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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Crisi energetica

L'Ue vuole un nuovo indice per i prezzi del gas, ma solo di quello liquefatto

Bruxelles sta lavorando a un benchmark alternativo a quello del Ttf della borsa di Amsterdam, da cui dipendono (per ora) le nostre bollette

Nel suo pacchetto di misure per frenare l'aumento dei prezzi e colpire gli extra profitti delle compagnie energetiche, la Commissione europea ha proposto anche di creare un nuovo indice dei prezzi del gas alternativo al Ttf, il benchmark di riferimento del mercato Ue del metano da cui dipendono, in ultima istanza, le nostre bollette. Il nuovo indice non si applicherebbe al gas naturale che arriva via gasdotto, ma a quello liquefatto che sempre più navi da tutto il mondo, e in particolare dagli Stati Uniti, stanno consegnando all'Europa per controbilanciare i problemi nelle forniture dalla Russia. L'idea di Bruxelles non convince tutti gli esperti, e per alcuni potrebbe non solo essere inefficace, ma anche controproducente. 

Cos'è il Ttf

Partiamo innanzitutto dal Ttf: sconosciuto ai più per tanto tempo, il suo nome è balzato agli onori della cronaca con lo scoppio dell'ultima crisi energetica e della guerra in Ucraina, venendo indicato da diversi commentatori come una delle principali cause dei rincari energetici, il luogo dove trader e lobby fossili, compresa la russa Gazprom, hanno architettato una strategia speculativa per far schizzare in alto i prezzi e realizzare profitti stratosferici. In realtà, finora, il Ttf era considerato in modo quasi universale una storia di successo per il mercato energetico europeo.

Tutto parte negli anni '90, quando l'Unione europea decide di liberalizzare il mercato del gas per sottrarlo agli svarioni sui prezzi del mercato del petrolio, cui era collegato. Nascono così gli hub europei, mercati del gas dove aziende e investitori contrattano gli acquisti di metano. Gli hub sono diversi (c'è anche l'italiano Psv), ma alla lunga il Ttf, che ha sede ad Amsterdam, si è affermato come il mercato di riferimento, scalzando nel tempo anche il britannico Npb. Nel 2021, per esempio, in Olanda ci sono stati scambi di gas per 53mila Twh di elettricità, ricorda l'Avvenire, mentre nel Npb sono stati 6mila e nel Psv appena mille. Gazprom, per esempio, nel 2020 ha spostato il grosso dei suoi contratti a lungo termine con i clienti dal prezzo del petrolio a quello del Ttf.

Il merito del successo della borsa di Amsterdam è anche dell'esperienza dei suoi proprietari, quelli dell’Intercontinental exchange (Ice), "gigante delle piattaforme finanziarie fondato nel 2000 da Jeffrey Sprecher con il sostegno delle grandi banche di investimento - scrive ancora l'Avvenire - Ice è un gruppo da 7,1 miliardi di dollari di fatturato che dal 2013 controlla anche il Nyse, cioè la Borsa di New York". A livello operativo, il Ttf è gestito direttamente dallo Stato olandese, attraverso la società pubblica Gasunie.

La liberalizzazione del mercato del gas

La liberalizzazione del mercato del gas è sembrata funzionare finora, garantendo stabilità nei prezzi e facendo risparmiare i consumatori europei: secondo uno studio dell'Agenzia internazionale dell'energia, se nel decennio passato il prezzo del metano fosse rimasto agganciato a quello del petrolio come in passato, i Paesi Ue avrebbero speso circa 70 miliardi di dollari in più. Inoltre, il meccanismo con cui si formano i prezzi dell'elettricità, ossia il fatto che tutti i produttori di elettricità vendono al prezzo della fonte energetica più costosa, è stato salutato con favore dal settore delle rinnovabili, che hanno potuto così competere alla pari con i big del fossile e far crescere i loro affari.

La recente crisi, però, ha messo in crisi questo chema: già nel 2021, l'Europa ha dovuto pagare il gas a un sovraccosto complessivo di 30 miliardi di euro rispetto a un eventuale prezzo legato al greggio, e il 2022 si annuncia decisamente peggiore. Diversi esperti continuano a sottolineare che il Ttf, comunque, resta uno strumento valido e che l'attuale situazione è frutto solo di un'eccezionale convergenza di fattori economici e geopolitici, mentre le eventuali speculazioni, magari guidate dalla Russia, hanno un ruolo solo marginale. Ma questa tesi comincia a vacillare, e adesso Bruxelles e i governi vogliono riformare il quadro.

Le proposte di riforma

Una delle proposte nei mesi scorsi era quella di disaccoppiare il prezzo del gas da quello delle altri fonti di energia, in modo da alleggerire il peso delle speculazioni nel Tff sulle bollette, ma l'idea non ha trovato consensi, anche tra i fautori delle rinnovabili. Un'altra proposta, avanzata anche dagli esperti della Commissione Ue, è di introdurre una speciale regolamentazione per aumentare la supervisione e la trasparenza della borsa di Amsterdam, ma a quanto pare questa idea non fa felice il governo olandese, che si sentirebbe scavalcato da Bruxelles.

La terza strada, infine, è quella di intervenire sul Ttf "sganciandolo" dal gas naturale liquefatto, ossia creando un nuovo concorrente, un indice dei prezzi per il solo gnl. Il motivo del focus sul gnl è dovuto a quello che sta succedendo (anche) per via della guerra in Ucraina: la riduzione delle forniture via gasdotto dalla Russia, ha spinto i Paesi Ue a riempire gli stock affidandosi in modo massiccio alle importazioni di gnl, che nel 2022 dovrebbero triplicare quelle del 2021, già in crescita rispetto al passato.

La "sete" improvvisa dell'Europa di scorte ha spinto gli operatori ad alzare il prezzo di vendita nei cosiddetti contratti spot (quelli last minute), adeguandoli proprio al Ttf (fino al 2019, i tre quarti dei contratti globali a lungo termine di gnl erano indicizzati al petrolio). Di contro, gli acquirenti Ue non hanno avuto da ridire sui rialzi per evitare il rischio di perdere i carichi di gnl e spingere i fornitori (Usa, Russia, Qatar, Nigeria e Algeria tra gli altri) a produrre di più. La corsa alle scorte ha avuto effetti anche paradossali: per esempio, Mosca ha ridotto i suoi rifornimenti via gasdotto verso l'Europa, ma ha aumentato quelli di gnl via nave. 

Il peso del gnl

Il risultato di tutto questo è stato che adesso, più che dai fattori che alimentano l'andamento dei prezzi del Ttf, i prezzi del gnl " sono  largamente influenzati dal fatto che l’Europa è in competizione con l’Asia" per accaparrarsi le scorte di gas liquefatto , si legge in un  documento della Commissione. Da qui, l'idea di c reare " un nuovo benchmark per il g nl basato sulle transazioni e sulla valutazione dei prezzi oggettivamente verificabili per le consegne dei carichi". 

Questo nuovo indice aiuterà a ridurre le bollette di famiglie e consumatori europei? Nell'immediato, non di sicuro. Per mettere in piedi un nuovo benchmark ci vorranno mesi solo per la fase di discussione interna tra i Paesi Ue. Bruxelles ha pianificato di presentare la sua proposta sull'indice alternativo nei primi mesi del 2023, a cui seguiranno le inevitabili trattative tra governi. Ci vorranno poi i tempi tecnici per metterlo in funzione. Senza dimenticare che i primi effetti si avranno sui contratti spot (quelli last minute, ossia non siglati per forniture di lungo termine) che vengono fatti con un orizzonte di 4-6 mesi. 

La Commissione sa bene di questi limiti temporali, e proprio per questo ha proposto di fissare un tetto al gas importato dall'Ue nell'attesa che il nuovo benchmark entri in funzione. Per Bruxelles, gli occhi sono puntati sul futuro, neppure troppo lontano: il predominio dei gasdotti nel mercato europeo è destinato a ridursi. Il gnl diventerà sempre più importante, non solo in Ue, ma a livello globale. Un report dell'Ewi, l'Istituto di studi economici sull'energia dell'Università di Colonia, sugli sviluppi nei mercati globali del gas, stima che da qui al 2030 gli Usa potrebbero esportare fino a 110 milioni di tonnellate all'anno verso l'Ue, il che equivale al 90% del gas che la Russia pompava verso il Vecchio Continente fino all'anno scorso. E se nel 2021 il commercio globale del gnl ha toccato il suo massimo storico, con 372 milioni di tonnellate di export, tale cifra potrebbe raddoppiare in meno di dieci anni.

Tra i nuovi attori di questo mercato globale sta facendo il suo ingresso la Germania, che sta costruendo in fretta e furia dei terminali portuali di cui finora era sprovvista. Il cancelliere Olaf Scholz, a fine settembre, ha fatto il tour dei Paesi del Golfo per assicurarsi le future forniture di gnl da Emirati Arabi, Qatar e Arabia Saudita. E qualche giorno dopo, il suo vice, il verde Robeck Habeck, ha attaccato gli Stati Uniti per i prezzi "astronomici" con cui vende il gnl all'Europa. Un nuovo benchmark che abbassi i costi del gas liquefatto potrebbe dunque essere una buona notizia per Berlino, in prospettiva. Sempre che, come scrive l'Economist, l'Ue non rischi un giorno di rimpiangere il Ttf. 

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