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Sabato, 1 Aprile 2023
Il caso / Siria

Il caso delle sanzioni alla Siria che bloccherebbero gli aiuti umanitari

Ong e associazioni chiedono di rimuoverle per permettere di inviare sostegno al Paese, ma l'Unione europea controbatte: "Se aiutiamo la Turchia è perché loro lo hanno chiesto, Damasco no"

Dopo il tremendo terremoto che ha colpito la Turchia e la Siria, verso il Paese anatolico è immediatamente partita la solidarietà internazionale, dall'Unione europea, agli Stati Uniti e alla Nato. Nei confronti di Damasco le cose sono andate molto più a rilento invece, nonostante le oltre 1.700 vittime. La differenza è dovuta anche al fatto che contro la nazione guidata da Bashar al-Assad pendano ancora sanzioni internazionali. Diverse associazioni e Ong hanno chiesto per questo a Bruxelles e Washington di sospenderle, per permettere al flusso di aiuti di arrivare i maniera celere dove sono più necessari.

"Riteniamo sia giunto il momento di sospendere le sanzioni per permettere ai soccorsi di giungere copiosi e il più rapidamente possibile, in aiuto alla popolazione stremata dalla guerra e dal sisma", ha detto ad esempio la Comunità di Sant'Egidio, che già si è mobilitata per soccorrere la popolazione della nazione già teatro di una sanguinosa guerra che dura da più di 11 anni. Anche la Mezzaluna rossa siriana ha fatto appello ai Paesi occidentali affinché revochino le sanzioni e forniscano aiuti.

Ma le sanzioni potrebbero non essere affatto responsabili della mancanza di aiuti e Bruxelles ha rispedito al mittente le accuse, spiegando che L'Unione europea "sta fornendo assistenza alle organizzazioni umanitarie partner che lavorano in loco". "La richiesta di attivazione del Meccanismo europeo di protezione civile à stata avanzata dalla Turchia ma non dalla Siria. Volendo, potrebbe essere avanzata anche dall'Onu ma finora non è stato fatto", ha spiegato un portavoce della Commissione, Balazs Ujvari.

"Le squadre dei soccorritori per lavorare sul campo in modo efficace hanno bisogno non solo dell'autorizzazione ma anche del sostegno delle autorità sul posto, altrimenti è impossibile lavorare in maniera efficace e sicura. Per questo lavoriamo su richiesta dello Stato", ha spiegato un altro portavoce, Eric Mamer, ricordando che "l'Ue è il principale donatore della Siria, dal 2011 a oggi ha devoluto 27 miliardi di euro, di cui 500 milioni solo l'anno scorso".

Al momento invece per la Turchia si sono mossi settanta Paesi di tutto il mondo; l'Ue ha mobilitato 28 squadre di ricerca e soccorso da 21 Paesi per un totale di circa 1.200 soccorritori e 79 cani da ricerca. Gli Stati Uniti hanno assicurato "tutto l'aiuto necessario", inviando intanto due squadre (oltre 150 esperti). La Nato è pronta ad attivare il meccanismo di solidarietà civile per stare al fianco dell'alleato in questo momento difficile, dove a causa del devastante terremoto sono morte oltre 3.500 persone.

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