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Lunedì, 27 Giugno 2022
Reality check

Perché l’acquisto comune di gas dell’Ue si annuncia problematico

Dalle regole sulla concorrenza all’aumento dei prezzi, non sono pochi gli ostacoli alla strategia di Bruxelles per far comprare metano agli Stati membri come ad un unico blocco

Per sganciarsi dalla dipendenza dagli idrocarburi russi, l’Ue sta considerando l’acquisto congiunto di gas naturale. Se i Ventisette si muovono come un solo acquirente sul mercato energetico, si sostiene a Bruxelles, otterranno prezzi più vantaggiosi e potranno esercitare un maggiore potere contrattuale. Ma potrebbero esserci dei problemi nascosti dietro all’apparente semplicità di un progetto del genere.

I leader degli Stati membri, riuniti al Consiglio europeo lo scorso 24-25 marzo, hanno concordato di “lavorare insieme sull’acquisto comune volontario” di gas e altri combustibili. Le cancellerie si sono ispirate al successo ottenuto nell’acquisto congiunto di vaccini, ma, come osserva Politico, il gas naturale è una faccenda più complicata.

Secondo il quotidiano, un sistema comune di acquisto del gas rischierebbe non solo di distorcere le norme sulla concorrenza e il mercato energetico internazionale, ma anche di innescare conflitti tra Stati membri e tra i governi e le compagnie energetiche. Del resto, c’è l’esempio storico di un fallimento nel creare un sistema simile: quello per l’acquisto congiunto di combustibile nucleare, ostacolato in primis dalla Francia.

Tanto per cominciare, per funzionare davvero lo schema dovrebbe coinvolgere tutti gli Stati membri, mentre pare che solo i Paesi interessati prenderanno parte alle contrattazioni. Secondo le anticipazioni della Commissione, raccoglieranno gli ordini di gas e abbineranno le forniture attraverso negoziati bilaterali con i produttori. Tuttavia, molti membri Ue hanno già le mani legate da contratti di fornitura a lungo termine, dunque dalla piattaforma comune potrebbero comprare solo quote aggiuntive, rendendo il tutto meno attraente per i produttori.

C’è poi il grosso problema delle norme sulla concorrenza, che costituiscono il cardine della costruzione economica europea. Infatti, riunire i compratori per spingere artificialmente al ribasso i prezzi energetici potrebbe essere visto come un cartello illegale. Senza contare che per assicurarsi di ottenere il miglior accordo si dovrebbero condividere informazioni commerciali sensibili, il che potrebbe essere visto come un’operazione tacita di collusione. Gli esperti suggeriscono che potrebbero esserci delle scappatoie legali, ma rimarrebbe una situazione almeno parzialmente ambigua.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha sottolineato che non saranno i governi, ma le aziende a firmare i contratti. Ma se l’Ue negoziasse su una piattaforma speciale degli accordi favorevoli a compagnie energetiche private o partecipate potrebbe scattare la sirena dell’antitrust. Anche perché si porrebbe il problema di come selezionare le aziende che partecipano: chi può unirsi a questo cartello, chi lo decide e con quali criteri?

Si pone inoltre il problema della divisione del metano acquistato in comune. Naturalmente, gli Stati membri non hanno tutti lo stesso bisogno di sostituire il gas russo. Così come non tutti hanno gli impianti di stoccaggio per l’immagazzinamento o i terminali rigassificatori per trattare il gas liquefatto che arriva via mare sulle metaniere.

Questo, nota Politico, creerà dei problemi al momento di ripartire i volumi e soprattutto calcolare i prezzi finali, perché questi varieranno a seconda delle tasse per il transito attraverso i gasdotti e per la rigassificazione nel caso del gnl. Se, invece, si volesse centralizzare anche le operazioni di liquefazione/rigassificazione e transito, oltre all’acquisto, si solleverebbero ancora più preoccupazioni relativamente all’antitrust.

Relativamente ai prezzi del gas, l’Ue rischia anche di tirarsi la zappa sui piedi da sola. Infatti, ogni speculazione sulle strategie di Bruxelles ha un impatto sul mercato energetico. Ad esempio, quando a marzo la Commissione ha proposto di obbligare i Ventisette a riempire al 90% le loro riserve entro ottobre, i prezzi del gas sono schizzati alla cifra record di 210 euro per megawatt-ora (a gennaio erano 70). Quando la Commissione ha aggiustato il tiro, concedendo uno stoccaggio all’80% entro novembre, i prezzi sono scesi a 108 euro al megawatt-ora.

Infine, all’Ue servirà flettere dei “muscoli politici” che non è abituata ad usare. I produttori globali decidono prezzi record per le forniture limitate, secondo gli equilibri della domanda e dell’offerta: per considerare la vendita di gas a prezzi calmierati ai Paesi europei (il più grande mercato del mondo), questi avranno bisogno di adeguate garanzie, soprattutto se per farlo dovessero tradire clienti di lunga data.

“Non vedo nessun produttore rinunciare ai profitti e alle tradizionali relazioni di fornitura, a meno che non ottenga un enorme beneficio politico, che probabilmente l’Ue non può dare, è qualcosa che solo gli Stati Uniti possono fare”, ha commentato Brenda Shaffer del Global energy center dell’Atlantic Council. E tuttavia, secondo Georg Zachmann del think tank Bruegel, per difficile che possa essere “ne abbiamo bisogno”. Ventisette ministri nazionali che corrono in giro per il mondo a siglare contratti energetici hanno poco senso, ha detto.

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