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Lunedì, 27 Maggio 2024
Il quadro

Il grande equivoco di Meloni sull'immigrazione europea

Il premier ha detto che finora l'Ue starebbe facendo confusione tra irregolari e profughi. Il quadro però è diverso e più complesso di quello che dipinge la leader di Fratelli d'Italia

L'Europa deve distinguere tra profughi e migranti irregolari. È questa la richiesta arrivata da Giorgia Meloni in una lettera indirizzata ai vertici dell'Ue. "È fondamentale, in primo luogo, distinguere l'accoglienza di profughi e rifugiati dalle politiche migratorie connesse a chi, comprensibilmente, chiede di venire in Europa per ragioni economiche. Confondere i due piani, come si è spesso fatto fin ora, va a discapito proprio dei più fragili e bisognosi di aiuto. E non è giusto", ha scritto il premier nella missiva inviata al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, a quella della Commissione Ursula von der Leyen e a Ulf Kristersson, premier della Svezia, Paese con la presidenza di turno dell'Ue.

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Meloni vuole che il tema sia inserito nell'agenda del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo, ma in realtà l'Unione europea distingue già tra richiedenti asilo da una parte e migranti economici dall'altra, anche se le due categorie spesso si sovrappongono. Questo perché moltissimi irregolari che vengono intercettati sulle nostre coste o nei confini terrestri fanno domanda di asilo anche se provenienti da Paesi non ritenuti "a rischio". Secondo gli ultimi dati di Frontex, nel 2022 sono stati rilevati circa 330mila attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell'Ue: si tratta del numero più alto dal 2016 e un aumento del 64% rispetto al 2021. Come riporta l'agenzia Ue della guardia di frontiera e costiera, dopo il minimo indotto dalla pandemia nel 2020, questo è stato il secondo anno consecutivo con un forte aumento del numero di ingressi irregolari. La rotta più battuta non è però quella del Mediterraneo Centrale, cioè quella che porta in Italia, ma quella dei Balcani occidentali che ha rappresentato quasi la metà del totale. In quest'ultima rotta lo scorso anno sono stati segnalati 145.600 attraversamenti irregolari, addirittura il 136% in più rispetto al 2021. Il numero di rilevamenti nel Mediterraneo centrale è aumentato invece del 51%, una percentuale comunque importante, superando di gran lunga i 100mila sbarchi.

Se guardiamo ai numeri dei richiedenti asilo vediamo però che le cifre sono ben più alte di queste. Secondo i dati del rapporto annuale dell'Easo, l'Agenzia Ue per l'asilo, lo scorso anno gli Stati membri dell'Ue insieme alla Svizzera e alla Norvegia hanno ricevuto 966mila domande di asilo, più del 50% rispetto al 2021 e il massimo registrato dal 2016, quando furono circa 1,3 milioni. A questi richiedenti vanno poi aggiunti i circa quattro milioni di ucraini a cui è stata concessa la protezione temporanea a causa dell'invasione da parte della Russia di Vladimir Putin. Ma molte delle domande di asilo arrivano da Paesi i cui cittadini non ammissibili alla protezione internazionale, come quelli di India, Bangladesh, Marocco, Egitto e Perù, Stati ritenuti "sicuri" da Bruxelles. Alcune richieste arrivano addirittura da nazioni che hanno ottenuto lo status di candidato all'adesione al blocco, come la Turchia, l'Albania, la Macedonia del Nord e la Moldavia.

Con numeri più che raddoppiati, proprio i richiedenti turchi (55mila) sono diventati il terzo gruppo più numeroso dopo siriani e afghani. Queste richieste di asilo sono solitamente motivate non dal rischio di morte dovuto a una guerra, ma da quello di persecuzione dovuto al proprio orientamento sessuale o alla propria etnia, come avviene ad esempio con i curdi. In ogni caso, Paese sicuro o meno, le domande devono essere processate e analizzate e questo comporta un lavoro importante. "Le richieste di asilo sono tre volte superiori agli arrivi irregolari e stanno sovraccaricando le capacità di accoglienza", ha lamentato il mese scorso Ylva Johansson, la commissaria europea per gli Affari interni, sottolineando che "molti di questi richiedenti non hanno bisogno di protezione internazionale" e spiegando che oltre il 60% di queste richieste è destinato a concludersi con una decisione "negativa", ovvero un rifiuto dell'asilo e un ordine di lasciare il territorio dell'Ue.

Un problema ulteriore è che il blocco di fatto non riesce a mandare le persone la cui richiesta è stata bocciata nei loro Paesi di transito o di origine, con un tasso di rimpatrio del 21% nel 2022. Per questo si sta pensando di utilizzare in maniera più severa l'articolo 25 bis del Codice dei visti dell'Ue, quello che permette di imporre misure restrittive ai Paesi terzi che rifiutano di collaborare alle riammissioni. Un'altra idea che sta tornando alla ribalta, su cui insiste il governo Meloni è che è stata anche inclusa in un documento programmatico dei Popolari europei, è quella di creare degli hotspot, dei campi profughi concepiti come punto di prima accoglienza per i rifugiati, direttamente in alcuni Stati africani.

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Questa ipotesi non è nuova, e addirittura se ne parlava già all'epoca della presidenza della Commissione di Jean-Claude Juncker, ma la difficoltà di realizzarli davvero l'ha fatta uscire ormai dai piani di Bruxelles. Per mitigare il problema degli ingressi irregolari, alcuni Paesi come l'Italia e la Grecia da tempo starebbero utilizzando uno stratagemma piuttosto semplice. Per evitare di doversi fare carico dell'accoglienza basta evitare di registrare gli ingressi irregolari, in quanto molti migranti di fatto sbarcano sulle nostre coste ma in realtà vogliono andare in nazioni più ricche come la Germania o il Regno Unito.

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Recentemente ha suscitato clamore proprio in Germania un rapporto dell'Ufficio federale per le migrazioni e i rifugiati (Bamf), secondo cui dei 151.277 migranti giunti nella nazione nel 2022 per presentare domanda d'asilo, ben due terzi (ossia 101mila) "non avevano riscontro su Eurodac". Eurodac è il database europeo delle impronte digitali che gli Stati Ue devono usare per registrare coloro che chiedono asilo o che vengono fermate mentre varcano irregolarmente una frontiera esterna dell'Ue. Se 101mila migranti irregolari sono arrivati in germania senza essere stati registrati in quel database è difficile pensare che siano giunti tutti in aereo, ma è più semplice credere che queste persone o sono riuscite a sfuggire ai controlli alle frontiere esterne o che sono state lasciate andare senza essere registrate. Questo perché, secondo le regole di Dublino, un Paese di secondo approdo ha diritto di rimandarle indietro un migrante irregolare in quello di primo ingresso, come ad esempio l'Italia o la Grecia. Ma se non si sa da dove è entrato, si deve far carico della sua accoglienza.

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