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Giovedì, 13 Giugno 2024
Il caso / Ucraina

La fake news sulla Croce Rossa che deporta gli ucraini in Russia

A Kiev polemiche sull'organizzazione umanitaria, accusata di stare aiutando Mosca. Che si difende: "Neutralità salva vite"

Ci sono due immagini riguardanti la guerra in Ucraina che stanno circolando in questi giorni e che stanno sollevando polemiche sui social. In una, si vedono dei bambini che giocano e adulti in attesa di salire su degli autobus che sembrano riportare la bandiera della Croce Rossa: secondo chi le ha fatte circolare, sarebbero la prova che l'organizzazione umanitaria stia aiutando Mosca a deportare i cittadini di Mariupol in Russia. In un'altra, si vede dall'alto un magazzino, sempre con una bandiera della Croce Rossa e sempre a Mariupol: stavolta l'accusa è che l'areonautica di Vladimir Putin abbia violato uno dei principi base del diritto internazionale, ossia 'non sparare sulla Croce Rossa', come ha sottolineato Roberto Saviano. In realtà, entrambe le immagini potrebbero essere, se non delle fake news, comunque un supporto per notizie false. 

La fonte è la stessa Croce Rossa, che ha bollato le accuse di aiutare la Russia a deportare gli ucraini come degli "attacchi deliberati e mirati che utilizzano false narrazioni e disinformazione per screditare" l'organizzazione. Anche per quanto riguarda il presunto bombardamento di una sua struttura in Ucraina, l'ong ha fatto sapere di non avere "informazioni di prima mano su quanto accaduto". In questo momento, ha aggiunto, "decine di migliaia di persone sono intrappolate in città e hanno bisogno di aiuto. Hanno urgente bisogno di un passaggio sicuro. Dobbiamo essere in grado di portare loro aiuti in sicurezza".

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Ma da dove nascono allora queste informazioni? Come tutte le fake news che si rispettino, tutto parte da alcuni fatti reali. Innanzitutto, non sembra esserci dubbio sul fatto che l'esercito di Mosca stia portando dei cittadini ucraini in Russia dalle zone intorno a Mariupol, Sumy e Chernihiv. Secondo alcune fonti vicine a Kiev, sarebbero circa 15mila i "deportati", a cui, stando a resoconti di media ucraini e occidentali (tra cui Bbc e Repubblica), sarebbero stati sequestrati passaporti e telefoni, prima di venire condotti contro la loro volontà in territorio russo. Per Mosca, che ammette di aver evacuato queste aree, si tratta invece di un'operazione umanitaria a protezione delle persone condotte in Russia. 

Quale che sia la reale situazione, in questi giorni Kiev ha sostenuto che il Cremlino stia pianificando la creazione di una sorta di campo profughi a Rostov, vicino al confine ucraino, per accogliere gli sfollati. E che questo campo sarà gestito in collaborazione con la Croce Rossa. La prova sarebbe l'incontro a Mosca tra il presidente della Croce Rossa Internaionale Peter Maurer e il ministro degli Esteri Russo Sergei Lavrov. Da quel momento sono cominciate a circolare le immagini, prima quelle della presunta "prova" di collaborazionismo della ong con l'esercito di Mosca, con la vice premier ucraina Iryna Vereshchuk che ha invitato la Croce Rossa a garantire corridoi umanitari per riportare in Ucraina i deportati ("altrimenti si partecipa a un crimine di guerra", ha detto secondo il quotidiano Sueddeutsche). E poi, quelle in senso opposto del presunto raid russo a Mariupol. 

Chi la dipinge come una vittima di Putin, e chi come un carnefice al soldo dei russi. La Croce Rossa dal canto suo invita alla calma sulle informazioni che circolano, in entrambi i sensi. Le accuse di collaborazionismo, poi, potrebbero "causare danni reali" ai lavoratori sul campo e anche al popolo ucraino. E per quanto riguarda il presunto campo profughi di Rostov, l'ong ha fatto sapere che non sosterrà "mai un'operazione che va contro la volontà del popolo" e che sta solo discutendo con Mosca come affrontare la "grande crisi umanitaria". La stessa cosa che il presidente Maurer ha fatto incontrando pochi giorni prima le autorità ucraine, si legge nella nota.

"Va rispettata l'azione umanitaria neutrale e imparziale, nostra e altrui - scrive la Croce Rossa - Neutralità e imparzialità non sono concetti astratti o principi elevati che non hanno alcuna relazione con le esperienze di vita reale delle persone. È un mezzo per raggiungere un fine, un modo di lavorare che ci consente di raggiungere, aiutare e in molti casi salvare la vita dei civili, indipendentemente dal lato della prima linea in cui si trovano".

La domanda dunque è: la neutralità della Croce Rossa funziona? Secondo Irène Herrmann, professoressa di storia all'Università di Ginevra, le ultime accuse di partigianeria all'ong sono "classiche". Per esempion la Croce Rossa ha dovuto più volte giustificarsi durante la prima e la seconda guerra mondiale per aver parlato con tutte le parti, compresi i criminali di guerra. Fu persino accusata di aver trasportato armi chimiche per i nazisti nei suoi veicoli, "un'accusa che è stata poi chiaramente confutata", racconta Herrmann, che ricorda come sotto il nazismo la Croce Rossa avesse una base a Berlino 

Il politologo tedesco Carsten Wieland non è d'accordo su questo modo di operare, e porta a esempio la recente guerra in Siria: qui, a suo avviso, le ong umanitarie - Croce Rossa comprese - sono cadute nella "trappola della neutralità". "Regimi autoritari come quello di Bashar al-Assad o la Russia sotto Putin - dice al quotidiano Sueddeutsche - stanno cercando di utilizzare le organizzazioni neutrali per i loro scopi", dice. "Bisogna chiedersi se le organizzazioni umanitarie stiano negoziando abbastanza duramente con gli attori della guerra, o se siano troppo veloci nell'accettare offerte e condizioni dagli autocrati per prendere la strada più facile". 

Una visione che chiaramente la Croce Rossa non condivide: "Un mondo senza un'azione umanitaria neutrale e imparziale è un luogo più cupo e più pericoloso per le vittime dei conflitti e per tutti noi", scrive su suo sito.

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