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Giovedì, 27 Gennaio 2022
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Perché l'Ue non ha (ancora) equiparato vino e birra alle sigarette. E non vuole vietarli

Una relazione non legislativa dell'Aula ricorda che tutte le bevande alcoliche sono state associate al rischio di tumori, ma non per questo c'è un cambiamento delle regole in vista

Vino e birra in Europa saranno bollati come pericolosi per la salute, al pari delle sigarette, e potrebbero addirittura essere vietati. La notizia comparsa su un giornale italiano ha mandato nel panico i produttori dello Stivale, che temono un aumento delle tasse ed etichettature come quelle imposte alle bionde. Ma in realtà al momento non si prospetta alcuna rivoluzione del settore, e si tratta di una interpretazione quantomeno eccessiva di una risoluzione in discussione al Parlamento europeo.

Risoluzione non legislativa

Parliamo di un rapporto della Commissione straordinaria Beca (acronimo che sta per Beating Cancer, battere il cancro), una commissione parlamentare, istituita nel febbraio scorso, che ha la missione di stilare un rapporto che funga da linea guida per un possibile piano d'azione europeo contro i tumori. Oggi al voto andrà lo schema definitivo del report, con l'approvazione di diversi emendamenti chiave (disponibili qui). In seguito, tra gennaio e febbraio del 2022, il dossier verrà sottoposto all'assemblea plenaria a Strasburgo per l'ok definitivo. Innanzitutto bisogna ricordare che i risultati del rapporto non producono un vincolo normativo, quindi anche se si equiparassero birra e sigarette (cosa che non accade), questo non avrebbe alcuna conseguenza per il settore.

La strategia della Commissione

Il timore dei produttori è che, che si tratti di un bicchiere di rosso, di un brindisi a base di prosecco o di una pinta di birra, l'alcol possa essere correlato all'insorgenza di tumori e ad eventi cardiovascolari e che sulle bottiglie potrebbero comparire degli avvisi come quelli che sono obbligatori sui pacchetti di bionde. Di questa eventualità si parla da tempo ma con maggiore insistenza da febbraio scorso, quando la Commissione Ue ha presentato la nuova strategia per la lotta ai tumori, in cui si sottolinea come non solo il tabacco ma anche l'alcol è dimostrato che abbia un ruolo nell'insorgenza del cancro, e per questo Bruxelles si prefigge di portare a una riduzione dei consumi degli europei. Anche qui bisogna innanzitutto ricordare che una Strategia non è una direttiva, dà indirizzi ma non è vincolante. Inoltre proprio nel presentarla il vice presidente della Commissione europea, il greco Margaritis Schinas, aveva assicurato: "Posso garantire che l'Europa non etichetterà il vino come un prodotto nocivo. Il vino è sempre stato parte del nostro stile di vita europeo, fin dall'antichità".

Le indicazioni dell'Oms

Ora a riaprire il dibattito il fatto che nella risoluzione del Parlamento si sottolinea che "minore è la quantità di alcol consumata, minore è il rischio di sviluppare il cancro", si "ricorda che il consumo di alcol è un fattore di rischio per molti diversi tipi di cancro", come quello del cavo orale, della faringe, della laringe, dell'esofago, del fegato, del colon-retto e della mammella femminile, e infine si "ricorda lo studio cui fa riferimento l'Oms, il quale riconosce che non esiste un livello sicuro di consumo di alcol quando si tratta di prevenzione del cancro" e per questo "si sottolinea la necessità di tenerne conto nell'elaborazione e attuazione della politica di prevenzione del cancro". Insomma i deputati chiedono di tenere conto dei fattori di rischio, ma una richiesta di equiparazione tout cort di sigarette con vino e birra non c'è.

Etichettatura

Per quanto riguarda l'etichettatura addirittura gli emendamenti che saranno approvati oggi eliminano dal testo la richiesta (ripetiamo una richiesta, un suggerimento, che non ha però valore legislativo), che un'eventuale etichetta sui rischi per la salute debba essere "evidente", nel senso di appariscente, molto invasiva. Il report poi introduce la richiesta di una "etichettatura digitale", con l'indicazione obbligatoria della lista degli ingredienti contenuti nei prodotti, insieme con le informazioni nutrizionali che li riguardano. Inoltre viene stralciato ogni riferimento al dibattuto Nutri-score, il modello di etichettatura francese “a semaforo”, che condanna gli alimenti più calorici, considerandoli dannosi per la salute senza valutare il regime alimentare in cui sono inseriti. Per il nostro Paese un altro aspetto positivo insomma.

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