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Martedì, 27 Settembre 2022
Fact check

L'Europa può fare a meno del gas russo?

Nel pieno delle tensioni sull'Ucraina e della crisi energetcia, gli Usa propongono ai Paesi Ue di sostituire le forniture di Mosca con il Gnl. Ma gli esperti nutrono dubbi

La crisi energetica di questi mesi e le tensioni sull'Ucraina hanno rilanciato il tema dei rapporti tra l'Occidente e la Russia. Un tema che, per quanto riguarda l'Unione europea (e non solo) ruota principalmente intorno al gas. Già, perché nonostante gli appelli ripetuti a ridurre la dipendenza da Mosca, quello russo rappresenta ancora oggi il 38% del gas che passa nei gasdotti in tutta l'Ue. E più o meno la stessa quota la si riscontra in Italia, tra gli Stati membri più esposti alle turbolenze sull'ex fronte sovietico. Vladimir Putin lo sa e da sempre gioca questa sua carta sullo scacchiere geopolitico, come ha fatto per esempio giovedì 27 gennaio quando ha presenziato a un meeting online con alcuni big dell'economia italiana (da Barilla all'Enel) in cui ha proposto tagli ai costi del gas per il nostro Paese. Di contro, gli Usa hanno annunciato di essere al lavoro per fornire un'alternativa all'Europa rispetto ai giacimenti di Mosca. Da qui la domanda che aleggia a Bruxelles come nel resto del Vecchio Continente: l'Ue può fare a meno del gas russo?

Le alternative

Pertiamo dalle alternative esistenti. Nel 2021, il 22% del gas importato è arrivato dalla Norvegia, seguita da Algeria e Azerabaigian, entrambi con una quota intorno al 9%. Il problema, come si è visto nell'anno appena passato, è questi Paesi "non hanno capacità di produzione aggiuntiva", spiega all'Afp Thierry Bros, specialista del mercato europeo del gas all'università Sciences Po di Parigi. Pensare di ricorrere a un aumento della produzione in loco è pura fantasia: l'Olanda lo ha fatto per esempio nel suo giacimento di Groeningen, provocando piccole scosse di terremoto che hanno scatenato la rabbia dei residenti.

Ecco perché l'unica alternativa che ha qualche chance di essere presa in considerazione è l'importazione di gas naturale liquefatto, il Gnl, che a oggi ammonta al 18% delle forniture di gas dell'Ue. Il presidente statunitense Joe Biden ha fatto sapere che la sua amministrazione sta lavorando in tal senso, sia per togliere a Putin la sua principale arma di ricatto nei confronti dell'Ue e dei Paesi europei della Nato, sua per diretto interesse produttivo (gli Usa sono tra i giganti mondiali del Gnl). Inoltre, il capo della Casa Bianca ospiterà Tamim bin Hamad Al Thani, lo sceicco del Qatar, che insieme all'Australia completa il trio dei giganti del Gnl mondiale. "Sono principalmente questi tre Oaesi che hanno la flessibilità di produrre di più o di passare all'Europa volumi che tradizionalmente vanno ad altri mercati", spiega Vincent Demoury, capo dell'associazione internazionale di commercio delle società di importazione di gas GIIGNL.

GNL solo una soluzione parziale

Le promesse di Biden, però, non convincono gli esperti del settore. "Non possiamo sostituire tutto il gas russo con il Gnl", sintetizza Thierry Bros. Il motivo, scrive l'Afp, è che i porti e gli impianti di rigassificazione in Europa (Regno Unito incluso) possono gestire solo 19 miliardi di metri cubi al mese. Attualmente stanno movimentando circa 8 miliardi di metri cubi al mese, il che significa che potrebbero richiedere altri 11 miliardi di metri cubi al mese. Ciò sarebbe in grado di compensare la maggior parte dei 14 miliardi di metri cubi al mese che l'Europa riceve attualmente dalla Russia.

Il problema è che il mercato del gas è molto complesso, sia da un punto di vista infrastrutturale, che politico. Lo spiega un report pubblicato in questi giorni dal think tank Bruegel. Lo studio parte dalla penisola iberica, che rappresenta l'hub principale per l'Ue per i terminali di importazione di Gnl, in particolare la Spagna. La regione "può importare 40 TWh al mese" di Gnl, ma "può consumare solo 30 TWh". Il resto può essere trasportato nel resto d'Europa, ma al ritmo di 5 TWh al mese, ossia circa 0,4 miliardi di metri cubi. C'è poi da considerare il passaggio via Francia, che comporta altre strozzature. Senza dimenticare che "il sistema di gasdotti dell'Europa centrale e orientale è progettato per portare le importazioni dall'Est ai consumatori finali. Nonostante gli investimenti in capacità di flusso inverso e nuovi gasdotti - scrive il Bruegel - se dovesse provenire troppo gas da Ovest, le strozzature dei gasdotti potrebbero impedire consegne sufficienti alle parti più orientali dell'Ue o all'Ucraina".

Infine, continua il think tank, "ciò che è tecnicamente fattibile potrebbe non esserlo politicamente". Se la Russia dovesse chiudere i rubinetti del gas, "c'è il rischio che i Paesi con una migliore fornitura non siano disposti a condividere le scarse risorse di gas con i paesi in situazioni peggiori. Questo rischio è amplificato dall'incapacità di prevedere la durata e la gravità di eventuali carenze mentre, negli scenari peggiori, i vincoli infrastrutturali richiederebbero già ora movimenti anticipati dei volumi attraverso le frontiere", sostiene Bruegel.

Carbone e nucleare

Per Bruegel, affidarsi al Gnl per compensare l'eventuale stop alle forniture di gas russo si scontra anche con altri limiti, dal numero di navi necessarie per portare le scorte in Europa, alle conseguenza a catena sul resto del mercato mondiale. Si potrebbe anche pensare a un mix tra Gnl e altre fonti, ma per il think tank le uniche che potrebbero generare energia sicura in tempi rapidi, viste le scarse scorte di gas dei Paesi Ue, sono le centrali a carbone, con conseguente aumento delle emissioni di Co2? e quelle nucleari che stanno chiudendo, ossia gli impianti in Germania e Belgio. Eventualità che creerebbero ulteriori problemi anche di natura politica. 

Altra opzione è quella di agire sul lato della domanda. Possono essere predisposti dei piani che "potrebbero includere la chiusura delle industrie non critiche in uno scenario di emergenza". Allo stesso tempo, "potrebbe essere imposta anche la riduzione del riscaldamento negli edifici commerciali, negli uffici e nelle abitazioni", e finanziare incentivi per le famiglie per promuovere il risparmio energetico. Ma anche in questo caso, i contraccolpi economici e politici potrebbero essere pesanti.

Ma la Russia taglierebbe completamente le forniture?

A questo punto, sorge un'altra domanda: ma la Russia potrebbe davvero tagliare completamente le forniture di gas in caso di sanzioni forti dell'Ue contro un'eventuale invasione dell'Ucraina? "Una sospensione completa delle esportazioni di gas rimane lo scenario meno probabile", affermano gli analisti di Eurasia Group. Una tale mossa "comporterebbe gravi rischi a lungo termine per la stabilità finanziaria della Russia e la sua influenza politica in Europa poiché l'UE probabilmente risponderebbe diversificando in modo aggressivo le sue forniture energetiche", hanno aggiunto. Secondo il professore Bros, "i russi non hanno alcun interesse a interrompere completamente le consegne". A parte l'interesse di Mosca ad avere denaro che continua a fluire nelle sue casse, il mantenimento di alcune consegne "le permetterebbe di creare divisioni in Europa" poiché potrebbe continuare a rifornire alcuni Paesi come la Germania tagliandone altri come Polonia e Lituania.

In conclusione, dunque, gli esperti concordano sul fatto che difficilmente il gas russo smetterà all'improvviso di arrivare in Europa. Allo stesso tempo, è molto improbabile che l'Europa vi rinunci affidandosi in toto ad altre fonti, come il Gnl. Semmai, qui in gioco è se e come ridurre la dipendenza da Mosca non nell'immediato, ma nel medio e lungo termine. La Francia, per esempio, una soluzione ce l'avrebbe, ossia l'aumento della produzione di nucleare, che sta facendo sempre più proseliti in Europa (e in Italia). La Germania, invece, le sue centrali le sta chiudendo, in attesa di raddoppiare i flussi di gas proprio dalla Russia con il Nord Stream 2. Sullo sfondo, la Commissione europea e la sua tassonomia, il documento che dovrebbe chiarire davvero dove l'Ue sta andando. 

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