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Giovedì, 26 Maggio 2022
Il documento

L'Europa non è pronta a una guerra contro la Russia

Munizioni all'Ucraina e carenze storiche: la Commissione ha stilato l'elenco della capacità militari dei Paesi membri. E avverte: "Deteriorato il panorama della sicurezza Ue"

Le difese aeree, ma anche carri armati e forze navali. Ostacoli alla mobilità e alla logistica. E poi buchi nella rete satellitare e nella sicurezza informatica. Senza contare il repentino esborso di munizioni spedite all'esercito ucraino e non ancora sostituite. È lunga la lista delle carenze degli eserciti dell'Ue stilata dalla Commissione europea. Un documento, reso noto da El Pais, che è stato preparato per il prossimo vertice straordinario di Bruxelles. E che lancia un avvertimento preoccupante: l'Europa non è pronta a uno scenario di guerra aperta contro la Russia.

I talloni d'Achille

"La difesa dei Paesi europei ha quasi tanti talloni d'Achille quanti sono i soldati", scrive il quotidiano spagnolo. L'elenco dei problemi strutturali e organizzativi, che l'esecutivo Ue ha messo in fila su richiesta degli stessi Stati membri, "comprende le difese aeree per proteggere le città o le infrastrutture chiave da attacchi di missili, droni di sorveglianza e aerei da combattimento, carri armati e forze navali". A questa mancanza di armi su larga scala "si aggiungono ostacoli alla mobilità e alla logistica, l'assenza di una rete di connettività satellitare con copertura europea e crittografata, buchi nella sicurezza informatica e carenza di munizioni dopo le spedizioni di materiale per aiutare l'esercito ucraino". 

Per queste ragioni, la Commissione europea, presieduta dall'ex ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen, ha invitato i governi dei 27 a rafforzare le proprie capacità in tempi rapidi. La corsa al riarmo è impellente perché l'aggressione russa contro l'Ucraina “ha sostanzialmente deteriorato il panorama della sicurezza nell'Unione europea” e aumentato le "minacce". La bozza di documento di Bruxelles sottolinea come la guerra scatenata dal presidente russo Vladimir Putin contro l'Ucraina abbia rivelato "gli effetti negativi, non solo di anni, ma di decenni, della bassa spesa per la difesa in tempo di pace".

Aumento della spesa

Secondo i calcoli della Commissione, finora la spesa complessiva dei Paesi Ue per la difesa è stata di circa 200 miliardi di euro all'anno. Il totale dovrebbe aumentare di 60 miliardi se i 21 Stati membri che fanno parte della Nato raggiungeranno l'obiettivo di investire nella difesa l'equivalente del 2% del Pil. Ma gli eventuali nuovi investimenti nazionali non saranno sufficienti a migliorare lo stato della sicurezza del Vecchio Continente se non ci sarà un reale coordinamento tra gli eserciti, cosa fino a oggi solo abbozzata nell'ambito della Pesco, ossia la politica di cooperazione sulla difesa varata dall'Ue nel 2015 anche in seguito alla guerra in Crimea. 

Secondo la Commissione, una frammentazione della spesa a livello nazionale rischia di finire per alimentare le industrie belliche non europee. "Purtroppo, altri precedenti aumenti di spesa", si legge nel documento in riferimento agli Stati Uniti, sono andati a beneficio dei "nostri alleati". E, "quel che è molto peggio" dei "nostri rivali". Da qui il richiamo a indirizzare i nuovi investimenti verso l'acquisto congiunto di armamenti, che nel 2020 si era fermato all'11% del totale, contro il 35% del target fissato dall'Ue. 

Acquisti congiunti

Con questo documento, la Commissione spera di poter ottenere finalmente una vera centralità nel coordinamenteo della difesa europea. Il primo possibile passo in tale direzione riguarda le necessità più urgenti, come ricostituire le scorte di munizioni svuotate in parte per aiutare l'Ucraina: come successo per esempio per i vaccini anti-Covid, Bruxelles si propone di fare da centrale di acquisto ed evitare così “una corsa agli ordini, che provocherebbe una spirale dei prezzi e l'impossibilità per gli Stati più esposti di reperire il materiale necessario", scrive la Commissione.

Questa modalità di azione, sempre secondo l'esecutivo Ue, dovebbe diventare "la norma piuttosto che l'eccezione", anche per i risparmi economici che comporterebbe. Bruxelles propone anche di stimolare le spese militari attraverso degli incentivi economici comunitari. E cita l'abolizione della norma che impedisce alla Banca europea per gli investimenti di finanziare il settore della difesa. Anche il neocostituito Fondo europeo per la difesa, dotato di 8 miliardi di euro fino al 2027, "dovrebbe essere ampliato e riformato in modo da poter finanziare tutte le fasi del ciclo produttivo delle armi e non solo, come avviene ora, fino alla fase del prototipo", spiega El Pais. Per rimpinguarlo, però, servirebbe una rinegoziazione dei bilanci comunitari per il periodo 2021-2027. Rimettere mano al bilancio pluriennale dell'Ue è un po' come riaprire il vaso di Pandora. Ma Bruxelles sembra contare sul fatto che la guerra in Ucraina possa spingere i governi a più miti consigli. E a mettere da parte i nazionalismi, non solo quelli militari.

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