Domenica, 17 Ottobre 2021
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"Stop agli aiuti all'economia entro fine anno": così il governo Draghi va contro l'Ue

Il ministro Franco si è detto ottimista sulla ripresa e annuncia una graduale uscita dalle misure straordinarie di sostegno a imprese e lavoratori già nel 2021. Ma la Commissione europea, nella sua ultima comunicazione agli Stati membri, aveva chiesto esattamente il contrario

Il governo italiano pensa di terminare le misure di sostegno all'economia "verso la fine dell'anno" attraverso "un'uscita graduale". Lo ha annunciato il ministro dell'Economia Daniele Franco a un evento organizzato da Bloomberg. E l'annuncio, come c'era da attendersi, non è passato inosservato. Anche a Bruxelles, dove attendono ancora il Recovery plan firmato dal neo premier Mario Draghi. E dove a inizio mese la Commissione aveva rilasciato una comunicazione agli Stati membri (una sorta di sostituto delle classiche raccomandazioni Ue ai tempi della pandemia e dello stop al Patto di stabilità) in cui si metteva in guardia proprio da "un ritiro prematuro" degli aiuti straordinari a imprese e lavoratori.

Cosa ha detto Franco

Intervenendo a un dibattito con il ministro delle Finanze britannico, Rishi Sunak, Franco (che da ragioniere generale dello Stato era balzato agli onori delle cronache politiche dopo che il M5s lo accusò di opporsi al reddito di cittadinanza) ha prima annunciato nuove misure di sostegno all'orizzonte: "In Italia stiamo ancora adottando misure, nelle scorse settimane ne sono state introdotte per un ammontare pari all'1,5% del Pil e altre misure saranno prese nelle prossime settimane", ha detto. Del resto, "in Italia non siamo ancora alla normalità" sull'emergenza pandemica, "abbiamo ancora un flusso rilevante di nuovi contagi, il processo di vaccinazioni è ben avviato e stiamo puntato a raggiungere mezzo milione di dosi al giorno tra circa un mese. Il Paese resta sotto pesanti restrizioni alla mobilità, le scuole resta chiuse", ha rilevato il ministro dell'Economia

Ma Franco è ottimista e vede già segnali incoraggianti nel giro di poche settimane: "Pensiamo che successivamente la situazione migliorerà gradualmente e si muoverà verso la normalità, diciamo verso maggio e giugno data la disponibilità di vaccini, da una parte, e dall'altra la stagione e il caldo che aiuteranno", ha aggiunto. Ed è forse proprio in seguito a questa previsione che il ministro si è lanciato nell'annuncio di un graduale ritiro delle misure di sostegno all'economia verso la fine anno. 

Cosa dice l'Ue

L'ottimismo di Franco non trova però riscontro nelle ultime previsioni di Bruxelles, dove tra l'altro è in corso un braccio di ferro non troppo nascosto all'interno della Commissione Ue e dell'Eurogruppo tra i falchi dell'austerity (o frugali che dir si voglia) e il fronte pro politiche espansive. Uno scontro in cui per ora sembrano prevalere i secondi, sostenuti dal commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni, e dai governi del Sud (tra cui la stessa Italia, almeno finora). D'altra parte, la campagna di vaccinazione al rilento, i nuovi lockdown decretati un po' ovunque nell'Ue e il Recovery fund non ancora decollato, non danno molto supporto a chi vorrebbe un ritorno a una disciplina di bilancio più rigorosa.

Lo si è visto nella comunicazione rilasciata da Bruxelles a inizio marzo "che fornisce agli Stati membri ampi orientamenti sulla conduzione della politica fiscale nel periodo a venire". Innanzitutto, la Commissione europea rinvia il ritorno al Patto di stabilità, sospeso dopo lo scoppio della pandemia, al 2023, e non già alla fine di quest'anno come proponevano i falchi. La proposta di Bruxelles è di "applicare la clausola di salvaguardia generale (che ha sospeso il Patto in seguito alla pandemia, ndr) nel 2022 e di disattivarla a partire dal 2023". O meglio ancora, finché il "livello di attività economica nell'Ue o nell'Eurozona" non ritorni "ai livelli pre-crisi (fine 2019)". 

"Un errore politico"

Per l'Italia, per esempio, le ultime previsioni della Commissione, quelle invernali, vedono un ritorno ai livelli pre-Covid solo nel 2023. Qualcosa di più lo potranno dire le prossime previsioni primaverili, ma a inizio mese Bruxelles già avvertiva che "le attuali indicazioni preliminari" non sembrano modificare di molto le attese. Tanto più vista la potenziale terza ondata che sta colpendo mezza Europa. Ecco perché, nella sua comunicazione, la Commissione scriveva che "la politica fiscale" dei singoli Stati "dovrebbe rimanere agile e adattarsi alla situazione in evoluzione". E soprattutto metteva "in guardia contro un ritiro prematuro" delle misure anticrisi di sostegno, "che dovrebbero essere mantenute quest'anno e il prossimo". 

Gentiloni era stato ancora più chiaro: "Ritirare il sostegno" all'economia "troppo rapidamente sarebbe un errore politico" e "il modo migliore per garantire la sostenibilità del debito pubblico, ridurre il rischio di 'cicatrici' e divergenze economiche, è sostenere la ripresa". "Chi ha un debito elevato", ha aggiunto (con evidente riferimento all'Italia), può continuare a sostenere l'economia "grazie ai notevoli trasferimenti che riceverà" dal Recovery fund. Ma Franco e il governo Draghi sembrano di un altro avviso. 

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