Venerdì, 22 Ottobre 2021
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La "global tax" vale 2,7 miliardi all'anno per l'Italia. Ecco quanto pagheranno le "nostre" multinazionali

Accordo mondiale sulla tassa comune al 15% per le grandi imprese. Lo studio dell'Osservatorio fiscale europeo

Quanto vale la tassa minima globale sulle multinazionali? L'aliquota al 15% sui profitti delle grandi imprese su cui hanno trovato l'accordo ben 136 Paesi Ocse, tra cui l'Unione europea e gli Usa, varrebbe 111 miliardi solo per i Paesi del G7. Per l'Italia, l'incasso annuale sarebbe di 2,7 miliardi. Mentre l'intera Ue incasserebbe 48,3 miliardi, oltre la metà di quanto la Commissione spera di raggranellare annualmente sui mercati con i bond del Recovery fund (che a differenza delle imposte riscosse, sono soldi che prima o poi dovremo restituire, con gli interessi). E' quanto ha calcolato il neonato Osservatorio fiscale europeo in uno studio sull'impatto di una potenziale tassa minima comune sui profitti.

Chi ci guadagna

Lo studio, elaborato a giugno, dunque prima dell'accordo tra i Paesi Ocse, valuta tre scenari potenziali, anche per rispondere alle critiche che accompagnano sempre le proposte di maggiori tasse sulle mutinazionali, ossia che tali aumenti di imposte farebbero fuggire i capitali (e i posti di lavoro) fuori dal Paese che li applica, a favore di chi invece impone carichi fiscali minori alle grandi imprese. Proprio per questa ragione, lo scenario migliore secondo gli esperti dell'Osservatorio è proprio quello che si è concretizzato in questi giorni, con la "global minimum tax" tra i Paesi che aderiscono all'Ocse. Anche se lo studio sottolinea come l'ipotesi Usa, ossia una tassa al 21%, avrebbe portato decisamente più soldi alle casse pubbliche europee.

Con una imposta minima mondiale al 21% (la proposta originaria degli Usa all'Ocse), gli Stati Ue incasserebbero in un anno circa 98 miliardi (l'Italia 7,6). Con una tassa al 25% si salirebbe 167,8 miliardi per tutta l'Ue (di cui 11 circa per l'Italia). Infine, con una tassa al 30% si arriverebbe alle cifre indicate all'inizio (269,7 per i Paesi Ue nel complesso, e 15,7 per l'Italia). L'aliquota al 15%, quella concordata alla fine, porterebbe un incasso per i 27 Stati Ue di 48,3 miliardi. Per gli Usa, la tassa comune porterebbe 40,7 miliardi, mentre Canada e Giappone incasserebbero rispettivamente 16 e 6 miliardi. 

tasse ue 1-2

Queste risorse provverranno dalla tassazione delle proprie multinazionali, che dovrebbe scattare nel 2023: ogni Paese, infatti, applicherà l'imposta minima alle grandi aziende e banche che hanno la sede centrale sul suo territorio. L'eventuale corsa all'estero alla ricerca di un fisco più generoso, si legge nello studio, sarà vanificata dall'accordo internazionale. L'Osservatorio smonta anche il luogo comune per cui siano i giganti statunitensi o di altre parti del mondo ad avvantaggiarsi del far west fiscale nell'Ue: "Per l'Unione europea nel suo insieme, si avrebbe un introito potenziale molto più alto dall'aumento delle tasse sulle società dell'Ue che dalla tassazione delle società non Ue - si legge nello studio - Se vuole generare risorse significative, ad esempio per pagare il costo della pandemia di Covid-19, è quindi essenziale che l'Unione europea si concentri sulle proprie multinazionali". 

Quanto pagherebbero Eni e Unicredit

Chi sono? Lo studio fa alcuni nomi e cognomi. Per esempio, con una imposta al 15% il gigante petrolifero olandese Shell pagherebbe 1,3 miliardi di tasse sui suoi profitti. Il big tedesco delle assicurazioni Allianz verserebbe all'erario di Berlino 286 milioni di euro. E anche l'Italia potrebbe contare sui propri colossi nazionali: da Intesa Sanpaolo, lo studio calcola introiti per 40,1 milioni di euro, mentre altri 72 milioni arriverebbero dai profitti di Unicredit. Anche i big dell'energia tricolore darebbero il loro contributo: l'Enel con 57 milioni, l'Eni con 63.

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