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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Il "Texas" europeo

Pistole 3D e guerra: anche l'Europa ha un problema con le armi da fuoco

Nell'Ue sono collegate a 6.700 morti ogni anno. Una direttiva del 2017 ha introdotto norme più stringenti: ma finora solo 10 Stati le hanno applicate in toto

All'inizio dell'anno, una indagine dell'Europol aveva portato al sequestro di oltre 1.500 armi. Molte di queste erano pistole a salve convertite in armi da fuoco, come quella utilizzata nel luglio del 2021 dal sicario che uccise il giornalista olandese Peter de Vries. Sempre nei Paesi bassi, le autorità anti-crimine hanno lanciato l'allarme sulle armi stampate in 3D: i progetti si trovano online, il resto fanno le stampanti. La polizia olandese ha segnalato all'Europol che tra le armi sequestrate, il numero di quelle fabbricate autonomamente, spesso in laboratori ad hoc, è di anno in anno in aumento. E il timore è che non solo i criminali, ma anche gli estremisti e gli hobbisti utilizzino le stampanti per avere una pistola o un fucile a basso prezzo. Del resto, anche se non siamo negli Stati Uniti, l'Europa ha da tempo un problema con le armi: stime recenti hanno calcolato che ogni anno quasi 7mila cittadini Ue muoiono a causa di ferite da armi da fuoco, circa 1 decesso ogni 100mila abitanti.

Quasi 80 milioni di armi in mano ai cittadini europei

Un rapporto del Flemish Peace Institute del 2015 su armi da fuoco e morti violenti in Europa stima che in Europa i civili dispongano di circa 79,8 milioni di armi da fuoco, tra quelle detenute legalmente e quelle illegali. Il rapporto afferma che attualmente ci sarebbero almeno 25 milioni di persone che posseggono una pistola nell'Ue. Gli europei hanno soprattutto fucili (per esempio, fucili da caccia) e, in misura minore, pistole e revolver. In cifre assolute, si ritiene che un gran numero di queste armi da fuoco possano essere possedute in Germania (25 milioni), in Francia (13 milioni) e in Italia (8 milioni), anche se alcuni Paesi come la Finlandia, Cipro o Svezia hanno tassi di possesso di armi più elevati pro capite. 

Secondo lo studio circa 6.700 persone nell'Unione europea muoiono ogni anno a causa di ferite da arma da fuoco e l'analisi dei dati da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità per il periodo 2000-2012, citata nella relazione, mostra che quasi tre quarti di queste morti fossero suicidi mentre nello stesso periodo gli omicidi rappresentavano il 15% dei decessi. La relazione stabilisce anche una relazione diretta tra il possesso di armi da fuoco e il numero di morti sottolineando che in Paesi con più armi da fuoco avvengono generalmente di più morti. Una tesi che contraddice con i numeri le opinioni di chi, come Donald Ttrump, afferma che una strage come quella Sutherland Springs non abbia nulla a che fare con la semplicità con cui negli Stati Uniti si possono comprare armi.

Il mercato nero delle armi e la direttiva Ue

In Europa, almeno 67 milioni di armi sarebbero non registrate o detenute illegalmente. Nel 2017, sulla scorta degli attentati terroristici che avevano mostrato la facilità per i criminali di entrare in possesso di un'arma, Bruxelles ha approvato una riforma delle leggi sul controllo delle armi, con norme più stringenti per fermare questo mercato. La nuova direttiva classifica le armi da fuoco in quattro categorie (da A a D) e stabilisce le norme per il loro uso civile. Le armi da fuoco più pericolose, quelle della categoria A, possono essere di proprietà privata solo se sono state disattivate o in seguito a speciali droghe fornite da uno Stato membro.

Cosa dice la direttiva Ue sulle armi da fuoco

La direttiva è in fase di recepimento da parte degli Stati membri: in un report del 2021, l'Ue segnalava che ben 17 Paesi su 27, tra cui l'Italia, non avevano ancora completato la trasposizione delle nuove norme. Nel frattempo, le autorità di contrasto della criminalità di diversi Stati europei hanno segnalato una recrudescenza del mercato nero. Mentre di recente, con lo scoppio della guerra in Ucraina, si è registrato in alcuni Paesi un aumento degli acquisti legali. La Polonia, per esempio, sta valutando di rilassare le norme per consentire ai cittadini di armarsi ed essere pronti a un'eventuale invasione russa. 

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