di positività dei test è pari o superiore al 4%, oppure se il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è superiore a 150 ma inferiore a 500.
  • rosso scuro se il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è pari o superiore a 500 (ogni 100mila abitanti)
  • grigio se non sono disponibili informazioni sufficienti o se il tasso di test effettuati è inferiore a 300 ogni 100mila abitanti.

In sostanza, per decidere il livello di rischio, l'Ecdc prende in considerazione tre fattori: chi fa pochi test, per esempio, viene contrassegnato con il colore grigio, e quindi non puo' accedere ai "privilegi" di chi è contrassegnato come verde o arancione. Secondo il governatore Zaia "non si possono mettere a confronto regioni che fanno tanti tamponi, e altre che non ne fanno". La stessa linea seguita dal governatore del Friuli, il leghista Massimiliano Fedriga, e dal presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher. Come mostrato sopra, anche queste accuse sono basate su informazioni non corrette, dato che il tasso dei test effettuati è tra i parametri considerati dall'Ecdc per redigere la mappa. Non da ora, ma da ottobre scorso.

Anche nella raccomandazione dello scorso ottobre, poi, la Commissione chiedeva che per le aree più a rischio si attuassero misure come la quarantena obbligatoria e test per chi viaggia (a eccezione per alcune categorie considerate essenziali come più avanti vedremo). Cosa è cambiato adesso? Per capirlo bisogna vedere la mappa attuale: tutte le regioni europee (a eccezione di quelle della Grecia, della Finlandia e alcune della Norvegia) sono rosse. Se la raccomandazione venisse seguita sulla base del testo di ottobre, significherebbe mandare all'aria, per esempio, le speranze di quelle regioni che vorrebbero dare fiato al turismo sfruttando gli ultimi scampoli invernali e la Pasqua. 

Salvare il turismo (dove possibile)

Da qui la decisione, su richiesta espressa dei leader Ue, di "ammorbidire" le misure restrittive per la maggioranza delle regioni europee, focalizzando la stretta su quelle più a rischio. Quali? Quelle dove "il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è superiore a 500 ogni 100mila abitanti" si legge nella proposta della Commissione. A una prima e veloce lettura, sembra che Bruxelles voglia prendere in considerazione un solo parametro, ma la frase va inserita nel contesto della raccomandazione di ottobre, dove è chiaro il riferimento a una combinazione di 3 parametri, compreso quello su un tasso minimo di tamponi.

In base al nuovo colore "rosso scuro", le regioni più a rischio sarebbero a oggi, secondo una prima stima dell'Ecdc che si basa sui dati resi disponibili dalle stesse regioni negli ultimi 14 giorni, una trentina in tutta Europa, tra cui Veneto, Emilia-Romagna, Friuli e la Provincia di Bolzano. A dirla tutta, all'Italia va molto meglio che ad altri Paesi come la Spagna, dove la popolazione che sarebbe interessata dalle eventuali restrizioni sarebbe molto più numerosa rispetto a quella italiana, e in linea con Francia e Germania. Le regioni interessate, infatti, riguardano circa 1/5 della popolazione nazionale. Inoltre, con queste previsioni, si garantirebbe per esempio a Lombardia e Piemonte (che insieme hanno una popolazione più numerosa delle regioni sopra citate) di poter puntare sui turisti appassionati di sci di gran parte dell'Europa, attratti dalla possibilità di trascorrere le vacanze all'estero senza l'obbligo di doversi sottoporre alla quarantena al loro rientro.  

Misure punitive?

Ultimo appunto: il criterio di 500 nuovi casi ogni 100mila abitanti registrato negli ultimi 14 giorni è troppo punitivo? I Paesi europei che hanno superato questo limite hanno fatto di solito scattare un lockdown rigido. In Italia, l'incidenza attuale è di 150 casi ogni 100mila abitanti ed è in lieve calo stando alle ultime rilevazioni. "L’incidenza in decrescita, tuttavia - scrive il ministero della Salute -  è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. Il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100mila in sette giorni e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate".

I viaggi essenziali

Se dovessero scattare le zone rosso scuro, la Commissione raccomanda una stretta rigida solo sui viaggi non essenziali. Gli Stati membri, spiega la Commissione, dovrebbero "cercare di evitare interruzioni dei viaggi essenziali, in particolare per mantenere i flussi di trasporto in linea con il sistema delle corsie verdi", già istituito all'indomani dello scoppio della pandemia, "ed evitare interruzioni della catena di approvvigionamento". Dato l'aumento del rischio, "anche i viaggiatori essenziali come gli operatori sanitari, le persone che viaggiano per motivi familiari o di lavoro imperativi che arrivano da aree 'rosso scuro' dovrebbero essere testati e sottoposti a quarantena, a condizione che ciò non impedisca una funzione o esigenza essenziale". I lavoratori dei trasporti, "la cui esposizione generale alla popolazione durante i viaggi è tipicamente limitata, non dovrebbero essere tenuti alla quarantena e in linea di principio essere esentati dai test", conclude Bruxelles.

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