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Martedì, 29 Novembre 2022
Il fronte dell'Est

Le truppe italiane che sarebbero schierate in caso di guerra Nato-Russia

Oggi, circa 1.500 soldati si trovano già nei battaglioni di primo intervento di stanza sul fianco orientale dell'Alleanza. Cosa accadrebbe se venisse attivato l'articolo 5

I missili caduti sul villaggio di Przewodov, in Polonia, molto probabilmente non sono "un messaggio" della Russia all'Occidente, come il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l'incidente. L'ipotesi più probabile è che a uccidere due persone al confine con l'Ucraina siano stati i resti di razzi di Kiev, forse usati per rispondere al maxi raid di Mosca. Ma al di là delle responsabilità sull'accaduto, la tragedia di Przewodov ha riportato alla ribalta l'ormai famoso articolo 5 del Trattato della Nato, che, se attivato, comporta l'ingresso in guerra dell'intera Alleanza a sostegno dell'integrità di uno o più dei suoi membri. Eventualità che, nel caso di confronto diretto con la Russia, vedrebbe l'Italia in un ruolo di primo piano.

Il nostro esercito ha infatti un peso importante nel fianco orientale della Nato, ossia l'insieme di truppe di terra, sistemi di difesa aerea e forze navali che i membri dell'Alleanza hanno predisposto nell'Est dell'Europa, al confine con Ucraina, Russia, Bielorussia e Moldavia. Questa "presenza avanzata" è stata schierata per la prima volta nel 2017 e a inizio 2022 contava circa 10mila effettivi. Con l'aggressione all'Ucraina da parte di Mosca, il numero di soldati e mezzi è cresciuto mese dopo mese, fino ad arrivare, secondo l'ultimo aggiornamento disponibile (quello di ottobre) a oltre 40mila militari.

Il fianco orientale della Nato è composto da otto gruppi tattici dislocati in Bulgaria, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia. L'Italia ha il comando del gruppo tattico in Bulgaria, che è composto da circa 1.100 truppe provenienti anche da Bulgaria, Grecia e Stati Uniti. Di queste, 800 truppe sono del nostro esercito, e la guida del contingente è stata affidata all'82esimo Reggimento di fanteria “Torino”, comandato dal colonnello Francesco Alaimo. Il nostro esercito è presente anche in altri due battaglioni: in Lituania, dove secondo i dati resi noti in estate dalla Nato, sono stanziate circa 250 truppe italiane, e in Ungheria, anche qui con circa 250 truppe. Inoltre, sempre nell'ambito del fianco orientale, l'Italia ha messo a disposizione 8 aerei da combattimento Typhoon e un centinaio di militari dell'Aeronautica. 

Questi soldati, si legge sul sito nella Nato, "operano a fianco delle forze di difesa della nazione ospitante, conducendo esercitazioni e attività di vigilanza. La loro presenza chiarisce che un attacco a un alleato sarà considerato un attacco all'intera Alleanza". I gruppi tattici, dunque, sono i primi battaglioni pronti a intervenire nel caso la Nato dovesse attivare l'articolo 5 contro la Russia. A essi, si aggiungerebbero nell'immediato tutte le cosiddette "forze permanenti" interessate, come per esempio la fregata "Margottini", nave della Marina militare italiana con circa 200 effettivi.

Nel complesso, dunque, le forze italiane che sarebbero immediatamente impegnate oggi in un eventuale conflitto con Mosca ammonterebbero a circa 1.700 unità. Ma si tratta di una quota che verrebbe rapidamente integrata da altre truppe. Al summit Nato di Madrid, infatti, i 30 membri dell'Alleanza hanno concordato una strategia per il dispiegamento rapido dei loro eserciti in caso di confronto diretto con la Russia, la "Nato Model Force": il piano prevede che entro 10 giorni dall'inizio delle operazioni, le truppe complessivamente impiegate passerebbero dalle attuali 40mila a 100mila. Entro 30 giorni, il numero salirebbe a 200mila. In caso di una durata di sei mesi, le truppe diventerebbero 500mila. E' impossibile sapere oggi quante di queste truppe sarebbero dell'Italia.

La prima e ultima volta che la Nato ha fatto ricorso all'articolo 5 è stato all'indomani dell'attacco terroristico agli Stati Uniti dell'11 settembre 2001: la successiva guerra in Afghanistan vide impegnati in una prima fase soprattutto Usa e Regno Unito, con l'Italia che ha inviato in un secondo momento poco più di 2.200 militari (col tempo arrivati fino a un massimo di 5mila). E chiaro che però una guerra con la Russia sarebbe innanzitutto una guerra dell'Europa, e per questo l'eventuale impiego di soldati italiani potrebbe essere decisamente più massiccio di quanto avvenuto vent'anni fa.

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